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23 Luglio 2014 - Ultimo aggiornamento: 19:31
Argomento: 
Il discomane
S'intitola "Banga", come il cane del Maestro e Margherita, l'ultimo lavoro della poetessa del rock ed è un tributo ai suoi amori vecchi e nuovi. Bello? Per Brother Giober sì. Donne, nella play list della settimana: "Lo fanno meglio".

Canta per Amy e Maria
Ma Patti Smith ama
la letteratura e il Belpaese

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Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare...

*** niente male!

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: Patti Smith

TITOLO: Banga

GIUDIZIO: ***1/2

È difficile per me essere imparziale con Patti Smith. Faccio proprio fatica. Le voglio troppo bene. La rispetto per tutto quello che ha significato per la mia generazione, per la sua coerenza, per la sua integrità.

Ciò mi fa persino “digerire” la fotografia all’interno della confezione del disco che la ritrae a bordo del Concordia (proprio quella di mesti ricordi) come una nonna come tante altre, borghese, che si gusta, finalmente, gli agi frutto di una vita fatta di sacrifici e lavoro. In realtà, manco a dirlo, l’occasione era l’invito ricevuto dal regista Jean-Luc Godard a bordo della nave per le riprese del suo film “Socialisme”.

Ho sentito la prima volta Patti Smith circa 30 anni fa. Il grande Carlo Massarini a Raistereodue annunciava “questa nuova artista”, il brano si intitolava “Pissing in a River”.

Pensai immediatamente ad uno dei soliti eccessi punk, spesso inutili pretesti per attirare l’attenzione su lavori di scarso contenuto artistico. Ma mi sbagliavo, la veemenza, l’impatto sonoro, la violenza era punk, ma nulla vi era di disordinato, di improvvisato, era come se alle mie orecchie fosse giunto qualcosa di assolutamente nuovo, mai sentito prima. Il passo a comprare Horses, il primo disco, fu brevissimo e la folgorazione immediata. Ancora oggi per me è tra i tre più importanti dischi nella storia (la mia ovviamente) del rock.

Seguì Radio Ethiopia, quasi bello come il precedente e quindi Easter del 1978, grazie al quale il successo arrivò importante, con vendite milionarie anche per la presenza nella track list di Because the Night, celeberrimo brano scritto a quattro mani con Bruce Springsteen.

Poi un’altra manciata di album alcuni buoni, altri meno, anche se il livello è, di tutti, superiore alla media.

Questo è il terzo album che Patti Smith ha inciso nell’ultimo decennio e fa seguito a Twelve, un album di cover in cui venivano ripresi, senza un filo logico, Bob Dylan, i Beatles, i Rolling Stones, gli Allman Brothers ma anche i Tears for Fears (la versione di Everybody Wants to Rules Again non è veramente niente male).

Una grande importanza nell’arte di Patti Smith l’hanno avuta i testi delle sue canzoni, tanto che l’accostamento a lei del termine “poetessa” non è mai risultato forzato. La sua musica è sempre stata caratterizzata da chiaroscuri, a momenti di irrefrenabile violenza ne sono sempre seguiti altri di pace e calma senza alcuna soluzione di continuità. Non è mai stata dotata di gran voce, ma di capacità interpretative fuori dalla norma certamente sì.

La ricordo nel 1980 (o giù di lì) in un concerto a Firenze, in un’assolata giornata estiva, durante il quale fu letteralmente in grado di calamitare l’attenzione devota di più di 80.000 spettatori. E l’ho ben presente, l’ultima volta al Festival di Sanremo, assolutamente straordinaria nel cantare insieme ai Marlene Kuntz, una versione assai bella di Impressioni di Settembre della PFM, in mezzo ad un esercito di zombies, anche insospettabili, come Al Jarreau e Macy Gray, autori entrambi, nell’occasione, di performance da dimenticare.

Patti ha sempre coltivato una passione per il nostro Paese, per la sua arte e per la sua cultura tanto che Banga rappresenta una sorta di omaggio alla nostra storia e ad alcuni dei suoi protagonisti.

Pur essendo presenti alcuni elementi originari del mitico Patti Smith Group come il fido Lenny Kaye alla chitarra e Jay Dee Daugherty alla batteria, il disco si arricchisce di altre collaborazioni eccellenti quali quella di Tom Verlaine, membro fondatore dei Television, di Johnny Depp oltre che di un gruppo di musicisti italiani, che non conoscevo, dal nome Casa del Vento con i quali è stato registrato il brano Constantine’s Dream dedicato a Piero della Francesca e a San Francesco d'Assisi, e scritto ad Arezzo; partecipano alle registrazioni del disco anche i figli Jesse Paris e Jackson.

Banga è un album che disegna il profilo di alcuni personaggi del passato (Amerigo Vespucci, Seneca) e del presente (Amy Winehouse e Maria Schneider), e tratta di eventi recenti che hanno cambiato il mondo (il terremoto in Giappone): è un album sulla vita e sulla morte.

È un lavoro discontinuo, fatto di un rock a volte troppo radiofonico, ma necessario per consentire a Patti di esprimersi al canto (gli anni passano per tutti e certe impennate vocali non le sono più possibili), di vere proprie scorribande rumoristiche e di meditazioni con sottofondo musicale.

Bello? Per me sì.

