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25 Luglio 2014 - Ultimo aggiornamento: 20:04
Argomento: 
Sotto il Monte
Dopo la rivelazione di Bergamonews sul presunto ammanco di un milione di euro dalle casse della parrocchia di Sotto il Monte, ancora nessuna denuncia da parte della parrocchia. Forse nel carteggio della trattativa privata il segreto di questo caso.

Il Papa Buono, il parroco
detective e l’ammanco:
ma qualcosa non torna

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La parrocchia non ha ancora sporto denuncia per furto. Eppure dal 24 febbraio scorso il parroco di Sotto il Monte, monsignor Claudio Dolcini, sostiene di aver incastrato un collaboratore infedele intento a rubare le elemosine delle candele nella chiesa parrocchiale di Papa Giovanni XXIII. Dopo la rivelazione di Bergamonews il parroco ammette la vicenda e racconta alcuni particolari, come si è improvvisato detective per stanare il presunto servitore infedele, come è arrivato al calcolo della somma sottratta. Ma la vicenda non sembra essere chiara su diversi fronti.

I FATTI

Domenica 24 febbraio dopo la Messa vespertina il parroco, don Claudio Dolcini, 45 anni, da due alla guida della parrocchia che ha visto nascere il futuro Santo Papa Giovanni XXIII, coglie sul fatto un collaboratore della parrocchia. Secondo il racconto dello stesso sacerdote, osservando i bilanci della parrocchia, aveva notato che le elemosine delle candele non aumentavano nonostante di lumini accesi ce ne fossero parecchi. Insospettivo, avrebbe installato delle telecamere, si sarebbe nascosto nel campanile, e verso le 20 di quella domenica avrebbe colto sul fatto un collaboratore della parrocchia che si era trattenuto un secondo mazzo di chiavi della chiesa. Il sacerdote, come un esperto detective, avrebbe di fatto risolto il caso. Ma non è così. Non scatta nessuna denuncia. Non si rivolge alle autorità competenti. Anzi, inizia una seconda indagine. Ed arriva ad una conclusione.

IL PRESUNTO AMMANCO

Se il volontario ha rubato per tutte le domeniche che ha prestato servizio in parrocchia, in tutto sono dieci anni, si arriva alla cifra di un milione di euro. Tutto da dimostrare per il collaboratore, non per monsignor Dolcini che avvia una trattativa in cerca di un accordo. Pare che si arrivi alla stesura di un piano per il rientro delle offerte rubate: rate da 3mila euro al mese per dieci anni più diversi immobili. In tutta questa trattativa ci sarebbe anche la diocesi che interviene per far tacere il tutto e risolvere al più presto la vicenda in vista dell'annunciata salita agli altari di Papa Roncalli. Ma così non è.

L’accusato replica punto per punto al parroco, pare scriva una lettera persino al vescovo monsignor Francesco Beschi cercando di trovare una via d’uscita a questa accusa pesantissima e all'invito a non partecipare alle funzioni religiose. Nessuna risposta. Chiede aiuto al parroco predecessore di monsignor Dolcini, monsignor Marino Bertocchi, che subito dichiara l'assoluta fedeltà e rinnova la fiducia al volontario accusato. Ma poco conta.

LE DOMANDE IN SOSPESO

Monsignor Dolcini tira dritto e afferma che per il bene della comunità ha preferito tenere un profilo basso, anche se poi si affida ad un principe del foro di Bergamo come l’avvocato Roberto Bruni, già sindaco di Bergamo. Insomma in questa vicenda qualcosa non torna.

Perché il parroco non ha sporto subito denuncia? E perchè dopo dieci mesi attende ancora? Quali immobili del collaboratore sono stati indicati e individuati al raggiungimento dell’accordo? Perché? Che finalità avrebbero per la parrocchia di Sotto il Monte? Domande ancora in sospeso, in attesa che si arrivi alla denuncia da parte della parrocchia ed emerga quel carteggio della trattativa per ora ancora segreto.

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