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Giovedi 2 Settembre 2010 - Ultima modifica: 19:44
Operazione X5 - Il nucleo investigativo dei carabinieri di Bergamo ha smantellato tre gruppi criminali che rifornivano la nostra provincia: 42 arresti in Nord Italia, Francia e Spagna. Otto sono stati eseguiti in Olanda, dove operava una delle menti. A Verdellino un'azienda di trasporti fungeva da centro logistico.
La via della droga partiva dall'Olanda
colpo dell'Arma al narcotraffico
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L’operazione X5, che ha portato all’emissione di 42 ordini di arresto in tutto il Nord Italia e in Europa, ha intercettato solo una parte del flusso enorme e costante di hashish e cocaina diretto nella Bergamasca. Mille i chili di "fumo" sequestrati in un anno, quindici di polvere bianca. “Ma rappresentano solo un quinto degli stupefacenti arrivati da Olanda e Spagna negli ultimi mesi – spiega il capitano Giovanni Mura, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri di Bergamo - almeno il 40% era per la provincia di Bergamo”.
La domanda non si ferma mai, l’offerta si adegua di conseguenza. Proprio da questo dato di fatto sono partite, più di un anno fa, le indagini dei militari, coordinate dal pm Pavone. Dai pusher di strada si è risaliti nella piramide dello spaccio, fino a individuare i vertici di tre gruppi criminali abituali fornitori del mercato della droga orobico. L’inchiesta ha portato via via a ingenti sequestri: ogni volta che c’era notizia di un carico in arrivo, i carabinieri “agganciavano” il corriere al confine e poi, dopo averlo seguito, lo bloccavano al momento opportuno. Azioni non prive di rischi, come quella della vigilia di Natale 2008, quando gli uomini del capitano Mura furono speronati vicino al valico del Frejus dalle auto dei trafficanti
Alla fine, gli investigatori hanno tirato le somme: 42 le ordinanze di custodia in carcere emesse dal gip, a fronte delle 75 richieste d’arresto. Sei destinatari sono domiciliati in Bergamasca: uno, un marocchino di 33 anni, è stato preso a Urgnano. Gli altri, irreperibili, abitavano a Arcene, Verdellino, Telgate e Verdello. Tutti marocchini, come la gran parte dei membri della rete smantellata. Otto arresti sono stati messi a segno in Olanda, cinque in Francia, uno in Spagna.
Nei Paesi Bassi è finito in manette il cervello di uno dei tre gruppi, tale Azir Rachid, principale punto di riferimento per gli “importatori” radicati in Lombardia e nella Bassa Bergamasca in particolare. Per ordinare i carichi bisognava rivolgersi a lui, che organizzava trasporti con ogni mezzo. La droga è stata sequestrata a bordo di auto, camion, nascosta in doppifondi o tra i normali carichi commerciali.
L’altro gruppo faceva riferimento a Hamada Hicham, detto “Casablanca” perché tirava le fila dalla città marocchina. E’ ancora laggiù, libero di continuare la sua attività, perché le autorità marocchine non sono riuscite a fornire elementi in grado di identificarlo con certezza. I suoi “dipendenti” sono però finiti tutti al fresco, o comunque risultano indagati. Nell’ambito di questo canale operava un’azienda di autotrasporti di Verdellino, definita dai carabinieri un importante centro logistico per l’attività di importazione dalla Spagna. Dalle indagini è emerso che contitolari della ditta sono un marocchino e Andrea Di Muro, figlio dell’imprenditore ucciso due settimane fa a Milano, delitto per cui si segue anche la pista della n’drangheta. Il marocchino, tale Idris, aveva ordinato diversi carichi di stupefacenti: era agli arresti domiciliari ma gli era stato concesso di continuare a lavorare in ditta. Da qui continuava a gestire tranquillamente la sua attività. Fino a quando i carabinieri gli hanno arrestato un corriere, costringendolo a riparare in Spagna per evitare a sua volta il carcere.
Il terzo gruppo con robusti legami commerciali in Bergamasca era coordinato da tal “Leggat”, soprannome che significa più o meno “pinza”. Da Barcellona gestiva il traffico verso l’Italia con un bel po’ di fantasia: per eludere i controlli messi in piedi dai carabinieri, aveva creato un canale da Est. Che ha funzionato fino all’arresto di un croato, entrato in Italia da Tarvisio e qui intercettato dai carabinieri.
Una rete vasta e complessa, quella ricostruita dal team del capitano Mura, e che ha permesso di arginare, se non interrompere, il fiume di droga che si riversa a Bergamo.
“Ma è una lotta perenne – ha spiegato il procuratore Adriano Galizzi – Non c’è molta speranza finché ci saranno Paesi che vivono di coltivazione e esportazione di stupefacenti”. Ultimo aspetto, inquietante anche se da approfondire, il ritrovamento di alcune non meglio precisate carte di contenuto religioso, forse fotocopie di versi del Corano, in un appartamento di uno degli arrestati a Genova, dove i carabinieri hanno trovato oltre centomila euro in contanti. Sul posto sono intervenuti gli specialisti del Ros. Saranno loro a stabilire se ci sono stati contatti tra narcotrafficanti e fanatici integralisti.  

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Giovedi 19 Novembre 2009
MARCO BIROLINI

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