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Tra infortuni e vittorie, Sofia Belingheri si racconta: “Mi rialzo e sogno le Olimpiadi”

La campionessa italiana di snowboard cross dopo quattro interventi alle ginocchia sogna di partecipare ai Giochi più importanti

Una passione per la tavola nata sulle Orobie, quattro infortuni alle ginocchia alle spalle, ma soprattutto un sogno: partecipare ai Giochi Olimpici.

Sofia Belingheri

Sono queste alcune componenti che hanno caratterizzato la carriera di Sofia Belingheri, 23enne bergamasca che lo scorso marzo si è laureata campionessa italiana di snowboard cross.

Originaria di Roncola San Bernardo, Sofia racconta in questa intervista alcuni retroscena della sua giovane carriera.

Sofia Belingheri, com’è nata la passione per lo snowboard?
“La passione è nata quando seguivo sulle piste mio padre che è maestro di sci e che in quel periodo insegnava anche snowboard. Nonostante sapessi già sciare trovavo quello sport molto divertente, così ho iniziato a farlo”.

Cosa ama maggiormente di questo sport?
“Mi piacciono soprattutto le gare, perché ti donano una particolare adrenalina quando sei al cancelletto, quando fai un salto o quando completi al meglio una curva; in breve durante le competizioni provi qualcosa che non può provare in nessun altro caso”.

Cosa si prova quando si è al cancelletto di partenza?
“Ci sono giorni in cui non vedi l’ora di strappare il cancelletto e altri invece in cui sei un po’ tesa perché ti trovi di fronte a una gara importante, tuttavia un po’ di ansia c’è sempre”.

Sofia Belingheri

Come anticipato la sua carriera è iniziata molto giovane, durante il periodo scolastico. Com’è riuscita ad affrontare le difficoltà legate alla scuola?
“Non è stato semplice poiché, essendo via spesso, non era facile coniugare gli impegni scolastici con quelli sportivi. Ci sono stati professori che mi hanno aiutato molto in questo, come quello di educazione fisica oppure quello di matematica che, quando mi trovavo in ritiro, la sera mi chiamava per spiegarmi quanto fatto e per segnalarmi gli esercizi da svolgere; al tempo stesso ci sono stati altri professori che non capivano molto lo sport e in qualche modo cercavano di mettermi il bastone fra le ruote”.

Uno dei momenti più importanti della sua carriera è stato il suo debutto in Coppa del Mondo. Com’è stato affacciarsi in una competizione così importante?
“Era strano perché innanzitutto mi trovavo di fronte ad alcuni circuiti molto più grandi di quelli che avevo affrontato in Coppa Europa e perché mi trovavo a competere con atleti che avevo visto soltanto in televisione. All’inizio non è stato semplice, perché magari non riuscivo a qualificarmi, al tempo stesso è stato molto emozionante in quanto, rispetto alla Coppa Europa, mi ha permesso di metterti ancor più alla prova di fronte a un percorso più difficile”.

Sofia Belingheri

Una caratteristica della sua carriera sono stati gli infortuni, ben quattro alle ginocchia. Cosa l’ha spinta ogni volta a ritornare in pista?
“Diverse motivazioni, anche se ogni volta la riabilitazione, lunga in genere sei mesi, è molto pesante perché in particolare le prime settimane sembra che non passino mai. Il primo infortunio l’ho avuto a quindici anni e non mi sono nemmeno resa conto di quanto fosse grave ciò che mi fosse successo; non vedevo l’ora di ritornare e così il periodo di convalescenza è passato abbastanza in fretta. Il secondo è stato più pesante, ma sapevo che era necessario ripartire: ero consapevole che quando ci si rompe un ginocchio è facile che ci si infortuni anche all’altro perché si tende a sforzare maggiormente quello sano. Il terzo infortunio è stato ancor più complicato anche perché mi ero operata poco prima allo stesso, tuttavia, benché avessi un ginocchio rotto, ho portato a termine una bella stagione e questo ha fatto sì che l’infortunio mi pesasse meno. Infine l’ultimo infortunio è stato il più difficile di tutti: all’inizio ho pensato di smettere definitivamente, poi la voglia di andare alle OIimpiadi mi ha spinto a dare il massimo e, nonostante non abbia preso parte ai Giochi, sono riuscita a ripartire”.

