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16 Aprile 2014 - Ultimo aggiornamento: 06:12
Argomento: 
Il discomane
Il Barry White di casa nostra, accompagnato da un gruppo di star, riesce finalmente a fare il disco che aveva sognato: tra Earth Wind & Fire e Burt Bacharach.

"Sun", e Mario Biondi
vola nel mondo
sulle ali del soul

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Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare....

*** niente male!

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: Mario Biondi

TITOLO: Sun (Special Edition)

GIUDIZIO: ***1/2

A due anni dall’uscita di Duets, un album a mio modo di vedere, abbastanza anonimo, eccomi a celebrare il ritorno del vocione italico, del clone mediterraneo di Barry White che forse, finalmente, è riuscito a fare il disco che aveva in mente da tempo.

Grazie a un collaboratore di assoluto prestigio quale Jean Paul “Bluey” Maunik , membro fondatore degli Incognito, a uno stuolo di artisti di grande spessore (magari un po’ demodé) quali Al Jarreau, Chaka Khan, Omar, James Taylor, e a una nuova casa discografica, la Sony, che dai soldi che ha investito pare crederci molto, Mario Biondi sforna un album di respiro veramente internazionale che della nostra cultura ha ben poco (ma credo che questo non gli interessi affatto) ma che invece attinge alla musica globale con ben presenti esempi illustri quali Earth Wind & Fire, Incognito (appunto), ma soprattutto Burt Bacharach.

Già dal titolo è possibile immaginare che trattasi di musica felice, solare, di un inno alla vita, alla luce e quindi di suoni che sprizzano, spesso e volentieri, ottimismo e positività.

Il genere è quello solito, uno spruzzo di funk, tanto soul, un pizzico di jazz, cascate di fiati (e ahimè anche di violini) per una serie di composizioni che suonano esteticamente perfette.

Tutto bene quindi? Quasi tutto.

L’introduzione è pirotecnica, dopo l’Intro che annuncia “all’americana” l’artista, parte una composizione che nel suo genere è perfetta, Shine On: ritmo sostenuto, violini a mo’ di Philly Sound, percussioni in sottofondo, stuolo di fiati e la voce di Mario, veramente bella che vaga libera. Un grande brano che è impreziosito da una melodia sicuramente centrata. “Se tutto il disco fosse così – penso - potremmo gridare al capolavoro”. Già in questo primo brano è possibile individuare tutte le principali influenze dell’artista: le grandi orchestre jazz del passato (Count Basie, Gil Evans), il Philly Sound (MFSB), Frank Sinatra e Burt Bacharach. Mica poco...

Queste impressioni sono confermate dal successivo brano, Come On, anch’esso basato su un ritmo serrato, con una presenza di violini francamente un po’ eccessiva. Il ricordo ad alcune colonne sonore di film appartenenti al filone della “black exploitation” del passato è ben presente. Sul finale un bellissimo assolo di sax tende ad elevare ancor più il brano in una teorica scala di valori. Fino adesso, bravo Mario!

Meno efficace dei primi due, ma sempre di livello, è il terzo brano, What Have You Done to me, nel quale l’uso della voce accosta il nostro, pericolosamente, ad alcune performance di Barry White e l’uso particolare della sezione di violini rende, quasi invadente, l’influenza del Philly Sound.

Cambia il ritmo con Woman Woman un brano che ricorda un poco la That’s the Way... degli Earth Wind & Fire salvo un arrangiamento che ne prende le distanze. La performance vocale è a tratti impressionante, il suono sontuoso, ma il brano, forse, è già stato sentito mille volte nei dischi di altri artisti. Bello però l’assolo finale di chitarra e il coro (inatteso), quasi gospel.

Con la successiva Never Stop partono le collaborazioni. La prima è con Omar, un artista di colore che, per la verità, è sempre stato considerato più di culto che non di grande successo. Con Omar, Mario Biondi duetta al canto e il contrasto tra le due voci è efficace. Il risultato finale ricorda alcune composizioni, quelle più commerciali, interpretate nella sua lunga carriera da Al Jarreau. Non memorabile, ma niente male, accattivante, e l’impressione migliora ad ogni ascolto.

Certo che sino a qui Mario Biondi potrebbe provenire da ogni parte del mondo, salvo forse l’Italia, ma dare questa impressione credo sia quello che voglia.

