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Addio oro olimpico, l’insolita protesta della sudcoreana A Lam

La spadista, messa ko in semifinale da una stoccata discussa, si è fermata in pedana a piangere tutta la sua disperazione per più di un'ora, fermando la scherma tra l'incredulità di giudici e pubblico.

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Se il quarto posto in un’Olimpiade è come un mattone in testa, quello di Shin A Lam ha più il peso di una casa che di un singolo mattone. Eppure, suo malgrado, la spadista sudcoreana è diventata la prima grande eroina dei Giochi a cinque cerchi di Londra. Il pubblico inglese l’ha applaudita, è stato dalla sua parte, ha fischiato quei giudici che non hanno accettato il ricorso presentato dal suo team.

E’ stato così che quella stoccata tanto discussa della sua avversaria tedesca Britta Heidemann ha fatto scoppiare in un pianto infinito Shin A Lam, la 26enne sudcoreana che in quella finale olimpica ci credeva davvero. Le sue lacrime, tanto vere quanto figlie di una disperazione portata da anni di lavoro sfumati in un contestatissimo secondo (e da un pasticcio molto poco olimpico), hanno subito fatto il giro del mondo. E lei, la spadista sudcoreana, in preda ad una crisi di nervi ha inscenato la sua protesta. Genuina, naturale, autentica. Priva di violenza, di insulti o di contestazioni. Si è così seduta sul gradino che la pedana rialzata forma sul pavimento e si è presa la sua ora di disperazione tra un singhiozzo e l’altro, davanti al pubblico incredulo che si è prontamente schierato dalla sua parte.

Un’ora interminabile che, mentre i Giochi proseguivano (e la nostra Federica Pellegrini risorgeva nei 200 stile libero), ha fermato la scherma. Inutili i tentativi di schiodare Shin A Lam dal suo posto: ci ha provato una volontaria, ci ha riprovato il suo allenatore. Niente. E chissà con quali argomenti (il più probabile è una squalifica piuttosto pesante), il segretario generale della Federazione internazionale Maxim Paramanov è riuscito a convincerla non solo ad alzarsi in piedi, ma anche a indossare di nuovo la maschera, a connettere se stessa e la spada per la finale terzo posto. Una finale terzo posto che, però, non ha sorriso alla sudcoreana, che dopo un’ora di disperazione non ha potuto trovare la concentrazione giusta per giocarsi la medaglia di bronzo.

Per dovere di cronaca dobbiamo aggiungere che l’oro, alla fine, se l’è aggiudicato l’ucraina Shenyakina e non la tedesca Heidemann. Chissà se un minimo, ma proprio un minimo di consolazione Shin A Lam l’abbia almeno provata.

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Commenti

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  1. Scritto da oyzi

    pians, ciama la mama! alà coreana dei mie stivali