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Giovedi 2 Settembre 2010 - Ultima modifica: 19:44
Tassinari - Il saggista e giornalista di sinistra, studioso della destra radicale in Italia, interviene sulle polemiche contro la conferenza di Casa Pound, che si terrà nella serata del 30 ottobre a Redona.
"L'antifascismo militante è un totem antico"
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''Trovo molto grave il continuo, pressante, ossessivo tentativo di vietare un libero confronto tra intellettuali con motivazioni capziose: è quanto afferma il giornalista e saggista Ugo Tassinari sulla vicenda relativa alla conferenza di Casa Pound, che si svolgerà nella serata del 30 ottobre a Redona, contro la quale si sono schierate più forze “antifasciste”. Tassinari parteciperà a quella conferenza in qualità di esperto della destra radicale. “Mi era già accaduto a Torino l’anno scorso , quando, dopo che gruppi di antifascismo militante avevano organizzato presidi, manifestazioni e scontri con le forze dell'ordine in un clima da anni '70, avevo dovuto rinunciare a partecipare al convegno 'Destra Radicale da opposta prospettiva'. Successe poi a Roma, addirittura all'università, quando venne annullata una conferenza sulle generazioni 1968 e 2008 a confronto organizzata a Tor Vergata dal Blocco Studentesco''.
''Ho una storia politica ben precisa, ma da giornalista e scrittore di sinistra che ha studiato per anni il mondo della destra radicale in Italia, oggi sorrido se mi si dice che nel nostro paese esiste un pericolo neofascista'', dice ancora Tassinari, autore tra l'altro di “Fascisteria”, “Naufraghi” e “Guerrieri”, una vera e propria trilogia sulla storia della destra in Italia. ''Piuttosto - spiega - vedo un'estrema sinistra marginale e incapace di iniziativa, che si ancora a logiche identitarie: da un lato quella giustizialista e dall'altro riesumando l'antico totem dell'antifascismo militante. Logiche del tutto inadeguate alla battaglia politica e culturale da intraprendere''.
''Quanto a Bergamo, la città che ha negato una strada alla memoria di una vittima della mafia, Peppino Impastato, l'idea che si possa vietare l'utilizzo di una sala per un confronto sulle idee tra uomini liberi solo perché è intitolata a un antifascista è assurda: apre la strada al negare l'agibilità politica ai 'fascisti'. E' come dire “vietiamo ai fascisti di parlare in tutte le città medaglia d'oro della Resistenza”. Un paradosso fuori dal tempo. Ai colleghi giornalisti poi vorrei dire una cosa: come si fa a chiedere libertà d'informazione per i giornalisti se non c'è liberta di parola per tutti? Su questo li invito a riflettere''.

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Venerdi 30 Ottobre 2009

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