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Raffaello si specchia in Raffaello, l’evento in Accademia Carrara

Un'anteprima ben fatta può accendere i riflettori su un evento. Come o più di una campagna promozionale. Quella allestita ha il pregio della sintesi, oltre che del tempismo

Un’anteprima ben fatta può accendere i riflettori su un evento. Come o più di una campagna promozionale. L’anteprima su Raffaello allestita in Carrara ha il pregio della sintesi, oltre che del tempismo.

Dal 21 ottobre al 26 gennaio Raffaello si specchia in Raffaello, ovvero il “San Sebastiano” della Pinacoteca Carrara si presenta a fianco del “Cristo Redentore benedicente” della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia.
Appena in tempo per la riconsegna a inizio 2018 della preziosa tavola al museo bresciano che riapre dopo lunghi restauri e non può farlo senza i suoi pezzi di punta. Sicché il 27 gennaio, quando a Bergamo aprirà l’attesa mostra “Raffaello e l’eco del mito”, tra i numerosi prestiti straordinari di autori vari attesi da tutto il mondo, saranno altri i dipinti di Raffaello esposti in Carrara.
Chi vuole, quindi, vedere accostate le due splendide tavole – che rilucono della grazia e dell’armonioso gusto di cui già era capace il loro giovane artefice – avrà tempo fino a gennaio per godere del confronto tra i due capolavori. Affiancati a parete, quasi a far loro da cornice discreta, le opere di due contemporanei di Raffaello, Mariotto Albertinelli e Timoteo Viti, in un fine rimando di pose, maniere e stili.
Nel 2020 saranno trascorsi cinque secoli dalla morte di Raffaello Sanzio. Mentre Urbino, la sua patria d’origine, si prepara a celebrare in grande stile la ricorrenza, Bergamo confeziona per il 2018 un’importante e interessante rassegna che metterà in fila – con un allestimento d’eccezione, promettono gli organizzatori – sessanta opere di artisti da Raffaello a Picasso, da Perugino a De Chirico, da Pintoricchio a Christo a Giulio Paolini a Vanessa Beecroft.

L’idea è quella di approfondire, a partire dal “San Sebastiano” conservato in Carrara, il mito cresciuto attorno a Raffaello in particolare nell’Ottocento, ma che ha sedotto, in modi diversi, artisti a noi vicini, dalle Avanguardie d’inizio Novecento fino aio giorni nostri.
L’anteprima che si apre sabato 21 ottobre, ha detto il sindaco Giorgio Gori, “è proprio un aperitivo per noi di quella che sarà la prima grande mostra della Carrara riaperta”.
Gli assessori alla cultura del Comune di Brescia, Laura Castelletti, e del Comune di Bergamo, Nadia Ghisalberti, hanno sottolineato che i prestiti tra le due civiche istituzioni “rinsaldano un modello di collaborazione tra le città unico nel suo genere”, “che fa del bene alla Lombardia che vuole crescere nel turismo” e “che implementa il turismo di prossimità”. La prospettiva, ribadisce Ghisalberti, è quella di “arrivare a progetti espositivi che si sviluppino in entrambi i musei per i turisti culturali, nell’ottica di una Lombardia intesa sempre più come un museo diffuso”.

Luigi Di Corato, direttore della Fondazione Brescia Musei, nell’esprimere la soddisfazione della “confluenza tra due fondazioni e non solo tra due musei” ha evidenziato la necessità di valorizzare “i paesaggi culturali che le due pinacoteche rappresentano” rendendo il cittadino attore del museo “anche grazie alle attività educative”.
Un’”alleanza strategica” anche per Maria Cristina Rodeschini, direttore della Fondazione Accademia Carrara di Bergamo, “che solidifica il rapporto storico tra le nostre istituzioni” e riannoda i fili della storia collezionistica del territorio, considerato che “la Lombardia mise a segno a inizio Ottocento due colpi straordinari”, con il conte Paolo Tosio che acquisì il “Cristo benedicente” nel 1820 e il conte Guglielmo Lochis che acquistò il “San Sebastiano” nei primi anni Trenta del secolo.

Le due tavole si erano già proposte in coppia a Bergamo nel 2014, in occasione della mostra “Riscoprire la Carrara” in Gamec, quando – a pinacoteca ancora chiusa – si esposero numerosi dipinti restaurati a fianco di altri prestati per un dialogo tra capolavori. Ma il prologo alla grande mostra di gennaio ora confezionato è un vero e proprio focus sulla prima stagione del genio urbinate (le due opere sono datate 1502 – il San Sebastiano – e 1505 – il Cristo Redentore). Rodeschini, che insieme a Emanuela Daffra e Giacinto di Pietrantonio curerà la mostra “Raffaello e l’eco del mito” dal 27 gennaio al 6 maggio 2018, così riassume il senso di questa iniziativa: “Il confronto delle due opere misura la grandezza di Raffaello sin dagli anni della sfolgorante giovinezza. Il complesso tema delle sue origini culturali sarà al centro della mostra promossa dalla Carrara, di cui l’accostamento proposto costituisce la scintillante anteprima”.

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