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18 Dicembre 2014 - Ultimo aggiornamento: 10:22
Argomento: 
Rotary Bergamo
"Rotary e famiglia, fra realtà e prospettive" è il titolo di un vivace dibattito organizzato dal Distretto 2040 alla fiera di Bergamo.

Il ruolo della famiglia
Semplice o allargata
ma radicata su sentimenti

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E’ stata la famiglia, analizzata in ogni sua accezione, al centro del 55° Congresso, organizzato dal Distretto 2040 nei padiglioni della Fiera di Bergamo nei giorni scorsi.

“Rotary e famiglia, fra realtà e prospettive”, infatti, è il titolo che ha qualificato un evento ampiamente partecipato e particolarmente sentito dai Soci dei 9 Club del Gruppo Orobico, naturalmente per la sede prescelta, ma soprattutto perché il Governatore Ettore Roche è espressione d’eccellenza della nostra terra.

La prima sessione dei lavori, dopo gli Onori alle Bandiere - sottolineati dalla vibrante esecuzione in diretta degli inni da parte della Banda della Fanfara degli Alpini di Trescore Balneario che ha inoltre eseguito - in omaggio ai presenti – altri due brani del proprio repertorio, di cui un “silenzio” per ricordare tutti i Rotariani scomparsi e le vittime del sisma che ha colpito tanto duramente le popolazioni dell’Emilia Romagna - è stata aperta dal saluto del Presidente del RC Bergamo, Andrea Boreatti, seguito dagli interventi del sindaco di Bergamo, Franco Tentorio, del Presidente dell’Ente Fiera, Ivan Rodeschini, e, quindi, dal messaggio di benvenuto da parte del Governatore Ettore Roche.

Secondo programma, la parola è stata data al PDG Carlo Michelotti, Socio del RC Bellinzona, a Bergamo in veste di rappresentante del Presidente Internazionale Kalyan Banerjee, che, con parole cariche di significato, ha voluto rappresentare ai convenuti il senso di quello che sarebbe stato – secondo una interpretazione certamente fedele e approfondita – il discorso del Presidente Internazionale semmai avesse potuto partecipare di persona.

Quindi, il Governatore Roche ha tracciato il cammino percorso, non risparmiando critiche costruttive per migliorare e migliorarci come donne e uomini, prima ancora che come Rotariani, ed essere in grado di rispondere con sempre maggiore e migliore efficienza ai compiti che ci vengono affidati, ad ogni livello operativo.

A tale proposito, ha sottolineato l’importanza di rendere sempre più efficienti e fluidi il flusso e la circolazione delle informazioni rotariane, anche all’interno dei Club; si è soffermato sull’esigenza di un impegno costante nell’innovazione, volano di idee, linfa di iniziative capaci di rispondere alle istanze del futuro che dobbiamo essere in grado di governare secondo valori e principi etici.

Infine, ha ricordato, in dettaglio, le azioni, i progetti e le attività realizzati e svolte in numero davvero rilevante, sia per portata di impegno, sia in termini di ricadute positive. La mattinata di lavori è stata intervallata da una piacevole pausa caffè, che ha permesso ai presenti di scambiarsi riflessioni e allacciare rapporti e relazioni per nuovi traguardi da costruire e raggiungere insieme.

La seconda parte della mattinata, come anticipato, è stata focalizzata sulla famiglia, protagonista nelle diverse forme ed espressioni, di una interessante tavola rotonda, moderata dal RID Elio Cerini, alla quale hanno partecipato il professor Luigi Pati, Ordinario di Pedagogia generale, Sociale e della Famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia; la dottoressa Annamaria Caruso, Docente di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano; la dottoressa Maria Brignone, rappresentate del Comitato italiano UNICEF Onlus; l’ingegner Alberto Cecchini, PDG del Distretto 2080.

Il confronto ha posto in evidenza la complessità della famiglia di oggi, analizzata non soltanto come nucleo fondante della nostra società, ma come insieme allargato, radicato su sentimenti condivisi. Su queste basi il ragionamento si è poi allagato al senso della convivenza rotariana nell’ambito del Club, del Distretto e nella dimensione internazionale che oggi ci caratterizza.

La seconda sessione dei lavori, pomeridiana, seguita alla colazione, è iniziata con un’ampia e dettagliata presentazione delle numerose Attività Distrettuali svolte nel corso dell’anno, che hanno portato a significativi, quanto concreti risultati, di indubbia efficacia, come il Service ideato, fortemente voluto e concretamente realizzato da Milena Roche a favore dei bambini ricoverati nel reparto di Oncologia degli ospedali Riuniti di Bergamo, che ha permesso di allestire e donare a ciascun piccolo paziente una cartella contenente giochi, passatempo, o materiale didattico (distribuito in base alle diverse fasce d’età) per rendere più lieve la permanenza in ospedale.

