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Il calcio italiano è gravemente malato: ora facce e progetti nuovi per ripartire

Non solo Ventura: anche Tavecchio e Lotito si facciano da parte. La mancata partecipazione ai Mondiali di Russia 2018 rappresenta il punto più basso della storia recente del calcio italiano

Chiamatelo dramma sportivo, apocalisse o come meglio preferite. Quel che è certo – e ormai è veramente sotto agli occhi di tutti – è che il calcio italiano è malato. Gravemente malato.

Il fallimento incredibile che ha lasciato gli azzurri senza il Mondiale di Russia 2018 è forse il punto più basso della storia recente del movimento pallonaro del Belpaese, che pensava che nottatacce come quelle vissute contro la Corea del Nord e Moreno, il Costa Rica, la Slovacchia e l’Uruguay fossero solo dei ricordi lontani.

Siamo riusciti a fare peggio di Sudafrica 2010 e Brasile 2014. Ed è incredibile.

Messi da parte l’amarezza e lo stupore nati dall’eliminazione subita per mano della Svezia è già tempo di processi. 

Ma ora basta parole, serve una scossa vera e propria. Una scossa che parta dai piani alti, dalla Figc e dal suo presidente in persona.

Giancarlo Tavecchio da quando siede sulla poltrona più importante del calcio italiano non ha fatto altro che creare danni e imbarazzi. L’unica cosa buona compiuta è stata senza dubbio l’essere riuscito a portare in azzurro Antonio Conte nell’estate del 2014, appena dopo la sua elezione. Nulla di più.

La sua filosofia del “vendere è meglio di investire” ha ridotto il nostro calcio ad essere schiavo e dipendente dei diritti televisivi, senza avere una vera programmazione e un vero progetto di sviluppo.

Il rammarico è che con l’ex atalantino Demetrio Albertini (sconfitto proprio da Tavecchio nella corsa alla presidenza della Figc nel 2014) al suo posto oggi forse non saremmo qui a fare questi processi.

Sul banco degli imputati anche Gianpiero Ventura, un buonissimo allenatore che ha però dimostrato di non essere adatto a ricoprire il ruolo di commissario tecnico.

Italia

Viene difficile ricordare una Nazionale tanto confusa, tanto improvvisata, tanto spenta. E non si parli di mediocrità dei giocatori: Conte, con quel poco che aveva tra le mani anche Ventura, ci ha portato a un rigore dalla semifinale europea meno di un anno e mezzo fa.

L’ex tecnico di Pisa, Bari e Torino non ha avuto l’umiltà di adattare le sue idee agli elementi che aveva a disposizione, facendoci perdere un Mondiale che abbiamo tutti dato per scontato fino alla pesante sconfitta rimediata in Spagna a settembre.

Ventura, a differenza di Conte, ha cercato di imporre sempre e comunque i suoi moduli ultra offensivi anche quando la situazione chiaramente lo vietava (vedi – si torna sempre lì – il ko del Bernabeu). Del resto per giocare con quattro punte servono settimane e settimane di lavoro per permettere a tutti i giocatori di assimilare un’idea di calcio che non si vede tutti i giorni. E se alleni una nazionale forse non te lo puoi permettere.

Italia

Ma cosa serve ora all’Italia e al calcio italiano? Due cose: il cambiamento e il coraggio per arrivare a questo cambiamento. Nei vertici in primis, a partire da Tavecchio e anche da Claudio Lotito, l’uomo ombra che sta facendo tanto male al nostro calcio.

Ormai non c’è più spazio per le semplici parole di circostanza (“puntiamo sui giovani”, tanto per citare una delle frasi più inflazionate in situazioni così). Ora servono i fatti, servono nuove idee, nuove motivazioni. E facce nuove, ma nuove per davvero.

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