Nicola, regista a Londra
dopo essere uscito
dal tunnel della droga
Per l’arte sono dei maledetti, mentre per la società dei giovani in cerca di riscatto. Ma per Nicola Galbusera, bergamasco di 25 anni, è la storia di una rinascita, "di una seconda possibilità che la vita mi ha concesso". Un’adolescenza precoce, tutta "sesso, droga (molta) e rock ’n’ roll (quanto bastava), ed una storia che inizia il suo corso nel 2007, lontano dal Collegio dove studiava e dalla famiglia. "Dopo essere stato bocciato per la terza volta, sono stato costretto a iniziare a lavorare in un supermercato per sette mesi, passando poi in un ristorante per tre altri mesi –racconta Nicola-, successivamente alla Vodafone, tre settimane, ed anche in una fabbrica per un breve periodo. La mia vita aveva preso una brutta piega. Frequentavo gente insoddisfatta della propria esistenza a causa del lavoro che paga poco e senza possibilità di crescita o di una famiglia distante, e che cercava rifugio in qualche paradiso artificiale, proprio come me".
Un vero e proprio Vangelo dello sballo e delle sregolatezze, tra notti di insonnia e albe di ebbrezza, in un mondo parallelo alla realtà. "Ho conosciuto galeotti, immigrati e manovali; tutti che hanno in comune il vizio di usare droghe, anche pesanti, come la cocaina". Una rapida discesa verso il baratro, che pareva non avere un fondo. "Lentamente stavo diventando come loro, senza ambizioni, senza la forza di ricominciare e mi stavo distaccando sempre di più dalla mia famiglia". E racconta: "nell’agosto 2008 ero alto 1.85 e pesavo 55 chili. Stavo chiaramente perdendo ogni cognizione della vita reale. Anche mia sorella Margaret, l’ultima persona rimasta vicina, stava perdendo la speranza di recuperarmi, non mi facevo mai sentire e consideravo famiglia gente a cui non importava nulla di me, in fondo".
Ma una mattina, che sembrava uguale a tutte le altre, la vita offre a Nicola una seconda chance: "Margaret mi propose di ricominciare da capo, intraprendere un corso di studi mirato che mi garantisse un futuro tutto mio e provare a guadagnarmi una laurea a Londra". Aria nuova, nebbia britannica e sensazioni positive spirano nel petto di Nicola: "Quando mi sono trasferito era la prima volta dopo tanti anni che mi sentivo ancora parte di una famiglia - afferma - mia sorella mi ha aiutato a riguadagnare fiducia in me stesso, insegnandomi uno stile di vita genuino, ricco di sacrifici e duro lavoro". I primi sette mesi a Londra vennero impiegati per l’apprendimento della lingua attraverso un corso di inglese "dove ho imparato a capire e farmi capire da persone inglesi. A differenza di quello che il mondo pensa, ho subito notato una certa apertura mentale da parte dei britannici, grazie anche alla varietà di etnie che ormai popolano la capitale: era un altro vivere".
Poi il ritorno tra i banchi, questa volta di una Università: "nel 2009 ho intrapreso un corso al termine del quale mi venne rilasciato il certificato IELTS, per accedere alla Greenwich University. Per la prima volta nella mia vita ho veramente goduto l’andare a scuola". Il corso comprendeva tre materie: media studies, journalism and cinematography. "Ho ricevuto il massimo dei voti tranne la sufficienza in giornalismo, e quello che maggiormente ho apprezzato nell’insegnamento inglese, è la pazienza e la voglia di motivare e interessare lo studente". Nel frattempo anche un duro lavoro di gavetta, cominciato nel 2009 per puro caso, facendo però centro nel cuore delle aspirazioni di Nicola: "Ora sono un giovane cineasta e svolgo aiuto di regia per un regista cipriota conosciuto casualmente tra una birra e l’altra. Ai tempi non sapevo assolutamente nulla del cinema, probabilmente gli ero simpatico a pelle e mi assoldò nella sua troupe". Intanto a maggio arriverà anche la laurea per Nicola, rinato e pronto per la grande avventura della vita: cinematografica e reale.
Cristiano Gamba


























































Commenti
Buon per lui. Tuttavia
Buonasera redazione. Ma dei
Ciao Martina, perdona il
Aiuto... È da pelle d'oca
l'importante è.......... aver
No, il peluzzo lo trovano i
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