Al termine di una sequenza di immagini toccanti, è stato trasmesso un ampio reportage, introdotto da una presentazione da parte di Barbara Scotti, relativo alla moltitudine di progetti di Gruppo e di Club che ci hanno visto in prima fila nel “servire” sui territori di appartenenza e in terre molto lontane, ma sempre per promuovere la salute, la formazione e la qualità della vita. Adalberto Alberici ha, quindi, relazionato sulle iniziative R.Y.L.A.; con efficace capacità di sintesi – richiesta dai tempi dilatati – il PDG Renato Cortinovis ha illustrato le tappe compiute dal progetto Alfabetizzazione, sottolineando, in particolare, ciò che è già in fase di progettazione e che rappresenterà i prossimi traguardi da raggiungere, attraverso un programma articolato e complesso che abbraccerà più fronti di intervento, capitalizzando l’esperienza di chi, come il PDG Cortinovis, da 15 anni guida in qualità di Responsabile questo progetto che ha riscosso, nel tempo, unanimi consensi.

A metà pomeriggio, Gianluca Azario ha presentato il gruppo di cinque ospiti, provenienti dall’Oregon (USA), in Italia a seguito del programma GSE sviluppato dal Distretto 5110. I progetti della Rotary Foundation sono stati introdotti dalla presentazione della “Visione futura” da parte di Cesare Cardani, che ha sottolineato con preoccupazione il calo dei contributi da parte del nostro Distretto alla Polioplus, ammonendo che “non si può mollare adesso”.

Sono seguite le relazioni della dottoressa Lucia Fiore, dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, che ha parlato dei risultati e dell’efficacia del progetto Polioplus e del PDG Giulio Koch relativamente al progetto Aquaplus.

La prima giornata di lavori si è conclusa con la presentazione del rendiconto finanziario per l’a.r. 2010 – 2011, gli adempimenti e le risoluzioni di rito da parte del PDG Giulio Koch, a cui hanno fatto seguito le conclusione da parte del Governatore Ettore Roche.

Alle 18, esclusivamente riservata ai Soci dell’Associazione Premio Rotary alla Professionalità, si è tenuta l’Assemblea. Nell’ambito di questa prima giornata, particolare rilevanza è stata riservata al progetto, concretizzato con la stesura e la pubblicazione del volume: “Conosci te stesso per abbracciare l’umanità”, presentato dal nostro Socio Emilio Civardi, invitato sul podio dal Governatore per ricordare, nello specifico, la genesi di questa pubblicazione del Gruppo Orobico, il cui ricavato sarà devoluto al progetto Aquaplus. Gli autori del libro pubblicato da Pernice, Emilio Civardi, Giuseppe Pozzi e Pier Francesco Fumagalli, hanno voluto, a vario titolo, interpretare il tema proposto dal Presidente Internazionale Kalyan Banerjee ritenuto “troppo stimolante per non essere accolto ed approfondito anche in chiave culturale”, come ha ben sottolineato lo stesso Civardi nel suo intervento.

“Il Saggio - ha proseguito Civardi nel suo intervento, che riportiamo fedelmente - è stato scritto per provocare delle emozioni finalizzate a determinare dei comportamenti. Non improntati all’eroismo epico ma a quello quotidiano, ben più faticoso: coerenza, concretezza, servizio, eticità. I simboli dell’agire rotariano. Abbiamo voluto attualizzare i problemi. Non possiamo sempre incominciare da Adamo ed Eva e rischiare di arrivare spompati quando si tratta di affrontare i problemi moderni, non certo facili. L’Occidente (e l’Italia in particolare) non reggono più il peso della loro storia: Villa Adriana ha rischiato di diventare una discarica e i campanili spezzati dal terremoto sono lì a dimostrare le difficoltà a conservare le nostre passate grandezze. Ci siamo prefissi di partire dalla nostra esperienza personale per rendere più genuino il contenuto del nostro racconto. Personalmente sono partito dal disagio (talora una vera angoscia) riferito da quei Pazienti che si rivolgono a me per trovare pace col Cibo, oggetto coatto del loro desiderio e del loro odio, in una cronica allegoria delle pulsioni vita-morte. “Vedo le cose buone e le approvo ma segue quelle deteriori”.

