Trapianti, donatori in calo. I Riuniti: "Non è allarme"
Calano i donatori? Aumentano i "no" al prelievo di organi? Il direttore del Centro nazionale trapianti Alessandro Nanni Costa lancia allarmi preoccupati annunciando per l'anno prossimo una diminuzione in Italia del tre per cento dei trapianti e sottolineando che in Lombardia le opposizioni al prelievo sono passate in un anno dal 31 al 32 per cento. Un segnale, sottolineano in tanti, che vuol dire due cose: che la fiducia nella medicina e nella scienza sta venendo un po' meno e che gli interventi della Chiesa sulla fine della vita lasciano il segno. Esagerazione, verità, ipotesi da verificare.... abbiamo voluto capire cosa succede a Bergamo, in quello che è uno dei centri più noti e prestigiosi sul versante dei trapianti. E, seppure i dati siano abbastanza in linea con il resto della Penisola, la situazione non sembra allarmare Mariangelo Cossolini, coordinatore del prelievo e trapianti di organi all'azienda ospedaliera dei Riuniti.
La strada dei trapianti sembra sia diventata una salita oggi. Succede anche da noi?
Mi lasci fare una premessa doverosa. E' un momento di confusione mediatica. Si stanno sovrapponendo un po' troppe situazioni che creano dubbi nelle persone. Per esempio, in molti mi chiedono se si possono prelevare gli organi di Eluana Englaro.
Che c'entra Eluana?
C'entra perché davvero non si capiscono più i confini e non si conosce la realtà della cose, così tutto diventa pasticciato. Eluana ha una parte di cervello che non funziona più, ma un'altra parte, quella che sovrintende il respiro e altre funzioni, invece funziona, tant'è che questa donna non è attaccata ad alcuna macchina per sopravvivere. Quindi il suo caso non c'entra nulla con la possibilità di prelievo di organi: per la scienza è viva.
E' viva perché l'attività cerebrale non è cessata del tutto?
Esatto. le regole sono rigidissime. Per un eventuale trapianto e anche senza. Quando una persona muore, cioè il suo encefalogramma diventa piatto, è obbligatorio per legge un certificato di morte.
Qual è allora il problema?
Il problema è che la gente oggi fa confusione sul quando uno è davvero morto. Il Papa, nel corso di un importante convegno tenutosi a novembre e a cui ho partecipato, ha detto che donare gli organi è un bene. Certo, ha aggiunto, bisogna essere sicuri che la persona sia morta. Per quanto riguarda noi medici abbiamo sempre documentazioni inoppugnabili; la gente invece ha dei dubbi.
Per questo non si vogliono autorizzare i trapianti?
Non è così. La confusione c'è, ma non si sta ancora riversando sulle autorizzazioni. Almeno per quanto riguarda Bergamo.
Ci spieghi cosa succede a Bergamo.
Quest'anno i donatori sono diminuiti: finora sono 14 contro i 19 dell'anno scorso.
L'allarme dunque c'è?
No. Io direi di no, anzi. Perché i motivi di questo calo, che sono legati a un calo di possibilità di organi da trapiantare, questo è vero, dipendono solo in minima parte dall'opposizione dei famigliari.
E da cosa dipendono allora?
Da molti fattori: molti erano disposti a donare gli organi ma avevano patologie trasmettibili, per alcuni la causa di morte era sconosciuta e si è appurato che avevano malattie virali, anche in questo caso non utilizzabili, in altri casi non c'erano ricevitori compatibili. Soprattutto oggi le morti per trauma, di persone giovani e sane, sono diminuite grazie alle cinture di sicurezza e ai caschi.
Nessuna opposizione dalle famiglie?
A Bergamo si sono registrati solo due aumenti dell'opposizione al prelievo, non mi sembra un numero significativo.
Quindi nessun allarme?
No. Ovvio che tutto va rapportato a livello regionale lombardo, ma l'aumento dei "no" per opposizione dei famiglie è così basso che potrebbe essere un caso. Va fatta una analisi puntuale e corretta e lanciare allarmi prima non fa bene a nessuno.