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25 Ottobre 2014 - Ultimo aggiornamento: 23:20
Argomento: 
Besnate - Giappone
Franco Ghirardi, farmacista di Besnate, ha conosciuto la cultura e vissuto in Giappone per una passione particolare, quella per la Higo Camelia, un fiore di cui è il massimo esperto europeo. La tragedia dello tsunami lo ha colpito nel profondo

"Le mani sul volto per non vedere e per pregare"

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Franco Ghirardi di professione fa il farmacista e vive e lavora a Besnate, ma nel profondo il suo cuore e la sua anima sono legati a doppio filo al Giappone. Sessantaquattro anni («ma me ne sento 41», dice scherzando), ha conosciuto la cultura e il mondo nipponico per passione: è infatti il massimo esperto europeo (o meglio non giapponese) di un fiore coltivato dagli antichi samurai in un’isola a Sud del Giappone nei dintorni della città di Kumamoto, fortunatamente non colpita dal disastro che ha devastato il resto del Paese. Ha scritto libri e creato un giardino a Besnate dove coltiva e vende la Higo Camelia. Il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il Paese del Sol Levante lo hanno colpito nel profondo: ha scritto a VareseNews queste righe sull’onda emotiva della tragedia
 
La televisione ha mandato in scena il terrore e agli spettatori è apparso l'orrore.
Scene mai viste prima, neanche aiutate dalla fantasia deviata di quei registi che oggi fanno cassetto con le disgrazie e la morte.
Qui è tutto vero, a partire dalla calma apparente con cui tutti sono abituati ad affrontare le avversità. Gli impiegati, durante scosse di terremoto a forza nove, cercano in ogni modo di mantenere fermi i fogli su scrivanie che traballano paurosamente. Sono preparati, allenati, abituati e il terremoto non è quasi mai un problema. Il Giappone è la terra del fuoco , dove il vulcano è un simbolo. La terra che trema è una costante e case e palazzi sono a prova di tegola. Impassibile anche il Primo Ministro, durante le scosse che lo hanno sorpreso in Parlamento: unica mossa fuori etichetta è stata l'appoggio delle mani ai braccioli della poltrona, come si fa in autobus quando c'è una curva stretta. Impassibile il direttore d'orchestra che descrive il vibrato del momento particolarmente azzeccato, e si guadagna un applauso a scena aperta. Il Giappone è storicamente preparato a tutto o quasi a tutto, ma lo tsunami lo ha sorpreso. Una parola in uso da poco, che non tutti conoscono, ma dagli effetti devastanti. Una parola che non sembra così nemica ed assassina. Una parola che non può fare più paura di kamikaze, il terribile vento degli dei. Il Giappone va a braccetto con gli eventi estremi e quella tempesta tremenda li ha salvati dai mongoli ed è diventata anche un nume tutelare. Lo tsunami invece è una parola che nel complesso sembra morbida e innocua, come l'ondina che lo precede, per poi aumentare subito in forza, fino a sembrare un urto ed un insulto, per poi tornare calma quando tutto è finito, annullato distrutto. Il problema è l'inizio della parola, lo tsu che ti colpisce mentre non te lo aspetti, perché inizia bisbigliato, ma poi ti abbatte. Non è mai un problema nami, l'alto mare, cui i giapponesi sono abituati perché la loro terra è un'isola, ma ormai è troppo tardi e non c'è più nulla da fare. Una volta era chiamata onda anomala e da questa ti potevi aspettare di tutto: un'immagine di morte prima, durante e dopo. Con tsunami invece non si ha la stessa immediata sensazione, c'è un po' di aspettativa sconosciuta. Il Giappone è stato sorpreso sulle sue coste, dove l'unica voce delle onde che conta è solo quella urlata sulla chiglia delle barche dei pescatori, o quella narrata da Mishima. Ha fatto eccezione e poco danno qualche onda anomala del passato, subito dimenticata.A questo popolo dal mare arriva solo la vita e tutto ciò che arriva dal mare è sempre un messaggio di un volere supremo o un normale segno della natura. E' difficile con questi presupposti accettare lo tsunami come nuovo interprete delle coste, è difficile credere che sia sempre possibile, è impossibile accettare che sia così implacabile.
Non c'è difesa e non c'è scampo, anche se viene previsto e preavvisato.
Non c'è difesa anche se gli altoparlanti mandano tutti ai piani superiori.
Non c'è difesa anche se ti salvi e tutti gli altri sono morti.
Non c'è difesa anche se riesci a guardare tutto dall'alto e vedi la tua casa, quella del vicino, quella del vicino del vicino e quelle dei paesi vicini che ti scorrono sotto gli occhi in processione come al funerale.
Non c'è difesa se questa scena è così lenta che ti dà il tempo di pensare.
Non c'è difesa se ti dà il tempo di disperarti.
Non c'è difesa se ti dà il tempo di capire che non hai più nulla e nessuno.
Non c'è difesa se hai fatto fatica a salire le scale, per farti scorrere tutto questo sotto gli occhi.
Non c'è difesa se non saprai più cosa fare, cosa vedere o cosa volere.
Lo tsunami è così, una parola attuale che non ti immagini quanto danno ti può fare.
L'unica difesa sono le mani sul volto per non vedere e per pregare, anche se ancora non è chiaro a chi ci si debba rivolgere.

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