E’ questa loro angoscia che mi ha spinto a leggere molto e approfondire i problemi oggetto del mio contributo. Ed è da queste numerose letture che mi sono sentito legittimato a scriverne. Non certo per virtù di ricerche scientifiche personali. Conoscere se stessi è già impresa eroica, usare di questa conoscenza per abbracciare gli altri è di portata quasi divina. Ci siamo domandati se questo sia un fine realistico. Le risposte acquistabili al mercatino della Scienza, se prescindiamo dall’ipotesi creazionistica, vanno in due direzioni: - approccio deterministico: siamo costruiti per essere delle macchine spargitrici di seme; dei robot privi di libertà, dei semplici replicatori, associazioni temporanee di impresa basate su inflessibili leggi evoluzionistiche; o, addirittura, siamo qui per caso, realtà aliene in un mondo che nemmeno ci aveva previsto. -oppure: la vita si è sviluppata non attraverso una violenta, involontaria, contrapposizione ma con la cooperazione, lo scambio, la condivisione, la simbiosi.

La dicotomia è che esiste l’ individuo, realtà separata da tutte le altre, unica, caratterizzata da una struttura e da una funzione. Ma esistono anche gli Altri con cui è indispensabile confrontarsi. L’interazione, a cominciare dai prossimi, è cosa obbligata e utilissima. Purché sia graduale, addomesticata, a piccole dosi, tale da indurre modificazioni nella struttura del singolo lasciando però inalterata la sua funzione complessiva. Se è eccessiva o troppo incalzante, annienta l’individuo. La reazione di rigetto: come accade nel corpo umano. Ci vuole rispetto dei “valori”, della cultura, delle esigenze di ogni essere vivente. Ci vuole un’etica condivisa. La vita è un grande albero, è emersione spontanea di ordine. Insomma è Relazione. Tutto ciò offre una potente e inedita chiave di lettura di molti dei problemi che interessano la società dei nostri giorni: globalizzazione, multi etnicità, integrazione e via discorrendo. Con l’uso delle Neuroscienze mi sono schierato su questo secondo versante. Del tutto recentemente, ho trovato grande conforto nella lettura di un breve trafiletto giornalistico che desidero riproporvi tal quale, mantenendo l’anonimato sull’autore: mi piacerebbe infatti assegnare un valore universale al suo contenuto.

“Voglio bene davvero all’Italia anche se mi fa male vederla così. Le voglio bene anche se è davvero malata; anzi questo è un motivo per amarla di più. La vedo tutt’altro che eterna e possente; la vedo fragile, stanca, spaventata. La maledico, ma è una ragione in più per darle il mio fiato. Perché l’Italia non è solo una Repubblica. L’Italia è mia madre, il racconto in cui sono nato, la lingua che parlo, il paesaggio che mi nutre, dove sono i miei morti. L’Italia è le sue piazze, le sue chiese, le sue opere d’arte, chi la onorò. L’Italia è la sua storia figlia di due civiltà: quella romana e quella cristiana. L’Italia è il mio popolo e non riesco a fare eccezioni: quelli del nord e quelli del sud, di destra e di sinistra, i cattolici e i laici. Ho preferenze anch’io, s’intende; ma non riesco a escludere per partito preso. Non escludo chi parte e nemmeno chi arriva. L’Italia è il ragazzo che va all’estero e l’immigrato che si sente in Patria. Ho gerarchie d’amore; amo prima e di più chi mi è più caro e prossimo, come è naturale. Voglio che l’Italia premi i migliori e dissuada i peggiori ma voglio che resti Italia: con l’Europa o senza. E’ bello dire repubblica che vuol dire che è di tutti e che lo spirito pubblico prevale sull’interesse privato. Ma dire repubblica è troppo riduttivo. Esiste una parola più adatta che suona Patria. L’Italia è la mia casa, è il ritorno, è l’infanzia, il cielo e, infine, la terra che un giorno mi coprirà”.

L’anonimo corsivista si riferiva all’Italia, non ad Equitalia!. Se fosse stato nelle mie possibilità scegliere il motto del nuovo anno rotariano, avrei optato, in ideale continuità con quello dell’anno che si sta chiudendo, per il leit-motif della vita di Teilhard de Chardin, il famoso gesuita, filosofo e paleontologo francese : Amouriser le monde. Intraducibile ma profondamente necessario. E vero, soprattutto! Vi auguro una buona lettura!”.

La seconda giornata di lavori, più correttamente la terza sessione, si è aperta con la celebrazione della Santa Messa; alle 9 l’incontro è proseguito con gli attestati di riconoscenza e merito che hanno valorizzato ogni Club e che verso il Bergamo Ovest sono stati particolarmente significativi. Tra tutti una sottolineatura all’impegno dell’AG Pietro Giannini che tanto si prodiga nel coordinare le molteplici iniziative e attività del Gruppo Orobico.

Cristina Moro

Presidente del Rotary Bergamo Ovest

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