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Venerdi 30 Luglio 2010 - Ultima modifica: 01:08
Il patrimonio - Monsignor Francesco Beschi guiderà una diocesi "ricchissima", con un patrimonio estremamente vasto che l'economo monsignor Lucio Carminati, in un'intervista rilasciata nel maggio 2007 durante il Sinodo, stimava attorno ai tre miliardi di euro solo per i beni "di costruzione".
Gestirà una diocesi ricchissima
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Monsignor Francesco Beschi guiderà una diocesi "ricchissima", con  un patrimonio estremamente vasto che l'economo monsignor Lucio Carminati (nella foto) in un'intervista rilasciata nel maggio 2007 durante il Sinodo stimava attorno ai tre miliardi di euro solo per i beni "di costruzione". Cifre che in un anno e mezzo non saranno cambiate poi molto. Si tratta di 1.600 chiese, parrocchiali e non, 250 oratori, più di 120 scuole materne, asili nido, scuole, elementari, medie e superiori, e poi impianti sportivi, sale cinematografiche, sale della comunità, case di riposo. Queste strutture valgono, solo di costruzione, tre miliardi, ma molte di esse sono di elevato valore artistico, spesso incalcolabile.
E poi c'è il vero e proprio patrimonio artistico: 280 mila oggetti per i quali non esiste stima, ma che provandoci in modo approssimativo monsignor Carminati valutava un miliardo e 400 mila euro.
Tra le entrate nelle parrocchie si contano le offerte dei fedeli, che ammontano a una trentina di milioni all'anno, le alienazioni che rendono circa 6 milioni, gli afffitti di immobili per due milioni e mezzo. Ci sono poi i soldi che l'Istituto centrale di Roma gira alla diocesi per pagare gli stipendi dei preti: 5 milioni l'anno, mentre va detto che con l'otto per mille i bergamaschi versano allo Stato 20 milioni, di questi alla chiesa locale ne tornano 5.
Non mancano le operazioni finanziarie: la diocesi orobica detiene (o deteneva nel maggio 2007) 800 mila azioni del Credito Bergamasco, più altre della Bpu, Popolare di Verona, Banca Intesa, Banca Lombarda, Banca di Bergamo.
Sul capitolo appartamenti l'economo ha smentito che la Curia sia l'ente che ha il più alto numero in Città Alta, "certo, se fra gli immobili contiamo anche il Seminario e le chiese, il nostro patrimonio è imparagonabile a quello dei privati", aggiungendo che "gli appartamenti sono affittati spesso a prezzi più bassi di un buon 15 per cento rispetto a quelli di mercato".
Monsignor Carminati evidenzia però che il patrimonio, pur ricchissimo, produce solo costi, per le varie manuntenzioni e nessun introito e aggiunge che non è possibile pensare di venderlo. "Non è facile alienare un patrimonio storico, una chiesa non si può vendere...". Il vero patrimonio, concludeva nell'intervista, sono i tanti volontari il cui lavoro non risulta a bilancio. 

Giovedi 22 Gennaio 2009

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