Non è il James Taylor che tutti conosciamo quello che partecipa a Deep Space, è invece l’alfiere di certo acid-jazz (così si diceva ai tempi, siamo intorno agli anni ’80), un brano funky che si toglie dalle atmosfere sino a qui incontrate e che tende ad evidenziare le capacità dell’ospite, grande tastierista. Svisate di hammond, congas che vanno a ritmo sostenuto per un brano veramente trascinante che sta lì a dimostrare, qualora ancora ce ne fosse bisogno, quanto Mario Biondi sia capace di fare proprie, sintetizzare, le mille influenze di una musica che in modo un po’ restrittivo potremmo definire “black”.

Cambio di ritmo con Catch the Sunshine, un brano lento, reso con la collaborazione di Leon Ware, un produttore americano, noto per aver lavorato tra gli altri, anche con Marvin Gaye. Il brano è bello e di atmosfera anche se, questa volta, Mario gigioneggia un po’ troppo con la sua voce.

La Voglia, la Pazzia, l’Idea è uno dei due brani cantanti in italiano. Mario era in lizza per il Festival di Sanremo e alla fine ne è stato escluso con grande sua delusione. Il brano dopo un inizio che mi ha ricordato “Il maestro di violini” di modugniana memoria, evolve in un ritmo “samba” che non è niente male così come il risultato finale. Ero partito con l’idea di “bastonare” questo brano che invece mi “prende” abbastanza. Tutto sommato una bella sorpresa.

Light to the World è il duetto che aspettavo con impazienza, ovvero quello con Al Jarreau. L’inizio dei fiati è quello di decine di pezzi degli Earth Wind and Fire, ma poi entra la voce di Al che duetta in modo efficace con quella di Mario. Anche in questo caso, per darvi un’idea, pensate a una composizione dell’ultima produzione discografica di Al Jarreau e quindi un brano aperto, ampio, libero, con le voci che vagano senza vincoli. Bello! Di impatto, buono per finestrini aperti dell’auto e, se si può, per auto decappottabili.

Girl Blue, ha un intro che potrebbe fare pensare alla presenza come ospite di George Benson, ma poi, immediatamente parte un ritmo serrato da big band per un brano che però, tutto sommato, non mi ha preso più di tanto, nonostante la presenza di un coro femminile che mi ricorda gli anni d’oro Stax. Forse quello che manca in questa composizione è la melodia, di cui si sente meno l’esigenza, tuttavia, per la presenza di un arrangiamento sontuoso. Molto piacevole l’apporto della chitarra che dà colori nuovi alla musica dell’artista.

I can’t Read Your Mind, è ancora EW&F sound, ma qualche segnale del grande Marvin, periodo What’s Going On, è percepibile. Il brano, lento, è arricchito da un arrangiamento dei fiati quanto mai efficace. Il “nostro” si immedesima appieno nei panni del “gran vocione della disco” (Barry White) e il risultato finale è piacevole.

There’s No One Like You è un lentaccio trascurabile. Schiacciare il tasto della successiva track. Noia mortale, sin dal titolo.

Lowdown è un vecchio brano degli Incognito che viene eseguito in compagnia di Chaka Khan una delle più belle voci, secondo me, di tutta la musica degli ultimi 40 anni. L’interpretazione è molto vicina all’originale e quindi estremamente gradevole.

Chiude, all’apparenza, il disco nello stesso modo in cui era iniziato, ossia con un Outro che è l’occasione per presentare tutti gli artisti che hanno partecipato alla registrazione. Ritmo frenetico, arrangiamenti scintillanti, un’ “americanata” ma efficace.

Tutto finito? No appunto. C’è ancora posto di un brano in italiano A che ritmo vai, che mette in mostra tutti i limiti della lingua italiana per certo tipo di musica. Ad ogni modo poteva uscire peggio. Per chiudere, un lavoro veramente niente male, al di sopra delle attese.

Probabilmente da certa critica un po’ puzzona sarà etichettato come il solito lavoro buono per sottofondo di cene aziendali, lussuose anticamere dell’ufficio dell’amministratore delegato, ascensori da ottavo piano. Ma vi assicuro che c’è di più.

DA SCARICARE (se proprio non volete ascoltare tutto il disco): -

SE NON TI BASTA ASCOLTA ANCHE: Shine On

Isaac Hayes – Shaft

Barry White - An Evening with...

Marvin Gaye – What’s Goin On

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