BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Bambine pazze per Violetta La psicologa: sviluppo della personalità a rischio fotogallery

Il fenomeno mediatico del momento, "Violetta", è ammirata dalle bambine e sta riscuotendo un grande seguito. La dottoressa Ivana Simonelli: nei più piccoli si verifica un'iper-idealizzazione e una forte identificazione con il personaggio. Stimoli adatti all'adolescenza vengono introdotti nella fascia d'età evolutiva precedente con inevitabili ripercussioni sulla crescita.

Lasciare soli i propri figli o nipoti davanti alla televisione a guardare programmi come “Violetta” può avere su di loro un effetto di precocizzazione. In altre parole, i bambini entrano in contatto con stimoli appartenenti ad una fase evolutiva successiva della loro crescita, cioè l’adolescenza, con inevitabili ripercussioni sullo sviluppo della loro personalità.

A spiegarlo è la dottoressa Ivana Simonelli, psicologa clinica bergamasca, psicopedagogista e psicoterapeuta in formazione psicoterapia psicanalitica dell’adolescente e del giovane adulto.

Abbiamo intervistato l’esperta per capire meglio gli effetti di “Violetta”, personaggio del momento, tanto amato quanto discusso (leggi cosa dice la piccola Anna), divenuto un vero e proprio mito per molte bambine.

Dottoressa Simonelli, che tipo di impatto ha il personaggio di “Violetta” sulle bambine?

In generale, qualsiasi stimolo che arriva alla mente e al cuore del bambino, che poi si riflette anche sugli aspetti corporei della persona, ha un impatto fortissimo sull’individuo. Si tratta di dinamiche delicate, legate alla crescita e sta agli adulti prestare attenzione a come entrare in queste dinamiche. Specificatamente, Violetta, che è un prodotto degli adulti, può generare nei bambini una precocizzazione.

Che cosa significa?

Significa che aspetti che andrebbero acquisiti in una fascia d’età maggiore, come quella dell’adolescenza, entrano in contatto con i bambini nella fase evolutiva precedente. Guardando Violetta, infatti, il bambino entra in contatto con temi tipici dell’adolescenza, quali l’indipendenza e la separazione dalle figure genitoriali e i primi approcci con l’innamoramento. Gli stimoli derivanti dalla precocizzazione restano inscritti nella storia della persona: se una bambina all’età di otto, nove o dieci anni vive emotivamente esperienze tradizionalmente appartenenti a una quattordicenne, perde delle tappe nel percorso della sua crescita. Significa che da adulta non ricorderà di aver vissuto, nella sua infanzia, le emozioni tipiche delle bambine, ma quelle da adolescente.

In modo particolare, quali dinamiche si creano tra le bambine, che cercano di somigliare a Violetta, e questo personaggio?

Innanzitutto, il personaggio di Violetta viene iper-idealizzato dalle bambine. Le piccole ammiratrici di Violetta, cioè, pensano che per essere belle, brave e accettate dagli altri bisogna essere come lei. Accanto all’idealizzazione, si verifica una forte identificazione, secondo la quale si pensa: “se anch’io divento così, sarò amata”.

Quindi, che cosa possono fare gli adulti?

È importante che gli adulti siano consapevoli del fatto che gli stimoli che entrano in contatto con i bambini, hanno effetti sulla loro crescita. È la stessa consapevolezza che attuiamo nel campo alimentare: il genitore, per esempio, sa che ci sono alimenti che possono fare più o meno bene al proprio figlio e sceglierà che cosa mangiare e in quali quantità. Necessario, dunque, è che l’adulto accompagni il bambino, gli stia accanto e non sia solamente spettatore. Infatti, Violetta e altri format simili sono progetti legittimamente pensati per avere un determinato impatto mediatico, e sta al genitore vedere se il contenuto del formato è adatto alla fascia d’età degli spettatori che lo guardano. Altrimenti gli adulti non possono lamentarsi se i bambini rivolgono loro domande tipiche del mondo degli adolescenti.

