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Giovedi 2 Settembre 2010 - Ultima modifica: 19:44
Sul Riformista - Un articolo del quotidiano Il Riformista traccia un ritratto dell'imprenditore bergamasco Giorgio Patelli, compagno del ministro Maria Stella Gelmini.
Quell'immobiliarista con importanti entrature
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Alessandro Da Rold per "Il Riformista"
C'è una fotografia del settembre dello scorso anno che vale la pena rammentare. Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, è a cena sul Lago di Garda, a Desenzano, insieme ai vertici del Popolo della libertà lombardo. Insieme a lei, c'è il futuro marito Giorgio Patelli, padre del figlio che aspetta.
L'imprenditore bergamasco, immobiliarista, esperto in estrazione di cave, ascolta interessato i convitati. «Tra un risotto e un branzino alla brace», come riportano le cronache del Giornale di allora, si fa più di un accenno alle elezioni regionali del 2010. Al tavolo ci sono Giancarlo Abelli con la moglie Rosanna Gariboldi, Guido Podestà, attuale presidente della provincia di Milano, Massimo Ponzoni, assessore all'Ambiente in regione Lombardia e Adriano Paroli, sindaco di Brescia.
Manca il governatore Roberto Formigoni. Ma proprio di lui si parla, perché i quotidiani il giorno dopo scriveranno di «un patto sulle elezioni regionali: dopo Formigoni c'è Gelmini», con il presidente ciellino in partenza verso Roma. La cena, però, non è solo occasione per discutere del futuro politico del Pirellone, di cui tanto si parla in questi mesi, tra malumori leghisti e dell'area laica del Pdl. E' una delle prime cene ufficiali per Patelli, imprenditore cinquantenne che riscuote successo tra le donne, balzato agli onori delle cronache in poche occasioni, spesso non particolarmente esaltanti. Il suo nome è saltato fuori dall'interrogatorio di dieci ore cui è stato sottoposto Ponzoni, il sette novembre scorso, nell'ambito dell'inchiesta sulla bonifica Montecity-Santa Giulia che vede coinvolto il re della bonifiche Giuseppe Grossi.
Gli inquirenti vogliono approfondire il suo ruolo quando era socio della Tecno.Geo, società di consulenza nel settore ambiente, che nel 2006 fece parte del comitato tecnico regionale chiamato a presentare le valutazioni di impatto ambientale richieste per la realizzazione di nuove cave. Patelli non è un nome di rilievo in Lombardia. Lo è tra la bergamasca e il bresciano. E' grande amico dei costruttori che contano in quelle zone. Ha intrecciato relazioni con tutti. Ed è fidanzato con il ministro dell'Istruzione dalla primavera del 2008.
Le sue entrate nel mondo imprenditoriale della bergamasca sono dovute all'ottimo rapporto che lo lega a Ottavio Cavalleri, titolare dell'omonima impresa edile, appaltatrice di numerose infrastrutture lombarde. Il nome di Patelli salta per la prima volta fuori in consiglio regionale il 14 gennaio del 2002.
I consiglieri di centrosinistra chiedono un'interrogazione urgente all'assessore Nicoli Cristiani, per l'autorizzazione rilasciata dallo stesso per la cava in località "Crodello" di Pontoglio in provincia di Brescia riguardante un'opera stradale in ValSeriana, subappaltata in parte alla ditta Cavalleri.
Nel comunicato di allora si legge: «Rilevato che il dott. Giorgio Patelli, risulta concedente del terreno messo giuridicamente a disposizione della ditta Cavalleri ed è componente del Comitato Tecnico Consultivo regionale per le attività estrattive che è chiamato ad esprimere parere sull'autorizzazione delle attività estrattive stesse, come peraltro il Comitato ha fatto il 12/7/01», i consiglieri chiedevano se la giunta «non ritenga opportuno verificare l'esistenza di eventuali analoghe situazioni riguardanti l'operato del dott. Patelli, nella duplice qualità di operatore del settore e componente di un Comitato che si esprime sulle autorizzazioni».
Ne nacque un processo per tangenti. Cavalleri fu condannato per aver falsificato alcuni documenti dell'Anas per giustificare le estrazioni. E Patelli fu sentito come testimone, per aver autorizzato la coltivazione della cava. Disse che non aveva partecipato a quella riunione. Dopo sette anni, Patelli, che è nel comitato tecnico in regione Lombardia ormai sin dal 1996, ritorna d'attualità. In seguito, infatti, allo scoppio dell'inchiesta sul Piano Cave di Bergamo.
Un'indagine spinosa, in cui perde il posto Cinzia Secchi, per quasi vent'anni direttore generale dell'assessorato all'Ambiente. E la Secchi e Patelli si conoscono bene. All'epoca, tra i corridoi del Pirelli si parlò che la scelta di trasferire il direttore generale fosse una mossa preventiva di Formigoni, in attesa di seguire l'evolversi dell'inchiesta sul piano Cave, ora di nuovo sotto i riflettori della procura di Milano, dopo l'inchiesta su Grossi.

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Giovedi 19 Novembre 2009


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