Buongiorno,
le piste ciclabili che finiscono nei campi sono certo un fastidio, ma in merito vorrei segnalare un problema che mi pare più importante.
Se una strada è più importante e trafficata, le vie laterali che vi si innestano hanno lo stop o l'obbligo di dare precedenza. Benissimo. Peccato che valga solo per i veicoli a motore: la pista ciclabile che corre lungo la strada maggiore non pare essere considerata parte di essa, sebbene sia parallela a essa e serva, con ogni evidenza, a chi pedala nella stessa direzione delle auto sulla strada.
No: la pista ciclabile deve dare precedenza a tutte le vie, viuzze, vicoli che si innestano sulla strada maggiore: s'interrompe (cartello blu con la striscia rossa) per riprendere quattro o cinque metri dopo, una volta attraversata la via laterale. Secondo il codice della strada, il ciclista dovrebbe ogni volta fermarsi, scendere dalla bicicletta, guardare a sinistra e a destra, attraversare la via minore, infine rimontare in sella – fino alla viuzza successiva. Così ogni duecento, cento o perfino cinquanta metri, se si è in un abitato.
In pratica il messaggio è: caro ciclista, se vieni investito da un'auto che svolta nella via laterale o da essa s'immette sulla strada maggiore, hai torto. Il principio è che il motore ha sempre la precedenza sui pedali, sia lungo la strada principale sia in quelle secondarie – perfino se si tratta di un vicoletto a fondo chiuso a servizio di poche villette o di un parcheggio. Controllate un modulo di constatazione amichevole: provocare un incidente uscendo da un parcheggio o da un luogo chiuso vi mette nel torto. O meglio, vi ci mette se vi scontrate con un'altra auto o moto; se tirate sotto un ciclista, avete ragione.
Qualche tecnico o amministratore provinciale o comunale può dare una motivazione sensata a questa (a mio parere) incongruenza? È una precauzione (per così dire) eccessiva dei tecnici ministeriali o del legislatore, o si può fare qualcosa di più sensato anche a livello locale?
Grazie
Narno Pinotti, Treviglio