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Venerdi 30 Luglio 2010 - Ultima modifica: 01:08
Economia illegale/1 - La tentazione di acquistare una borsa griffata a poco prezzo è forte. Ma dietro i "vu cumprà" si nasconde un enorme giro di affari sporchi: la merce arriva dalla Campania o viene prodotta nei laboratori clandestini, poi arriva a Bergamo con i borsoni degli africani. Per la polizia locale è una sfida impari: per ogni abusivo fermato ne spuntano altri cinque.
Laboratori cinesi, venditori africani
è la guerra persa alle false griffe
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Diciamo la verità. Comprare una borsa falsa da un venditore senegalese è una tentazione forte. Vederla esposta in via Venti a più di mille euro e poterne regalare una identica alla fidanzata spendendo meno di un quinto è uno stimolo quasi irresistibile. Ma, a parte l’indelicatezza di regalare una patacca alla propria compagna e il rischio di beccarsi una multa salatissima, l’eventuale acquisto comporta risvolti ancora più negativi. Dietro l’abusivo che stende il lenzuolo in centro si muove infatti un giro d’affari gigantesco, un’industria del falso che specula sulle manie di shopping sfruttando un esercito di disperati e danneggiando gli affari dei commercianti onesti.
I senegalesi sono solo la base della piramide. Si guadagnano da vivere vendendo scarpe, borse e accessori finti, girando buona parte dei loro guadagni a chi la merce la produce e distribuisce: veri grossisti dell’illegalità, che tirano le fila del commercio sporco.
I canali di approvvigionamento degli abusivi che operano sulla piazza di Bergamo sono sostanzialmente due: il Sud Italia, in particolare la Campania (fenomeno descritto anche da Saviano in Gomorra), e i laboratori cinesi clandestini, che confezionano prodotti fotocopia costringendo a turni massacranti immigrati irregolari. Si trovano soprattutto in Veneto, oppure in Toscana. Da qui spediscono la loro merce al Nord. I senegalesi si riforniscono in magazzini a Brescia o Milano (ma mesi fa ne fu sequestrato uno anche a Brembate Sopra), poi salgono su treni e autobus e raggiungono Bergamo con borsoni carichi di imitazioni di Prada, Louis Vuitton, Dolce&Gabbana. Non mancano, ovviamente, cd e dvd pirata. Per pochi euro si può comprare il film uscito nelle sale la settimana prima, ma va forte anche il business dei film porno, venduti senza ritegno anche fuori dagli ospedali di Bergamo e provincia.
La polizia locale nell’ultimo anno ha dichiarato una vera guerra all’abusivismo, affiancata da una minuziosa attività di intelligence: i senegalesi vengono osservati e seguiti, nel tentativo di risalire verso i vertici della piramide. Ma i risultati sono scoraggianti. Per un abusivo fermato e multato ne spuntano altri cinque. La manodopera del resto non manca, i rischi dopotutto si riducono a una sanzione amministrativa: 4 mila euro, che chissà se e quando lo straniero pagherà, poi si può tranquillamente riprendere a smerciare griffe contraffatte. L’unico effetto tangibile dell’azione di contrasto è che via Venti non è più disseminata di lenzuoloni con la mercanzia esposta: i senegalesi si sono fatti più discreti, soprattutto perché se pizzicati gli oggetti vengono tutti confiscati, e si appostano nelle strade limitrofe al centro come via Pascoli e via Maffei. Sorprenderli però è sempre più difficile, perché dispongono di una rete di pali che segnalano gli spostamenti delle forze dell’ordine. E’ una sfida che costa tempo e denaro, che a volte risulta persino impopolare. Quante volte vedendo un vigile fermare un senegalese viene da pensare che i criminali stanno altrove. Vero, ma non del tutto: i criminali stanno anche dietro di loro. E noi li aiutiamo a prosperare.

Martedi 26 Maggio 2009
MARCO BIROLINI
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