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26 Novembre 2014 - Ultimo aggiornamento: 22:42
Argomento: 
Le reazioni
La vedova di Luigi D’Andrea, Gabriella Vitali, ha già più volte alzato la voce per non permettere che Vallanzasca abbia sconti sulla pena che i giudici hanno sentenziato. E’ molto arrabbiata e si definisce solo “schifata”.

Vallanzasca a Sarnico
La vedova D’Andrea:
“Sono schifata”

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Tutti i giorni Renato Vallazasca lascia il carcere di Bollate per raggiungere Sarnico, dove lavora come magazziniere in un’attività commerciale della zona. Probabilmente nel tragitto dalla prigione al lago passa di fronte al casello di Dalmine, lo stesso dove il 6 febbraio 1977 i componenti della banda del criminale hanno ucciso due agenti di polizia, l maresciallo Luigi D’Andrea e l’appuntato Renato Barborini. La vedova di Luigi D’Andrea, Gabriella Vitali, ha già più volte alzato la voce per non permettere che Vallanzasca abbia sconti sulla pena che i giudici hanno sentenziato. Nel 2011 ha perfino scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quando il capo della banda della Comasina ha ottenuto la semilibertà. Non se la sente di commentare la notizia della nuova vita da lavoratore di Vallanzasca. E’ molto arrabbiata e si definisce solo “schifata”.

Anche quando uscì nelle sale il film “Gli angeli del male”, la vedova D’Andrea si scagliò contro il regista Michele Placido “Di fronte a certi episodi tragici, a certe vicende che hanno segnato nel profondo i destini di tante persone – disse in occasioni dell’uscita del film - . lo Stato non può fare sconti, altrimenti trasmette un messaggio sbagliato alle nuove generazioni, oltre che mancare di rispetto ai familiari delle vittime. Noi il nostro “ergastolo” ce lo portiamo sulle spalle dal giorno in cui Vallanzasca ci strappò i nostri cari. Lui sconti i suoi. Non chiediamo né vendette né accanimenti. Ma non possiamo accettare che, con ritmo assurdamente regolare, questo individui torni sotto i riflettori”.

Commenti

Giovanni Motta ...:
Dalle parole della vedova D'Andrea si evince solo una cosa: Vallanzasca deve morire in carcere. Alla signora, alla quale va comunque tutta la nostra comprensione, sfugge che anche al peggior delinquente, in assenza della pena di morte, va data una chanche di recupero. Vallanzasca è in carcere dal 1977 (millenovecentosettantasette!!!!), la sua vita non eiste, difficilmente se ne se ne potrà rifare una, visto che ha già 62 anni. Che altro vuole la vedova? Nessuno le potrà ridare il marito, e questa durezza d'anima nei confronti di un delinquente che sta scontando la sua pena ed esce solo per lavorare è di difficile comprensione

la destra:
Vorrei proprio vederti, nei panni della vedova, se fosse toccata a te. Se avessero ucciso tua moglie, o tuo figlio, come ti saresti comportato? Cosa ti saresti aspettato dalla "giustizia" calpestata da toghe vittime di protagonismo? La giustizia Italiana è fra le peggiori in Italia! Magrebini che violentano le nostre figlie e lasciati liberi dopo poco. Immigrati che uccidono, messi poi ai domiciliari in residence, reati fiscali come quello di Lusi, e gente come Tanzi, comodi in lussuose ville, dopo che molti si sono suicidati per la bancarotta della Parmalat. Maddof in America non uscirà MAI PIÙ DAL CARCERE! Spiegami come mai Vallanzasca, condannato a quattro ergastoli ora è libero?

Giovanni Motta:
Primo: Vallanzasca non mi pare sia libero. Secondo: mai come in questo caso, la Giustizia italiana è stata dura e inflessibile. Anche la Grazia gli è stata negata. Detto questo, nessuno difende la Giustizia, che ha i suoi mali cronici, difendiamo invece l'intelligenza di capire che non si può odiare all'infinito un carnefice che sta duramente scontando la sua pena e che esce dal carcere solo per lavorare. Coi se e coi mai non si va da nessuna parte: comunque per risponderle, se fossi al posto della vedova odierei anch'io Vallanzasca, ma capirei che mentre un uomo è morto, e in pochi istante ha finito tutto, il bel René muore ogni giorni dal '77, senza futuro e senza prospettive. Non basta?

Eugenio:
Un tale che NON è in carcere dal 77 perché ne è anche fuggito. Condannato a 4 ergastoli per un complessivo di 295 anni di reclusione, che gode ora di semilibertà è una vergogna. Per cui le scrivo che NO NON BASTA. Che poi lei dall'alto della sua saggezza dello scrivere che l'ucciso "in pochi istanti ha finito tutto" mentre l'uccisore muore ogni giorno, abbia un concetto diverso è legittimo. Ma è un suo parere. rispetti anche la legittimità dei parenti degli uccisi da un criminale. Perché va bene tutto ma avere solidarietà anche per loro non sarebbe male. E a volte tacere anche.

tex :
ma i poliziotti che hanno ucciso aldrovandi, quello della lazio e altri , hanno solo cambiato comando ? non faranno neppure 1 gg di galera ?

Simone:
Infatti non è giusto.. quello che manca in Italia, purtroppo, è la certezza della pena, la cosa perfetta sarebbe una pena esemplare.

Simone Fornoni:
Io credo che un criminale possa essere rieducato solo dopo aver risarcito le vittime del reato per cui sconta la pena. Ma prima dovrebbe guadagnarsi il soggiorno in prigione a spese del contribuente tramite lavoro coatto, ovvero svolgendo mansioni utili alla collettività. Che so, inserimento dati. Oppure, nel caso in questione, confezionamento a mano di divise delle forze dell'ordine: in contrappasso azzeccato. Al servizio di quelli che ammazzava senza pietà...

rodolfo pandolfini:
@Simone Fornoni Se il condannato acquisisse lo status di schiavo visto che proponi il lavoro coatto potrebbe essere una buona idea?

Sono d'accordo con te, nessuno dev'essere considerato e trattato da schiavo. Per questo ho sempre sostenuto che il detenuto debba essere lasciato libero di scegliere: lavorare e guadagnarsi il pasto, o non fare nulla e morire di fame.

ago 54:
FABRIZIO DE ANDRE' CANTAVA : ...MA SE PENSERAI, SE GIUDICHERAI DA BUON BORGHESE LI CONDANNERAI A CINQUEMILA ANNI PIU' LE SPESE..MA SE CAPIRAI, SE LI CERCHERAI FINO IN FONDO, SE NON SONO GIGLI, SON PUR SEMPRE FIGLI, VITTIME DI QUESTO MONDO...

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