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01 Settembre 2014 - Ultimo aggiornamento: 09:24
Argomento: 
O la Borsa o la vita
La settimana che si apre sarà di fuoco per i mercati finanziari. J.T. vede un peggioramento su vari fronti nonostante alcuni provvedimenti positivi, d'altronde dopo sei anni di benessere fasullo è duro riprendersi.

Ci attendono sacrifici
mentre serve un ritorno
al rischio d'impresa

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di J.T. 

Settimana di fuoco per i mercati finanziari sotto il tiro della volatilità.

Le banche iberiche sono al capolinea e necessitano dei finanziamenti europei nell’ordine di 100 miliardi o più; le banche italiane se la vedono con prestiti allo Stato di entità eccezionale e seguono la sorte del nostro debito sovrano.

I conti rilasciati venerdì da Banca d’Italia confermano la tenuta dei depositi e la stagnazione dei prestiti, con sofferenze di nuovo in crescita oltre quota 108 miliardi (erano ferme da un trimestre a 107 miliardi): se le cifre sui crediti dubbi siano reali o vistosamente sottostimate non è dato sapere.

Anche i tassi di finanziamento interbancario a tre mesi , che a marzo erano scesi a livelli quasi europei, hanno ripreso a crescere ad Aprile sino al 1,8%: cattivo segnale.

Insomma il quadro economico è in netto peggioramento con la produzione industriale che ad Aprile segna un rosso del 10% e la disoccupazione che continua a crescere. E anche il gettito fiscale segna il passo ed è molto probabile che aziende in difficoltà nel reperimento dei fondi inizino a finanziarsi omettendo i versamenti dell’Iva e dei contributi all’erario.

Il bagno di realtà a cui siamo costretti è solo all’inizio e lo affrontiamo perché abbiamo vissuto gli anni tra il 2002 ed il 2008 sulla base di un benessere fasullo indotto da circolazione di denaro preso a prestito all’estero e non da reddito reale.

L’eccesso di ricchezza apparente ha gonfiato i prezzi dei beni di consumo e dei beni durevoli distorcendole nostre abitudini di spesa e insieme ha accentuato la propensione all’indebitamento delle imprese e delle famiglie.

Oggi che è venuta meno la fiducia nell’Italia, il credito non affluisce ed anzi torna da dove è venuto. Per pagare i debiti facili allegramente dilapidati, non possiamo che anteporre sacrifici e fatiche. Più intensi, come credo, se la ciurma che occupa il Parlamento perderà tempo a dar retta ai veti incrociati dei poteri forti o deboli ed in generale del circo equestre della spesa pubblica.

Il nostro debito estero, almeno la quota di saldo negativo, si dovrà pagare esportando di più od importando di meno o entrambe le cose: è necessario che la bilancia dei pagamenti (esportazioni meno importazioni) torni ad essere largamente positiva come avvenne tra il 1995 ed il 1999.

Senza soldi i consumi frenano, necessariamente anche quelli esteri.

Alcuni provvedimenti fiscali varati da Monti hanno coniugato introiti per l’erario e miglioramento della bilancia dei pagamenti; il recente apprezzamento del dollaro, se confermato nei prossimi mesi, potrà migliorare la competitività del nostro export nell’area del biglietto verde.

La strada è lunga perché il saldo della posizione finanziaria (debiti verso l’estero al netto dei crediti) seppur diminuita rispetto all’acme dello scorso Giugno 2011 quando era -410 miliardi di euro, è tuttora largamente oltre -300 miliardi.

La situazione potrà migliorare quando questo debito scenderà sotto il 10% del Pil e quindi sotto quota 100 miliardi: allora anche le tensioni sullo spread si mitigheranno e la nostra situazione di cornice diventerà più simile a quella francese che non a quella greca.

Sarà comunque necessario un rapido ritorno al rischio d’impresa perché non c’è economia che possa crescere quando questa propensione al rischio tende a zero; tende a zero quando l’area pubblica diventa invadente.

E il ritorno al rischio d’impresa è l’unica strada per la crescita perché quando si accetta che il perimetro dello Stato occupi spazi non suoi ed assorba quote sempre più importanti della ricchezza e dell’occupazione nazionale, il sistema non può che avvitarsi su se stesso.

Questo è ciò che è successo negli ultimi 10 anni ma che cova da qualche decennio.

Del resto le mammelle della lupa romana sono esaurite.

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Lunedì, 11 Giugno, 2012
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Commenti

MAURIZIO:
Se il tasso interbancario è all'1,8%, perchè le banche cercano affannosamente finanziamenti dai privati cittadini pagando tassi del 3 e del 4%? La domanda non è innocente, contiene già la risposta. Gruppo Ubi : 5,2 milairdi di euro in titoti di stato italiani e 1,8 miliardi di euro di passivo. Abbiamo un futuro brillante.

