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02 Settembre 2014 - Ultimo aggiornamento: 15:54
Argomento: 
L'intervento - 1
Marco Bellini, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Bergamo, spiega perché è sbagliato chiudere l'acciaieria Ilva di Taranto per adeguare l'impianto.

Bellini, Confindustria:
"Ilva, si è agito d'istinto
senza cultura industriale"

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La vicenda dell’Ilva di Taranto con gli ultimi sviluppi dimostra come in Italia ci sia la volontà di distruggere l’industria. Non vorrei soffermarmi però solamente sull’importanza di un’industria come l’Ilva e sulla necessità di tutelare la salute delle persone di Taranto, vorrei che fosse ben chiaro come l’intero problema sia stato approcciato senza una visione e una cultura industriale. Si è agito d’istinto, mentre si poteva intervenire in modo più razionale, creando un piano di azione che fosse coerente con la politica industriale”.

È il commento di Marco Bellini, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Bergamo, amministratore delegato dell'azienda di famiglia la Bellini Spa di Zanica, uno dei primi cinque produttori italiani di lubrificanti industriali.

L’imprenditore ammette di “essere dispiaciuto che questa mancanza di cultura industriale avvenga nelle istituzioni, mentre gli operai, i sindacati sono favorevoli alla difesa del lavoro in un momento così difficile per l’economia”.

Bellini rammenta come anche sul territorio bergamasco ci siano casi in cui i lavoratori hanno scritto al Governo per difendere il lavoro. “Siamo di fronte a una situazione insolita – aggiunge il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria –: gli operai chiedono di difendere gli interessi degli imprenditori per tutelare loro stessi e il ruolo sociale dell’impresa. Un cambio di mentalità confermato anche dalla recente lettera dei sindacati bergamaschi alla Regione Lombardia perché intervenga con politiche incentivanti per le imprese”.

Per Bellini è necessario comprendere e difendere il ruolo sociale dell’impresa: “Questa visione industriale c’è solamente da parte del governo centrale, ma manca nelle istituzioni periferiche”.

Da chimico, da industriale e da attento ambientalista Marco Bellini evidenzia come in tutta la vicenda Ilva delle ultime settimane sia mancato un piano B. “Stupisce che prima di intervenire così pesantemente con il sequestro e con la volontà di chiudere gli impianti non si sia pensato ad un piano B, ovvero ad un piano per la riqualificazione che permettesse allo stesso tempo all’azienda di produrre – conclude Bellini –. Sarebbero bastate poche settimane per stendere un progetto, i fondi erano già stati accantonati per intervenire e sanare la situazione. Si doveva e si deve intervenire per riqualificare, ma non fermare la vita e l’attività dell’acciaieria”.

Commenti

Ramius:
Mi fa molto preoccupare il commento soprattutto perche viene da un GIOVANE. Non si possono sempre sacrificare tutto al dio denaro. I vertici dell'Ilva si erano premuniti, anche con mezzi illeciti a quanto si legge sui giornali, per evitare quello che poi è successo, cioè la chiusura degli impianti. Ora mi chiedo se negli altri paesi indutruializzati funzioni allo stesso modo oppure se le acciaerie investono denari anche per lla sicurezza e per la salvaguardia dell'ambiente. Egrgio Sig.Bellini e se l'Ilva fosse a Bergamo, sarebbe ugualemnte laconico nei suoi commenti?

Davidao:
Caspita, ma la tossicità dell'ILVA è nota da decenni, e così i provvedimenti da prendere. La proprietà qui ha fatto di tutto pur di non adeguare gli impianti, finchè purtroppo è arrivata la mannaia salomonica della magistratura.

Pluto:
Magari prima di parlare se si informasse sulla storia dell'industrializzazione della Puglia capirebbe che i danni fatti alla Puglia, Basilicata e Campania da quel modello industriale hanno ridotto la ricchezza di quelle regioni piuttosto che incrementarla. Le risorse idriche di Basilicata ed anche della Campania sono state depredate dalla industrializzazione pugliese.

Carlo Pezzotta:
Mah... che paese strano! Che gente strana! Gli ambientalisti 30 anni orsono predicavano la stessa cosa!! L'assurdità è che noi italioti ci siamo sciacquati la bocca predicando che avevamo un polo siderurgico fra i più grandi del mondo, quando nel mondo si procedeva a ridurli ed a distribuirli per meglio controllare le emissioni. Poi, con gli industriali che ci troviamo in Italia, alla quale non gliene frega niente dello sfruttare l'ambiente, le casse dello stato per piangere crisi (poi vanno a comperare finanziarie e assicurazioni), invece di investire sulla sicurezza ambientale, cosa possiamo pretendere!!

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