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Caso-Carlotto, i parenti bergamaschi della vittima rispondono a Gandi: “Siamo indignati”

La famiglia di Margherita Magello, la 24enne uccisa a coltellate nel 1976, attacca il vicesindaco di Bergamo dopo la sua presa di posizione: "La giustizia ha detto che Carlotto è un assassino, le sue parole sono state inopportune"

“Le parole del vicesindaco di Bergamo? Ci lasciano attoniti ed indignati”. Rispondono così a Sergio Gandi i parenti bergamaschi di Margherita Magello, la ragazza uccisa con 59 coltellate nel 1976. Per il suo omicidio, dopo 17 anni di processi, colpi di scena e ribaltoni, fu condannato in via definitiva a 18 anni di carcere Massimo Carlotto, che per motivi di salute venne poi graziato nel 1993 dall’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

La notizia della conduzione di un programma Rai – Real Criminal Minds – affidata dalla tv di Stato proprio al giornalista e scrittore Carlotto ha creato non poche polemiche anche a Bergamo, dove vive una parte dei parenti di Margherita Magello, all’epoca dell’omicidio 24enne.

Al polverone alzato da alcuni esponenti del centrodestra bergamasco ha voluto rispondere su Bergamonews il vicesindaco Gandi (leggi QUI), e a poche ore dalla pubblicazione delle parole del vicesindaco di Bergamo ecco arrivare la replica firmata proprio dai parenti della vittima di quell’omicidio.

Qui sotto la lettera integrale dei familiari bergamaschi.

“Abbiamo letto la replica del cittadino Sergio Gandi e non possiamo tacere dinnanzi alle sue dichiarazioni. La complessa vicenda giudiziaria ha sempre restituito la figura di Carlotto come la vittima di una ingiustizia e la lettura di Gandi conferma questa visione. Mai ci si è chiesti cosa abbia provato la famiglia ogni volta che i procedimenti giudiziari ripartivano da capo? Procedimenti ripartiti per diverse ragioni, ma sulle quali due primeggiano. Prima di tutto la latitanza di Massimo Carlotto, scappato in Francia e Messico. Di questa latitanza il cittadino Gandi si è probabilmente dimenticato o forse il suo sommario approfondimento su Wikipedia non gli ha permesso di comprendere ciò di cui sta parlando. La seconda ragione è che i procedimenti sono ripartiti su istanza dei legali del condannato Carlotto, che hanno (legittimamente) usato ogni strumento tecnico per evitare la condanna del loro assistito. L’esito finale però non è mai cambiato: Massimo Carlotto è stato condannato in via definitiva per l’omicidio di Margherita Magello.
L’intera vicenda dell’omicidio di Margherita è intrisa di polemica politica, non certo per scelta dei familiari che hanno subito malversazioni, attacchi, atti intimidatori al punto da essere costretti a lasciare la casa di Padova perché i movimenti politici di sinistra proteggevano e spalleggiavano Carlotto. Lui stesso ne ha fatto sempre ampio uso, utilizzando il loro sostegno per la campagna stampa che ne ha determinato la grazia. Non siamo noi familiari a cercare la polemica politica, non ci interessa, e questa mera e, mi si passi il termine, becera strumentalizzazione portata avanti proprio in questi tempi politici che stiamo attraversando, non solo non fa onore al signor Gandi, ma ci lascia attoniti ed indignati, anche solo per il paragone posto con altre vicende giudiziarie che nulla centrano con questa. Il nostro appello, a cui alcuni parlamentari anche del PD hanno dato ascolto, entra nel merito di un principio di coerenza e di etica . La tv di Stato può retribuire un assassino perché commenti altri omicidi? A livello di legge, certamente. Ma è opportuno? È etico? È coerente con tutte le campagne sul femminicidio portate avanti in questi mesi ? È rispettoso della vera vittima di questo efferato omicidio?
Il cittadino Gandi dice di avere rispetto per la Famiglia, ma solo a parole, perché innescando questa polemica dimostra esattamente il contrario, evitando peraltro ampiamente il tema centrale della questione. È giusto che la Rai, televisione di Stato, paghi e mandi in onda un condannato in via definitiva per un efferato omicidio? È giusto farlo anche con i soldi del canone di noi familiari? Il tema è questo, il resto è un’inutile polemica, compresa quella di Gandi”.
I parenti bergamaschi di Margherita Magello

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