La verità fa male:
Il "giochino circolare" è semplice ma avrà conseguenze tragiche. Le banche sono messe male, gli Stati sono messi peggio. Per risanare le banche la B.C.E. presta loro denaro al 1% per consentire loro di fare guadagni ai danni degli Stati. Però le banche sono a loro volta costrette a sottoscrivere e quindi accollarsi titoli a lungo termine di Stati sempre più indebitati. Lo Stato Italia a sua volta, per poter pagare cedole sempre più alte, spreme i propri cittadini con tasse insostenibili, minacciando redditometri e pignoramenti. Siamo vicini al collasso finale: il cittadino insolvente non pagherà più le tasse, gli Stati non pagheranno più le banche e il sistema crollerà

Arianna:
Ormai sappiamo bene gli sbagli che sono stati fatti,..e visto che al governo ci sono dei "super professori "esperti in ogni campo, come mai non si adottano le giuste misure per uscire dalla crisi ??? Non possono ! , non hanno le capacità necessarie,! non vogliono ! Vogliono far crollare l'euro o cos'altro????

gio:
insomma le solite balle dei pagliacci con la cravatta, prima irlanda tutto bene tutto bene e fini in bancarotta, poi portogallo e grecia tutto bene solo corvi neri che dicono bale , e fini con bancarotta ora spagna tutto in bancarotta ma perche chi fa le pulizie deve pagare tasse su tasse per pagare i bonus a gente come zanetti ubi banca stipendi di milioni per avere una perdita di 2-3 milianrdi di euro ???? e poi cosa ce sotto il tapetto di ubi e banche italiane 300 miliari di buco ???? mi sa di si zanetti hai un po di coscienza vai via sei riuscito in un impresa unica hai bruciato il risparmio dei bergamaschi chi poteva fare meglio di te ??

La verità fa male:
Per "fare impresa" occorre una burocrazia che collabora e controlla, non una burocrazia che rompe le scatole: è quindi necessario un drastico cambio della mentalità italiana. Occorre passare dall'oscena frase "ci vuole una nuova legge che" alla riduzione delle leggi e delle scartoffie, che devono essere chiare, comprensibili e concretamente applicabili. Occorre riorganizzare uffici e redistribuire organici a seconda delle reali necessità, non delle esigenze assistenziali dei burocrati. Si deve fare esattamente l'opposto di quello che si è fatto negli ultimi 40 anni, quindi non si farà: troppi cittadini (non solo politici) hanno partecipato all'assalto della diligenza

andy baumwolle:
Cominciamo a dire che le banche hanno vissuto in un'agiatezza surreale Sportelli doppi tripli ovunque, personale in eccesso, efficienza pari a zero, orpelli e commissioni su tutto Collezioni d'arte, ristoranti di lusso, bonus e stipendi da favola con privilegi enormi Basti pensare ad un piccolo dettaglio:sono praticamente le uniche imprese che su voli europei fanno viaggiare i dipendenti in business E tutto ciò da sempre Poi ovviamente devono motivare il bisogno di denaro con le insolvenze che è in parte la verità Ma dove sta il rischio d'impresa? E perché vanno salvate mentre le altre imprese affossate? perché invece in cambio di denari non si impone la sostituzione dei vertici?

Mah ?!:
Vero ma la faccenda è più grande. La finanza americana e anglosassone (non solo)ha prodotto quantità enormi di carta straccia, con questa ha comprato “anche” debito degli stati europei, i più irresponsabili di questi stati sono stati ben felici di ingrossarlo e spendere. Ormai la finanza ha bisogno di “rientrare” per coprire i buchi . Vendono , vendono e innescano il meccanismo mortale perché nessun altro compra e bisogna rilanciare sui tassi. Il punto debole è l’europa che per il suo deficit politico e la volontà tedesca di non pagare per gli altri, non può battere moneta ed in primis i suoi paesi più irresponsabili. Una specie di "riciclaggio", cartaccia per soldi buoni. Solo ipotesi?

La verità fa male:
Aggiungo che dopo cotanta agiatezza e lusso, a inizio febbraio la B.C.E. ha prestato loro denaro al 1% con il quale le banche hanno sottoscritto B.T.P., e tale iniezione di liquidità della B.C.E. per un mese aveva riportato lo spread da 500 a poco più di 200. In sostanza le banche hanno acquistato B.T.P. a prezzi bassi con cedole alte, alcuni di essi li hanno ricollocati al pubblico a prezzi più alti quando lo spread era sceso a 200 (guadagnandoci sulla differenza prezzo), gli altri li hanno tenuti e incassano le cedole del 6-7%. Malgrado ciò sono ancora qui a chiedere di essere "salvate". E i loro ex alti dirigenti, invece di essere sostituiti, sono diventati ministri

Elena Malazzi:
Caspita, mio marito era convinto di aver avuto un'allucinazione o qualcosa di simile... Era vero

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