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27 Agosto 2014 - Ultimo aggiornamento: 14:20
Argomento: 
O la Borsa o la vita
Il nostro JT è pessimista davvero stavolta. I nuovi accordi di Bruxelles non hanno scaldato i mercati: il punto è che è forte il dubbio che si possa rimettere in sesto l'economia in pochi anni.

Crescita? Solo al termine
di un processo
lungo e incerto

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di JT

I mercati si dimostrano freddi ai nuovi accordi di Bruxelles; quantunque il problema della stabilità finanziaria sia attuale e urgente non può passare in second'ordine la vera natura degli squilibri europei che risiedono nella diversa competitività delle economie dei partner.

Gli interventi nella direzione dell'allineamento della produttività sono deputati a politiche economiche nazionali e comportano ristrutturazioni profonde nelle infrastrutture del Paese a iniziare dalla riorganizzazione della spesa pubblica laddove sfonda limiti invalicabili.

Ovvio che interventi di contorno non incidono od incidono poco sulla crescita della nazione e che il dubbio che si possa rimettere in sesto l'economia nel volgere di pochi anni è del tutto legittimo.

La crisi che colpisce l'Europa del Sud inesorabilmente approderà anche al Nord e forse varcherà i mari.

Inutile il tentativo di associare ai movimenti di Borsa motivazioni logiche collegate alle notizie economiche del giorno: influiscono sulla velocità delle oscillazioni e mai sul trend di fondo.

Quindi ragionando sulla Borsa italiana gli annunci positivi di Bruxelles hanno accelerato l'oscillazione degli indici azionari che si mantengono da mesi all'interno del canale compreso tra 13000 e 14000; raggiunto il livello superiore riprendono a puntare verso il livello basso.

Lo spread o meglio il tasso dei titoli decennali btp resta nella forchetta 5,75/6,10 da cui si schioderà con difficoltà: sono tassi un poco elevati anche per l'economia italiana che presenta maggiori rischi sul debito pubblico.

Il settore degli industriali è messo meglio dei finanziari perché dipende meno dai consumi interni; il trend dell'indice si conferma ribassista con probabilità di nuovi minimi per bancari ed energetici.

Il dollaro si apprezza sull'euro che attraversa una fase di debolezza: per gli amanti della svalutazione e del cambio debole un opportunità di esportare con più facilità fuori dall'Europa senza essere un grosso rischio per l'inflazione.

La crescita arriverà al termine del processo di ristrutturazione della finanza pubblica e delle infrastrutture tecnologiche ed amministrative del Paese: processo che si presenta lungo e incerto per le resistenze che oppongono gli interessi economici di volta in volta toccati.

Il ritorno alla crescita dovrà trovare in salute il sistema bancario che a sua volta, per guarire, necessita di ampi tagli al personale ed alle strutture poco profittevoli oltre che di ritorno a miglior rating del debito pubblico.

Insomma attrezziamoci ad aspettare cercando, ognuno per quel che può, di fare la sua parte.

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Lunedì, 9 Luglio, 2012
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