“La neve di marzo” Il libro della bergamasca che sprona i giovani fotogallery
Michela Barcella, 26 anni, al suo primo romanzo "La neve di marzo" racconta una storia tra due giovani che si snoda tra Milano e Boston, ma con un epilogo in salsa bergamasca con Città Alta come sfondo.
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Un libro dedicato ai giovani: un invito al riscatto, un appello a vivere l’amore, un richiamo a non arrendersi. “La neve di marzo”, opera d’esordio della bergamasca Michela Barcella, 26 anni, è al quinto posto nella classifica “Bestseller della settimana”, raccoglie 2.800 visite online, centinaia di elogi dai lettori e conquista diverse recensioni.
Barcella ammette di aver realizzato un sogno pubblicando il suo primo romanzo attraverso la piattaforma di La Feltrinelli e Scuola Holden: www.ilmiolibro.it, un mezzo di autopubblicazione che ha il merito di dare agli scrittori la possibilità di vendere il proprio libro sia online che off-line tramite tutte le librerie Feltrinelli.
La storia di Maura, la protagonista, e di Andrea si snoda tra Milano e Boston. Ma è a Bergamo, in Città Alta, che il romanzo ha epilogo che è un inno al coraggio e all’amore.
“Non potevo fare a meno di rendere omaggio a Bergamo, la mia città che amo – ammette la giovane scrittrice -. A Bergamo si svolge la scena in cui tutti gli eventi del romanzo prendono ordine, e non poteva essere così. Amo scrivere e spesso le parti più interessanti le ho scritte in Città Alta, sulle mura dopo una lunga passeggiata. Bergamo è una città che ispira, anche se la storia si svolge tra Milano e Boston, credo che solo Città Alta che è fantastica potesse raccogliere l’epilogo del mio primo romanzo”.
“La neve di marzo” narra la storia di Maura. Una giovane che si trova a trascorrere ogni giornata uguale all’altra, senza una direzione precisa. “Una situazione che ha finito per intrappolarla tra il ricordo di una relazione finita da tempo e il timore di un futuro incerto, di cui non si sente meritevole del miglioramento – racconta Michela Barcella –. Improvvisamente le si presenta l’opportunità di partire per Boston per lavoro. Ed è allora che trova il coraggio di cambiare e decide di partire, ma la neve in un mese insolito la costringe a passare la notte al Terminal dell’aeroporto chiuso per il gelo. Sarà il piacevole incontro con Andrea, anche lui diretto nella stessa città americana, a cambiare per sempre il suo destino”.
Come definiresti il tuo primo romanzo?
“È un racconto introspettivo, di una spiritualità velata e senza nome, in cui le leggi del mondo seguono il loro corso errante senza rivelare il senso di ciò che accade se non al termine del viaggio, quando ormai ci si può permettere di guardare indietro. È, ancora, la storia d’amore divertente e passionale di due persone che provano a vivere nel presente, imparando il piacere dell’istante; e quella di una carriera lavorativa che appare quasi un regalo del caso, quando è benevolo”.
In un periodo non certo facile di prospettive per i giovani, il tuo romanzo va controcorrente.
“Sì, ma credo sia doveroso non arrendersi a certe situazioni. Nel romanzo la protagonista si accorge di vivere la prima vita da sonnambula, senza un obiettivo, un po’ come un automobilista che percorre un tragitto ma senza rammentare nulla della strada. La vita numero due è quella che la obbliga a prendere le redini della propria esistenza, magari spinta e spronata da un episodio spiacevole. Infine, ci sarebbe la vita numero tre, quella del buon senso, non sempre c’è, ma quando si scopre si comprende la bellezza della vita”.
Perché hai scelto questa modalità per pubblicare il tuo romanzo?
“Credo sia una vetrina importante. Il sogno sarebbe poi trovare un editore che pubblichi e metta in distribuzione il mio libro”.
Hai fatto tutto da sola, anche nella scelta della copertina?
“No, il volume ha seguito un editing tradizionale prima della pubblicazione. Mentre per la copertina ho scelto una foto scattata sull’oceano a Boston, le scarpe sono mie e quelle del mio fidanzato”.
Quanto c’è di autobiografico in questa storia?
“Poco. Prendo spunto da situazioni che osservo, o dai racconti degli amici. Il resto lo fa la fantasia e l’ispirazione”.
Un’ispirazione che Michela Barcella trova negli spazi di lavoro, tra numeri e progetti. Barcella, laureata a pieni voti all’Università Luigi Bocconi di Milano, e dopo aver studiato per lunghi periodi all’estero – alla Duke University (North Carolina, Usa), all’Universiteit Van Amsterdam (Paesi Bassi), e alla London School of Economics (Regno Unito) – attualmente è project manager della filiale italiana di un gruppo internazionale attivo nella consulenza M&A e strategica nel settore medicale e farmaceutico. La sede di lavoro è Milano, anche se per buona parte dell’anno Barcella lavora a Boston.
Ecco il link alla pagina web per leggere l’anteprima: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=845021







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