Può essere utile la visione di “Violetta” con il genitore presente?

La presenza del genitore accanto al bambino nel vedere “Violetta” può essere utile, sottolineando l’importanza che l’adulto abbia senso critico. Per senso critico non intendo la critica della trama, ma il parlare del contenuto. Non è necessario che il genitore stia sempre accanto al figlio mentre guarda “Violetta”, ma è importante che ponga interrogativi che possano far riflettere i bambini sulle scene che hanno visto. Ad esempio, si può chiedere al proprio figlio: “Che cosa stai provando? Ti piacerebbe essere come il personaggio che stai guardando?”. In questo modo il bambino vede Violetta, ha gli argomenti per parlare con i suoi compagni di scuola, ma la guarda in modo più consapevole. Infine, l’adulto può proporre al figlio alternative più adeguate per la sua età: oltre a guardare la Tv, si può divertire con il classico gioco delle carte che facevamo con i nostri genitori o i nostri nonni. Man mano, poi, il genitore può staccarsi e lasciare che i bambini si divertano anche autonomamente. E sicuramente seguiranno la nostra proposta alternativa.

Paolo Ghisleni

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Fabio

    Al di fuori della televisione, i bambini non vedono gli adulti nella vita di tutti i giorni? In famiglia, per strada ecc… Anche questi sono stimoli “adulti” esterni al bambino che fanno si che si misuri con situazioni appartenenti ad altre fasce d’età…. Inoltre non vedo niente di innovativo in violetta, anche in cartoni animati di 30 anni fa c’erano adolescenti alle prese con gli innamoramenti adolscenziali

  2. Scritto da Geppo

    Personalmente ritengo che spesso gli psicologici fanno il male e non il bene dei bambini…..facciamoli crescere tra le loro fantasie e senza stressarli….

  3. Scritto da Sergio

    Da piccolo idealizzavo e sognavo di diventare come Capitan Harlock e adesso faccio lo spazzino (quando mi va bene, altrimenti sono disoccupato). La cosa sarà collegata?

  4. Scritto da Gabriele

    wiw, concordo e non direi buoni ma OTTIMI consigli

  5. Scritto da dark

    Buon contributo, ci vuole! Ben fatto. Certi programmi sembra si nutrano nel metter in difficoltà un percorso già difficile come la crescita delle generazioni future.

  6. Scritto da Marta

    Bambine, occhio alle psicologhe!

    1. Scritto da wiw

      …e orecchie a Violetta. Complimenti! O non ha letto (probabile) o c’è un po’ di pregiudizio.

      1. Scritto da Gabriele

        nessun pregiudizio rilevato anzi! TANTO DI CAPPELLO a Bergamonews che ha trattato il tema e ottima professionista la psicologa che ha dato risposte perfette a mio avviso

      2. Scritto da Marta

        Ci sono sempre stati “infautuamenti” infantili per degli “eroi” della letteratura o della tv: Anna dai capelli rossi, Heidi, Emil, libro Cuore, Gianburrasca, Pippi Calzelunghe, (per parlare di quelli della mia infanzia) e con le loro monellerie. Cosa ci sarà di così “patologico” (virgolettato appunto perché non lo è) da interessare la psicologa? E’ peggio assistere all’indecoroso (e reale) comportamento degli adulti disonesti, riscontrabile in ogni telegiornale!!!

        1. Scritto da Gabriele

          Marta come mai questo astio verso i professionisti in questo caso alla Dottoressa????

          1. Scritto da Marta

            Nessun astio: solo considerazioni che non abbiamo i bambini degeneri, soltanto perché appassionati di qualcosa…

        2. Scritto da wiw

          per l’appunto. Non bastano i cattivi modelli degli adulti? Bisogna aggiungere gli ammiccamenti a pseudovalori contornati di fiabesco? A me sembra, molto semplicemente, che le cautele indicate qui sopra siano solo buoni consigli. Non inutili.