A proposito dell’ultimo infortunio giunto a pochi mesi dall’Olimpiade di Pyeongchang, cosa ha pensato in quell’istante?
“Anche se molte persone non possono capire, questo è stato un momento molto duro per me, anche perché avevo lavorato sodo per poter arrivare alle Olimpiadi. Stavo andando bene in allenamento e farsi male qualche mese prima che si realizzi il tuo sogno è davvero pesante, soprattutto perché si trattava del quarto infortunio e quindi ho capito immediatamente cosa fosse successo. Sono riuscita comunque ad andare in Corea, tuttavia, essendo rientrata soltanto un mese prima, sono stata costretta a non gareggiare”.

Sofia Belingheri

Nonostante l’infortunio, ha avuto la possibilità di seguire dal vivo la vittoria di Michela Moioli. Cosa ha pensato nel momento in cui Michela ha tagliato il traguardo?
“Ero felicissima per lei. In quel momento non ho più pensato a me, ma ad una mia amica che in quel momento stava vincendo e al tempo stesso facendo una cosa grandissima per tutto il nostro movimento. Ero molto contenta”.

Abbiamo parlato di Olimpiadi e di Michela Moioli. Qual è il suo rapporto con la campionessa di Alzano Lombardo?
“Bello, anche se all’inizio non andavamo molto d’accordo. Siamo cresciute entrambe nello Scalve Boarder Team per cui nei primi anni abbiamo avuto l’occasione di conoscerci al meglio e così ora andiamo parecchio d’accordo”.

Benché non abbia potuto partecipare alle Olimpiadi, la stagione 2017 – 2018 è stata un’annata importante per lei in quanto è arrivata la vittoria ai Campionati Italiani. Com’è riuscita a battere compagne di nazionale come Raffaella Brutto e Francesca Gallina?
“La pista di Moena era abbastanza congeniale in quanto presenta molte curve, quelle che sono la mia specialità. Non sono partita bene, tuttavia durante la discesa sono riuscita a sorpassarle. Oltre ai Campionati Italiani, questa rimane una delle mie stagioni più belle perché, nonostante l’infortunio, sono riuscita a conquistare il mio primo podio in Coppa del Mondo nel team event a Veyssonaz”.

Quanto è importante nel team event aver un buon rapporto con la propria compagna di squadra?
“È importante perché per esempio io ho gareggiato con una persona con cui vado d’accordo come Raffaella Brutto, tuttavia ciò conta parzialmente perché, indipendentemente dalla persona, ti trovi in gara una tua compagna di squadra a cui devi pensare durante la prova. Per fare un esempio, durante la tappa di Coppa del Mondo ero la prima staffettista e durante la discesa non ho pensato ad altro se non che ad arrivare in fondo il prima possibile perché finché non avessi tagliato il traguardo la mia compagna ferma al cancelletto non avrebbe potuto partire”.

Lo scorso dicembre ha preso la stagione che porterà ai Mondiali. Quali sono i suoi obiettivi?
“Non mi pongo degli obiettivi precisi. Vorrei fare una stagione in cui riesco a dare il meglio di me e cercare di seguire il giusto cammino, come invece non è successo negli altri anni a causa di alcuni infortuni”.

Sofia Belingheri

In conclusione, negli mesi Milano e Cortina d’Ampezzo si sono candidate per ospitare i Giochi Olimpici del 2026. Sarebbe il suo sogno gareggiare un’Olimpiade in casa?
“Sicuramente mi piacerebbe molto che le Olimpiadi giungessero in Italia perché si tratterebbe di un modo per avvicinare le persone agli sport invernali, anche se in casa non gareggi al meglio perché mi agita abbastanza, soprattutto se so che vengono a vedermi parenti o amici. Non so quindi se questo potrebbe esser qualcosa di positivo o meno, però sicuramente voglio le Olimpiadi in Italia”.

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