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21 Ottobre 2014 - Ultimo aggiornamento: 12:20
Argomento: 
La scoperta
Le opere, il cui valore stimato è di circa 700 milioni di euro, sono venute alla luce grazie a una lunga ed accurata ricerca effettuata da un gruppo di esperti guidato da Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli, che hanno anticipato all'Ansa la notizia del ritrovamento.

Caravaggio: 100 inediti?
Li hanno trovati
due studiosi

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Siamo di fronte a una scoperta eccezionale? Forse. Si tratta di un centinaio di opere assolutamente inedite - disegni e alcuni dipinti - attribuite da un'équipe di studiosi ai primi passi di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, quando appena adolescente era allievo nella bottega del pittore manierista Simone Peterzano, dal 1584 al 1588.

Le opere, il cui valore stimato è di circa 700 milioni di euro, sono venute alla luce grazie a una lunga ed accurata ricerca effettuata da un gruppo di esperti guidato da Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli, che hanno anticipato all'Ansa la notizia del ritrovamento.

L'indagine sarà pubblicata da Amazon in due e-book di 600 pagine dal titolo "Giovane Caravaggio. Le cento opere ritrovate".

La notizia ha colto di sorpresa la comunità degli storici dell'arte, che da più parti invitano ad attendere verifiche ed esami più approfonditi prima di procedere con certezza all'attribuzione.

Attraverso un migliaio di immagini e puntuali confronti con i capolavori romani e napoletani del Merisi, le due pubblicazioni illustrano e ricostruiscono, in quattro lingue, la prima produzione artistica del genio lombardo, fino a oggi rimasta sconosciuta. Per due anni gli studiosi hanno compiuto frequenti sopralluoghi nell'area di Caravaggio, in provincia di Bergamo, e nelle chiese milanesi e hanno letteralmente setacciato il Fondo Peterzano, custodito nel Castello Sforzesco (e di proprietà del Comune di Milano) e contenente 1.378 disegni del maestro e degli allievi che lavoravano con lui.

"Era impossibile che Caravaggio non avesse lasciato nessuna testimonianza della sua attività durata dal 1584 al 1588 presso la bottega di un pittore all'epoca famoso e ricercato", sostiene Bernardelli Curuz, direttore artistico della Fondazione Brescia Musei. E ha messo a punto una rigorosa metodologia di indagine che ha permesso in primo luogo di individuare il canone geometrico che sottende le raffigurazioni del primo periodo romano, i volti di efebo fino al 'Ragazzo morso dal ramarro'. "Ogni pittore ne ha uno, come fosse una matrice stilistica", spiegano i due studiosi, che quindi hanno proceduto a rintracciare quelle stesse proporzioni nei disegni di studio che ogni allievo aveva il compito di realizzare fino a impararli a memoria, declinandoli nelle più diverse fisionomie e posture.

Dei circa cento disegni rinvenuti nel Fondo della Bottega di Peterzano, 83 "saranno ripresi più volte nelle opere della maturità - sostengono - a dimostrazione che il giovane pittore partì da Milano con canoni, modelli, teste di carattere e alcune possibili varianti stilistiche, pronti per essere utilizzati nei dipinti romani".

 

Commenti

nino cortesi:
Mi sembra una storia come quella del "bosone". Su "La Repubblica" di oggi /venerdì c'è a tal proposito un articolo assooooooooolutamente imperdibile di Stefano Benni.

nino cortesi:
Hanno incominciato con le ossa di Caravaggio, questa bevuta ma per me sicuramente false. Ora questa gerla piena di opere del Caravaggio.... Forse presto dietro l'angolo spunta proprio il Caravaggio. Non ci resta che provare a mettere il dito nella piaga.

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