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Venerdi 30 Luglio 2010 - Ultima modifica: 01:08
Cesvi - "La corte assolve e dichiara innocente il Parco dai reati ascrittigli". Si è chiuso in questo modo il processo al Parco organizzato da Cesvi in collaborazione con Slow Food Lombardia, nell’ambito di BergamoScienza.
Il giudice Max Pisu scagiona il Parco
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"La corte assolve e dichiara innocente il Parco dai reati ascrittigli". Si è chiuso in questo modo il processo al Parco organizzato da Cesvi in collaborazione con Slow Food Lombardia, nell’ambito di BergamoScienza. Sul banco degli imputati proprio il Parco, chiamato a rispondere alle accuse di ostacolare lo sviluppo e a testimoniare la propria difesa, davanti a un tribunale presieduto da Carlo Casti, governatore di Slow Food Lombardia, e composto anche dal comico Max Pisu e da Giangi Milesi, presidente Cesvi. L’accusa era sostenuta dall’Avvocato Daniela Rubino, socio Slow Food, mentre la difesa dall’avvocato Marco Zambelli. Tra i testimoni, Agostino Agostinelli, Presidente del Parco Adda Nord, il Professor Riccardo Groppali, Docente di Conservazione della Natura all’Univeristà di Pavia e Vettlee Macebele, donna della Comunità Makuleke, la popolazione che vive nel Parco Transfrontaliero del Gran Limpopo, a cavallo tra Mozambico, Sudafrica e Zimbabwe, e che ha imparato a vivere in equilibrio con l’ecosistema del Parco, ricavandone reddito ma rispettandone le risorse. La giuria popolare era invece composta dagli studenti di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bergamo e da volontari Cesvi.
La sentenza completa recita cosi: “In nome del popolo vivente, che ambirebbe ad essere tale per lungo tempo e a nome delle generazioni future, all’esito del dibattimento svoltosi avanti a questa Corte, visto il combinato disposto dalle norme vigenti, in osservanza dei precetti naturali e del principio generale del neminem laedere, tenuto ragionevolmente conto di quanto emerso dagli interrogatori e dalle deposizioni dei testi e degli esperti, la Corte è giunta ad un ragionevole convincimento. Letti gli articoli 530 e seguenti cpc, assolve e dichiara innocente il Parco dai reati ascrittigli, in quanto è stato dimostrato come l’adeguato utilizzo di principi propugnati da associazioni e organizzazioni non governative, come il CESVI, la ragionevole applicazione dei principi dello sviluppo sostenibile e di una gestione equilibrata delle risorse naturali rendono utili e vivibili le aree che si intendono tutelare per mezzo della costituzione di un parco, di un’area protetta, di un altro sistema di protezione di territori a rischio. Facendo riferimento al Parco Transfrontaliero del Gran Limpopo, rappresentata dall’ultima teste, possiamo comprendere come sia possibile contemperare “tutti i bisogni sociali, culturali, spirituali ed economici della Società, e se ci si basa su una solida conoscenza scientifica” si potranno avviare esperienze di protezione ambientale senza induzione di disvalore aggiunto. Il parco naturale è un’opportunità che sperimentare nuovi modelli, che in questo contesto possono essere vissuti nella loro interezza, sviluppando la piena interazione tra esseri umani con le loro attività, flora e fauna. Come ebbe a dire l’ispiratore di questi processi, il Professor Ettore Tibaldi, I diritti umani di seconda generazione, cioè lo sviluppo economico e sociale, e quelli di terza generazione, cioè la sostenibilità ecologica e l’integrità, sono conciliabili. Con un atteggiamento dialogico verso le culture “altre”, che hanno elaborato nel corso dei secoli un rapporto qualitativo migliore con l’ambiente (non di dominio, ma sentendosi parte di esso) si può fare il grande salto. Lasciamo spazio a modi nuovi di concepire il rapporto tra la natura e esseri umani, valorizziamo i parchi per sperimentare nuovi stili di vita da estendere al mondo intero”.

 

Sabato 10 Ottobre 2009
MAURO PALOSCHI
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