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Giovedi 2 Settembre 2010 - Ultima modifica: 19:44
La sentenza - Assolto perché non si riscontrano violazioni del codice deontologico. L’Ordine dei medici di Bergamo ha scagionato da ogni accusa Carlo Alberto Defanti, il neurologo che ha avuto in cura Eluana Englaro.
Eluana, l'Ordine dei medici assolve Defanti
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Assolto perché non si riscontrano violazioni del codice deontologico. L’Ordine dei medici di Bergamo ha scagionato da ogni accusa Carlo Alberto Defanti, il neurologo che ha avuto in cura Eluana Englaro. L’interesse mediatico e politico al caso, balzato agli onori delle cronache mondiali, ha costretto l’Ordine, a cui è iscritto Defanti, a pronunciarsi sull’operato del neurologo che ha seguito passo passo Eluana prima nella clinica di Lecco dove da anni era ricoverata in stato vegetativo e negli ultimi giorni di vita a “La Quiete” di Udine.L’indagine è scattata il 10 marzo, poche ore dopo la morte della donna, in coma dal 1992, a cui è stata sospesa l’alimentazione per volontà del padre Beppino Englaro. Una vicenda personale che ha spaccato l’Italia in due: milioni di persone contrarie all’eutanasia e altrettante schierati con il padre della donna.
Defanti è stato ascoltato per la prima volta dall’Ordine lo scorso 5 marzo, “una chiacchierata dai toni pacatissimi” come la definì il presidente Emilio Pozzi a Bergamonews. Più travagliato invece il dibattito interno al collegio dei medici, composto da quindici professionisti, che al termine di un lungo confronto hanno emesso la sentenza: assoluzione piena. “Abbiamo voluto andare fino in fondo – spiega Pozzi – potrei definirlo quasi un processo all’ideologia più che a Defanti. Questa è stata la maggiore difficoltà. In ogni caso secondo la documentazione in nostro possesso Defanti non ha violato il codice deontologico”. Il presidente non nasconde che il giudizio sull’operato del neurologo, soprattutto per l’attenzione mediatica e le strumentalizzazioni che potrebbero conseguire, spaventa il diretto interessato e lo stesso Ordine. Motivo per cui la notizia, per volontà del collegio e di Defanti, sarebbe dovuta rimanere segreta. “C’è stata una grande sproporzione tra fatti e strumentalizzazioni – continua Pozzi -, l’intenzione era di farla rimanere sotto traccia. Però è anche giusto che la gente sappia. Bisogna essere chiari: il nostro è un codice deontologico, che detta le linee e non può stabilire una colpa precisa come il codice penale. Noi non ci appelliamo ad un articolo; ogni componente del collegio, composto da persone prima ancora che da medici, giudica secondo la propria esperienza”. Un modo velato per dire che non condivide la sentenza? “Io sono il presidente, non ho preso la decisione finale, rappresento solo un voto dei quindici. Sono il presidente dell’Ordine, ma sono responsabile del mio pensiero che preferisco non rivelare. La mia preoccupazione è che il nostro giudizio, che io reputo obiettivo,venga strumentalizzato”.

REMUZZI  Niente decreto per quelli che muoiono perchè non c'è posto

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Lunedi 22 Giugno 2009
ISAIA INVERNIZZI
invernizzi@bergamonews.it
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