Il disco ha inizio con Amerigo, un omaggio al navigatore italiano, cui Patti dedica una bella ballata mid tempo, forse un po’ troppo levigata , anche se intensa e lirica. Certamente uno dei momenti migliori del lavoro.

April Fool è brano più leggero del primo ed è stato scelto come singolo. La melodia ti entra nella testa grazie anche al contro tempo della batteria. Bella l’interpretazione vocale, assai misurata. Potrebbe avere anche un discreto successo commerciale.

Il ritmo sale con Fuji San, dedicato al popolo giapponese e alla sua reazione al terremoto. Rock tirato con le chitarre in primo piano, certamente sarà uno dei brani più apprezzati nelle performance live della prossima tournée.

This is the Girl è una commovente ballata dedicata a Amy Winehouse nei confronti della quale, più volte nelle interviste rilasciate, Patti Smith ha dichiarato il suo amore e la sua vicinanza. La canzone è molto bella e come detto, una volta saputo a chi è dedicata, anche commovente.

Banga è il nome del cane di cui si parla in Il maestro e Margherita di Bulgakov ed il brano riporta un po’ ai tempi della prima Patti Smith quando la furia era uno degli elementi caratterizzanti la sua arte. Nel contesto del disco, il brano non pare essere tra i più riusciti.

Mi piace invece la successiva Maria dedicata all’indimenticabile protagonista di Ultimo Tango a Parigi, una ballata pianistica sentita e sofferta, con alcuni versi che vengono, come da tradizione, declamati.

Mosaic è una ballata in crescendo, molto lirica, con cambi di ritmo riusciti. Ottimo il risultato finale.

Tarkowsky (The Second Stop is Jupiter) pur vedendo annoverato quale coautore il mitico Sun Ra, riporta ai momenti più visionari di Radio Ethiopia ma è un po’ troppo autoreferenziale.

Nine dovrebbe essere il regalo fatto a Johnny Depp in occasione di uno dei suoi ultimi compleanni: il brano è nello stile tipico di Patti Smith. Pur essendo apprezzabile non lascia però un gran segno.

Seneca, è la canzone scritta mentre l’artista si trovava sulla Concordia ed è dedicata al proprio figlioccio. Il brano si sviluppa su un tema musicale triste con le note di un violino in primo piano.

Costantine’ s Dream è uno sproloquio di oltre 10 minuti, durante i quali Patti rispolvera la propria vena visionaria. Il brano è un susseguirsi di pause e ripartenze, con lunghi momenti parlati e in sottofondo un narratore che si esprime nella nostra lingua.

Termina il disco, a sorpresa, After the Gold Rush, di Neil Young, in una versione bella e sofferta. Ma si sa, i due sono vicini, entrambi hanno avuto una vita segnata più dal dolore che dalla gioia, nonostante tutto.

La versione deluxe contiene Just Kids, un brano rock che chiude degnamente un disco certamente di buon livello.

Patti Smith è un caso a parte del panorama musicale internazionale. Nel passato ha detto molto ed è stata in grado di parlare a tutti quelli che le rivolgevano attenzione. Oggi potrebbe essere considerata fuori tempo, in realtà a me pare ancora straordinariamente attuale e moderna e, ascoltarla, mi fa ancora un gran bene. Nonostante gli anni resta uno dei personaggi più credibili del panorama della musica contemporanea e Banga uno dei suoi dischi migliori degli ultimi anni.

Brother Giober

SE NON TI BASTA ASCOLTA ANCHE:

Patti Smith - Horses

Richard Hell and the Voidoids - Blank Generation

Television - Television

ALTRO (dischi dimenticati, nascosti e meritevoli di menzione, oppure no)

Al Green – Live in Tokio ****1/2: uno degli album più belli dal vivo della musica soul. Qui il reverendo rifà tutti i suoi hits tra cui una strepitosa versione di LOVE e una grande versione dell’immortale Let’s Stay Together. Un concerto che sprigiona energia, ottimismo e voglia di suonare. Imperdibile per gli amanti del genere.

Beach Boys – That’s Why God Made the Radio *: purtroppo il tempo si è fermato, ma per davvero per i Beach Boys, che sfornano un disco abbastanza inutile. I coretti di una volta ci sono ancora tutti, alcune melodie sono anche non male, ma il tutto suona terribilmente falso. E non credo che il tour di quest’estate modificherà le mie impressioni. Ne avevamo proprio bisogno di questa reunion?

Glenn Frey – After Hours *: L’ultimo disco solista Glenn Frey, componente degli Eagles, l’ha registrato oltre vent’anni fa (e l’ultimo suo hit The Heat is On, è, se non ricordo male, di qualche anno prima ancora ) e non si capisce anche in questo caso cosa abbia suggerito al nostro di tornare sulle scene. Qui ripropone alcuni standards della musica americana sulla scia di quanto già fatto da Willie Nelson e Rod Stewart. Il risultato è assai deludente e tutti quei violini fanno venire il diabete.

PLAY LIST: Women Do it Better

Patti Smith - Rock and Roll Nigger

Laura Nyro – The Cat Song

Giorgia - L’eternità

Grace Slick - Miracle

Anita Baker - Been So Long

Amy Winehouse – Valerie

Diana Krall – Just the Way You Are

Dionne Warwick – Close to You

Dusty Springfield – Just lovin’

Elisa – Gli ostacoli del Cuore

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