Caso Damiani - L'assessore regionale leghista, tifoso dell'Atalanta interviene sul caso dell'amico Sergio Damiani, morto venerdì 23 luglio, con l'autopsia fissata per il 29 e il funerale annullato.
Funerale rinviato, Belotti: "Si può avere più rispetto?"
Egr. Direttore,
venerdì 23 luglio ore 9,30. Sergio sale fino al sesto piano dell’ala dell’ospedale di Seriate chiusa per lavori e con un tragico gesto, un salto nel vuoto, spegne la sua vita. Nessun biglietto, nessun messaggio: parenti ed amici, distrutti dal dolore, non capiscono cosa abbia portato a tutto questo.
Pur essendo molto chiara la dinamica del gesto, la procura apre un fascicolo e mette “sotto sequestro” il corpo del povero Sergio. E’ un atto dovuto, ma questo impedisce a tutti coloro che volevano dare il loro ultimo saluto al figlio, al fidanzato, all’amico. Tutti devono restare dietro la porta di una fredda camera mortuaria. L’ultimo desiderio degli anziani e malati genitori di portare a casa il loro figlio, il loro unico figlio, non può essere esaudito.
Passano le ore, sabato e poi domenica: il dolore già pesantissimo diventa struggente di fronte all’impossibilità di vedere per l’ultima volta il povero Sergio. Amici e parenti contattano i carabinieri di Seriate per capire cosa succede, per capire quando potranno mettere un fiore sulla bara. “Non possiamo farci niente, dipende dal magistrato” dicono. Lunedì alle 15,30 è fissato il funerale. E lunedì, a sole due ore dal rito funebre, una mano sparge del sale sul cuore ferito dei cari del povero Sergio: il magistrato di turno stabilisce l’autopsia rinviando così l’estremo saluto già fissato.
Al dolore si aggiunge la rabbia. Rabbia per la freddezza con cui è stato gestito dalla Procura questo caso. Se da un lato è doverosa la ricerca della verità da parte degli inquirenti, la domanda che tutti si fanno è: perché l’autopsia non è stata stabilita subito, già venerdì o al massimo sabato, ma si è aspettato che amici e parenti fossero quasi in chiesa?
Il risultato è che ora l’esame sul corpo del povero Sergio sarà fatto giovedì e i funerali, forse, si svolgeranno una settimana dopo il tragico gesto. Sette giorni di dolore lancinante, sette giorni di attesa, sette giorni di rabbia, sette giorni chiedendosi continuamente perché un ragazzo pieno di vita decide di spegnersi e perché chi sta chiuso in un palazzo è così poco sensibile e quasi privo di cuore di fronte a tanto dolore.
Il mio ricordo va a quando, poche settimane fa, l’ex convivente della figlia bruciò vivo l’ex sindaco di Borgo di Terzo, Giannino Trapletti; i parenti con grande civiltà espressero la loro rabbia e il loro sgomento per un omicidio che, dissero, si sarebbe potuto evitare se le loro continue denunce, otto in pochissimo tempo, non fossero rimaste senza ascolto. La risposta dei vertici della Procura fu “chi ha affermato certe cose dovrà prendersi le proprie responsabilità”. Tutto questo a chi si era appena visto un caro bruciato vivo perché le otto denunce presentate, l’ultima solo poche ore prima dell’omicidio, erano rimaste lettera morta.
Il magistrato è un lavoro difficile, è vero, ma è troppo chiedere un po’ più di sensibilità e rispetto per il dolore dei familiari (come nel caso del povero Sergio) e un po’ più di umiltà e comprensione come nel caso del povero Trapletti?
Spero che questa mia possa servire a infondere ancor più umanità e sensibilità a coloro che svolgono un delicatissimo lavoro: il magistrato.
Sergio, per la curva Pelè, grande tifoso atalantino, era anche mio amico.
Daniele Belotti
(consigliere comunale e assessore regionale)
Lettera della curva: "Ciao zio Pelè, la burocrazia ti ha ucciso l'anima"
Il pm: "Nessuna indagine aperta" l'autopsia giovedì 29
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Mercoledi 28 Luglio 2010
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