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“Infrasottile. L’arte contemporanea ai limiti” in mostra al Baco

Ultimi giorni per “Infrasottile. L'arte contemporanea ai limiti”, un progetto curato da Elio Grazioli, Mauro Zanchi e Sara Benaglia nella sede di BACO (Base Arte Contemporanea Odierna) in via Arena 9, Palazzo della Misericordia in Città Alta.

Ultimi giorni per “Infrasottile. L’arte contemporanea ai limiti”, un progetto curato da Elio Grazioli, Mauro Zanchi e Sara Benaglia nella sede di BACO (Base Arte Contemporanea Odierna) in via Arena 9, Palazzo della Misericordia in Città Alta.

L’evento è allestito fino al prossimo 19 maggio (data del finissage) ed è legato a filo doppio con la pubblicazione dell’ultimo, omonimo, libro di Elio Grazioli “Infrasottile. L’arte contemporanea ai limiti” (postmedia Books, 2018).

La mostra presentata da BACO, precisano gli organizzatori, è una prospettiva di lettura dell’Infrasottile che si snoda su tre livelli: uno è un collage di estratti da video di artisti storici; il secondo presenta due invitati d’eccezione con un video ciascuno, Ange Leccia e Eric Baudelaire; il terzo offre un panorama italiano più vasto, con opere e installazioni di Franco Vimercati, Davide Mosconi a Marina Ballo Charmet, Alessandra Spranzi, Luca Pancrazzi, Amedeo Martegani, Eva Marisaldi, Luca Vitone, Gianluca Codeghini, Aurelio Andrighetto, Giovanni Oberti.
Per capire lo spirito e le valenze dell’iniziativa abbiamo sentito uno dei curatori e autore del volume, Elio Grazioli.

Che cosa è infrasottile?
Infrasottile è una nozione introdotta da Marcel Duchamp per indicare quei fenomeni, materiali, stati, concetti più che sottili, al limite della percezione e della concezione, che fanno appello a uno sforzo immaginativo o speculativo (per non fermarsi alla retina, diceva Duchamp). In essi si individuano le spie per una dimensione in più del reale – che Duchamp chiamava “quarta dimensione” – che non siamo attrezzati sensorialmente a cogliere. Esempi duchampiani sono la trasparenza, dunque il vetro, la polvere, il fumo, il cangiante, il movimento, l’erotismo… Gli artisti che sono seguiti hanno esteso molto questa nozione trovando nuovi esempi e soluzioni: il silenzio (famoso il brano con questo titolo di John Cage), i gas “nobili”, che sono invisibili, inodori, inafferrabili alla percezione, ma soprattutto concezioni che hanno portato l’arte agli estremi e indagato i suoi limiti, margini, bordi. Il sottotitolo del mio libro è appunto “L’arte contemporanea ai limiti”. Infrasottile è l’invito oggi a fare molta attenzione alle differenze minime, quasi impercettibili, ma reali – e questo in arte, ma non solo.

Quali criteri hanno guidato la scelta degli artisti?
Attraverso questa nozione ho disegnato nel libro un percorso che attraversa tutta l’arte dalla metà del secolo scorso fino a ridosso dell’oggi, mostrando appunto quali sviluppi ha permesso quell’idea, come è stata trattata poi, quali interessanti soluzioni e risultati sono stati prodotti dagli artisti e anche dai teorici dell’arte. Si pensi alle opere e alle questioni che sono state affrontate intorno ai temi della pittura monocroma, del minimalismo, del concettualismo, della copia, della ripetizione, della simulazione, dell’empatia che comportano riflessioni sulla fotografia, il video, la performance; ma soprattutto, se posso sottolineare un aspetto, intorno all’idea di “finezza”, di “sensibilità”, aspetti piuttosto trascurati oggi eppure così importanti.

Che cosa vedremo in mostra? Video, installazioni, fotografie, altro?
Di tutto il panorama individuato nel libro la mostra riprende in particolare l’ultima parte, dedicata all’arte italiana recente. In fondo c’è l’ambizione di suggerire che questa nozione di “infrasottile” può essere anche una chiave proprio per rivedere una parte dell’arte italiana recente che a me interessa in modo particolare e che ho accompagnato di preferenza negli anni passati. Ci saranno però anche due ospiti stranieri che amo, con un video ciascuno, Ange Leccia e Eric Baudelaire. Degli altri – che sono Franco Vimercati, Davide Mosconi, Marina Ballo Charmet, Eva Marisaldi, Alessandra Spranzi, Amedeo Martegani, Luca Vitone, Luca Pancrazzi, Gianluca Codeghini, Aurelio Andrighetto, Giovanni Oberti – ci sono più opere allestite per rimandi e assonanze tra di loro, simpatie e contrasti. A me come curatore piace sempre questo aspetto perché invita a trovare interpretazioni nuove, inattese.

Nel suo saggio “Infrasottile. L’arte contemporanea ai limiti” lei mette in relazione fotografie e ready made. È questo un filo conduttore del progetto espositivo?
Non è il filo conduttore dell’esposizione, perché non appartiene se non poco all’arte italiana recente – per esempio alla “fotografia trovata” di una serie di opere di Alessandra Spranzi intitolata “Vendesi”. Però è vero che questo libro nasce come sviluppo del mio precedente, intitolato “Duchamp oltre la fotografia”, in cui mi sono soffermato molto su questo rapporto riletto proprio in chiave infrasottile. Questo mi ha permesso, nel nuovo studio, di affrontare le questioni legate alla fotografia oggi, di cui mi sono occupato in modo particolare negli ultimi anni e di allargarle a questioni ancora più ampie: che cos’è un’immagine oggi? Che cosa significa “virtuale”? Qual è il suo futuro nel mondo del Web?

Quali sono oggi secondo lei gli eventi e gli spazi che valorizzano il percorso di un artista?
Alla fine, secondo me, vince sempre la serietà, qualsiasi cosa si intenda con questa parola, se con “valorizzare” non intendiamo il valore economico immediato. Per quest’ultimo c’è il “sistema dell’arte” nel suo insieme, gallerie forti, fiere, musei, biennali, certo. Per l’altro tipo di valorizzazione vale ciò che resta nella memoria, ciò che è fatto bene e appare efficace e coerente. Sono ancora convinto che la riuscita di un artista è legata alla serietà del suo impegno e che la sua ricerca debba essere prima di tutto un’opera per sé, una “poetica”. Senza questa non c’è successo che duri più di una stagione – che auguro a tutti, sia ben chiaro.

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