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Il sequel di Jumanji: simpatico e leggero, ma guai a fare confronti foto

Un film rivolto più ai ragazzi che ai bambini, e agli adulti rimasti bambini

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Titolo: Jumanji: Benvenuti nella giungla

Regia: Jake Kasdan

Attori: Dwayne “The Rock” Johnson, Jack Black, Kevin Hart, Karen Gillan, Nick Jonas, Bobby Cannavale

Durata: 119 minuti

Giudizio: ***

Come dimenticare l’anno 1995, quando Alan Parrish, interpretato dal tanto amato Robin Williams, è tornato dal gioco di Jumanji dopo esserne stato schiavo per 26 lunghi anni? Come dimenticare le scimmie, i rinoceronti, i ragni e le piante rampicanti che distruggevano la città? Per non parlare del cacciatore Van Pelt, che con i suoi baffoni bianchi mi terrorizzava da bambina. Insomma, è innegabile che Jumanji sia diventato un pezzo cult anni 90 amatissimo da tutti, grandi e piccini; e devo essere sincera, quando è arrivato il trailer di questo secondo inaspettato Jumanji mi sono chiesta, un po’ conoscendo già la risposta: “Reggerà il confronto con l’originale?”. Beh, non c’è da preoccuparsi, perché probabilmente anche il regista Jake Kasdan si è reso conto, soprattutto dopo la morte di Williams, di non poter aspirare a tanto e quindi, molto saggiamente, ha puntato, più che a un remake, a un sequel riadattato in chiave moderna.

Jumanji

Ebbene, 22 anni dopo il ritorno di Alan Parrish, ci troviamo nella classica high school americana dove quattro ragazzini si ritrovano tutti insieme in punizione. Il gruppo è completamente eterogeneo: abbiamo il nerd magrolino, l’atleta di colore, la asociale ribelle e la bella popolare ossessionata dai selfie e dai like su Instagram. Mix decisamente inusuale.

A un tratto, il nerd trova una vecchia console con infilata dentro la cassettina di Jumanji. Incuriositi, lo attaccano alla vecchia tv presente nello stanzino e, con l’intento di fare una pausa dalle pallose mansioni da punizione, scelgono a caso i nomi dei giocatori già presenti nel gioco. Ed è qui che succede quello che tutti stavano aspettando: a uno a uno, i ragazzi vengono risucchiati dentro al gioco e finiscono catapultati dentro la giungla di Jumanji. Con grande sorpresa, sia dei ragazzi stessi che degli spettatori, questi però finiscono dentro ai corpi di giocatori già esistenti. Ed è così che il nerd diventa un enorme adone muscoloso e tatuato, interpretato ovviamente da The Rock; il nero perde 40 cm della sua statura e diventa un nanetto con la voce stridula; la asociale diventa una “sventola” sciupa uomini in pieno stile Lara Croft, con tanto di pantaloncini inguinali; e la bella popolare diventa uno scienziato di mezza età, interpretato dal fantastico Jack Black. Ai 4 viene affidata una missione: riporre il gioiello nella statua del giaguaro per liberare Jumanji dal sortilegio e tornare nel mondo reale. Per farlo hanno solo 3 vite e, nonostante gli scontri iniziali, man mano che si susseguono i livelli si rendono ben presto conto che non possono farcela a meno che non collaborino unendo i loro punti di forza.

Il susseguirsi dell’azione è comicissimo, con The Rock che ha l’aspetto di un impavido guerriero pronto a tutto ma che strilla alla vista di qualsiasi cosa perché dentro è ancora un ragazzino impaurito; o Jack Black che con le sue movenze goffamente femminili riesce davvero a far credere che dentro di lui viva una ragazzina frivola, ma dolce, che resta sorprendentemente affascinata dal funzionamento dei genitali maschili. Il tutto è ovviamente ostacolato dalla presenza di un cattivo, Van Pelt (ovviamente), e dei suoi scagnozzi in motocicletta, che tentano di fermare i ragazzi per riappropriarsi della pietra preziosa. Nonostante le difficoltà, i 4 incontreranno il loro “pezzo mancante”, che li aiuterà ad arrivare alla fine del gioco e a quel lieto fine che tutti si aspettano.

Insomma, rispetto all’originale è decisamente un film più “stupidino”, anche se la comicità è davvero travolgente. In più, sebbene molte cose siano cambiate, non è possibile scrollarsi di dosso del tutto la malinconia nel ricordare l’incredibile performance di Robin Williams. Quindi, per quanto difficile, il consiglio è di cercare di astenersi dal fare confronti.

Tuttavia, si tratta comunque di un buon sequel, leggero e simpatico, che è rivolto più ai ragazzi che ai bambini, e agli adulti rimasti bambini (come lo era il primo). In stile “Breakfast Club”, vediamo i vari “prototipi” della classica gerarchia da “high school” che da sconosciuti, all’inizio del gioco, finiscono per diventare amici inseparabili. Un classicone visto mille volte che però, arricchito con la comicità giusta, riesce comunque a risultare piacevole ancora una volta.

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