Ci attendono sacrifici
mentre serve un ritorno
al rischio d'impresa
di J.T.
Settimana di fuoco per i mercati finanziari sotto il tiro della volatilità.
Le banche iberiche sono al capolinea e necessitano dei finanziamenti europei nell’ordine di 100 miliardi o più; le banche italiane se la vedono con prestiti allo Stato di entità eccezionale e seguono la sorte del nostro debito sovrano.
I conti rilasciati venerdì da Banca d’Italia confermano la tenuta dei depositi e la stagnazione dei prestiti, con sofferenze di nuovo in crescita oltre quota 108 miliardi (erano ferme da un trimestre a 107 miliardi): se le cifre sui crediti dubbi siano reali o vistosamente sottostimate non è dato sapere.
Anche i tassi di finanziamento interbancario a tre mesi , che a marzo erano scesi a livelli quasi europei, hanno ripreso a crescere ad Aprile sino al 1,8%: cattivo segnale.
Insomma il quadro economico è in netto peggioramento con la produzione industriale che ad Aprile segna un rosso del 10% e la disoccupazione che continua a crescere. E anche il gettito fiscale segna il passo ed è molto probabile che aziende in difficoltà nel reperimento dei fondi inizino a finanziarsi omettendo i versamenti dell’Iva e dei contributi all’erario.
Il bagno di realtà a cui siamo costretti è solo all’inizio e lo affrontiamo perché abbiamo vissuto gli anni tra il 2002 ed il 2008 sulla base di un benessere fasullo indotto da circolazione di denaro preso a prestito all’estero e non da reddito reale.
L’eccesso di ricchezza apparente ha gonfiato i prezzi dei beni di consumo e dei beni durevoli distorcendole nostre abitudini di spesa e insieme ha accentuato la propensione all’indebitamento delle imprese e delle famiglie.
Oggi che è venuta meno la fiducia nell’Italia, il credito non affluisce ed anzi torna da dove è venuto. Per pagare i debiti facili allegramente dilapidati, non possiamo che anteporre sacrifici e fatiche. Più intensi, come credo, se la ciurma che occupa il Parlamento perderà tempo a dar retta ai veti incrociati dei poteri forti o deboli ed in generale del circo equestre della spesa pubblica.
Il nostro debito estero, almeno la quota di saldo negativo, si dovrà pagare esportando di più od importando di meno o entrambe le cose: è necessario che la bilancia dei pagamenti (esportazioni meno importazioni) torni ad essere largamente positiva come avvenne tra il 1995 ed il 1999.
Senza soldi i consumi frenano, necessariamente anche quelli esteri.
Alcuni provvedimenti fiscali varati da Monti hanno coniugato introiti per l’erario e miglioramento della bilancia dei pagamenti; il recente apprezzamento del dollaro, se confermato nei prossimi mesi, potrà migliorare la competitività del nostro export nell’area del biglietto verde.
La strada è lunga perché il saldo della posizione finanziaria (debiti verso l’estero al netto dei crediti) seppur diminuita rispetto all’acme dello scorso Giugno 2011 quando era -410 miliardi di euro, è tuttora largamente oltre -300 miliardi.
La situazione potrà migliorare quando questo debito scenderà sotto il 10% del Pil e quindi sotto quota 100 miliardi: allora anche le tensioni sullo spread si mitigheranno e la nostra situazione di cornice diventerà più simile a quella francese che non a quella greca.
Sarà comunque necessario un rapido ritorno al rischio d’impresa perché non c’è economia che possa crescere quando questa propensione al rischio tende a zero; tende a zero quando l’area pubblica diventa invadente.
E il ritorno al rischio d’impresa è l’unica strada per la crescita perché quando si accetta che il perimetro dello Stato occupi spazi non suoi ed assorba quote sempre più importanti della ricchezza e dell’occupazione nazionale, il sistema non può che avvitarsi su se stesso.
Questo è ciò che è successo negli ultimi 10 anni ma che cova da qualche decennio.
Del resto le mammelle della lupa romana sono esaurite.

























































Commenti
Se il tasso interbancario è
Il "giochino circolare" è
Ormai sappiamo bene gli
insomma le solite balle dei
Per "fare impresa" occorre
Cominciamo a dire che le
Vero ma la faccenda è più
Aggiungo che dopo cotanta
Caspita, mio marito era
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