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Accolto come una star, a BergamoScienza il premio Nobel per la Medicina foto

Quest'anno il Festival scientifico ha ospitato un orgoglio italiano (anche se solo per nascita): Mario Renato Capecchi, vincitore del Premio Nobel per la Medicina nel 2007

Come ogni anno BergamoScienza ha giocato il suo jolly, la sua carta vincente: la serata con il Nobel. Quest’anno il Festival scientifico ha ospitato un orgoglio italiano (anche se solo per nascita): Mario Renato Capecchi, vincitore del Premio Nobel per la Medicina nel 2007. 

E, come ogni anno, il Teatro Donizetti ha avuto l’onore di ospitare il pubblico numeroso venuto ad assistere alla conferenza più attesa del programma dell’edizione XV del Festival: giovani, anziani e bambini hanno riempito la platea del teatro ed è sempre emozionante assistere alla magia della scienza.

Mario Renato Capecchi non solo è riuscito a richiamare 500 persone in una fredda serata di ottobre, ma è stato in grado di affascinare la platea con le sue scoperte e la sua vita emozionante, come fosse un romanzo di Dickens. Dall’infanzia difficile trascorsa in Italia da orfano in seguito alla morte del padre, Luciano Capecchi, in Libia e alla deportazione come prigioniera politica della madre, ostile al regime fascista, Lucy Ramberg; agli passati da una famiglia all’altra come un bambino girovago, senza casa. Dal ricongiungimento finale con la madre fino al viaggio negli Stati Uniti all’età di 8 anni al seguito della cara mamma e del fratello di lei, Henry, insegnante di fisica all’Università di Princeton.

“Nella vita ho molti ricordi che non sono nemmeno da ricordare – racconta Capecchi – ma molti altri sono bellissimi. In America pensavo di trovare i pavimenti d’oro, ma ho trovato qualcosa di molto più importante: le opportunità.”

Da Verona, città natale, Mario Renato Capecchi si trasferisce negli USA e, mentre la madre incominciava a lavorare come interprete negli ospedali del New Jersey e di New York, lui iniziò a studiare proprio in questa città, prima di trasferirsi nell’Ohio, dove frequentò l’università presso il piccolo Antioch College e conseguì la laurea in chimica e fisica. Fu poi ammesso all’Università di Harvard, dove conseguì il PhD in Biofisica nel 1967, ma dove, soprattutto, ebbe modo di incontrare uno degli scopritori della struttura del DNA, James Watson, vincitore del Premio Nobel per la medicina nel 1962, che fu suo supervisore per la tesi.

Nel 1969 divenne professore associato presso il Dipartimento di Biochimica della Harvard School of Medicine e nel 1973 si spostò all’Università dello Utah: “Volevo stare nel verde e continuo ancora a volerlo. Stasera mia moglie non è venuta perché doveva badare agli animali della nostra fattoria…”, ha raccontato divertito alla platea.

E, nel 2007, il Nobel. Capecchi, insieme ai colleghi Martin Evans e Oliver Smithies, è stato insignito del Premio Nobel per la Medicina per la scoperta del gene targeting, la prima tecnica di modifica del genoma, che ha aperto la strada all’ingegneria genetica, rivoluzionata in questi anni dall’invenzione delle forbici molecolari, che l’hanno resa più economica ed immediata. Tale approccio si è rivelato di fondamentale importanza per lo studio in vivo della funzione dei geni, ed ha avuto un grande successo nella comunità scientifica. Quindi il gene targeting sta contribuendo in modo significativo allo studio di molte malattie come il cancro, oltre che allo studio dei processi di embriogenesi, ed alle discipline dell’immunologia e della neurobiologia.

Ora che la tecnologia è matura, toccherà alle prossime generazioni ridisegnare medicina e alimentazione, per costruire un futuro di salute, per tutti. Ed è proprio ai giovani che Capecchi, con la saggezza dei suoi 80 anni, si rivolge e, sicuramente, è stata un’ emozione ed una conquista trovare così tanti studenti avidi di domande e di risposte in una serata di ottobre qualsiasi: “Siate fieri di quello che state facendo, tutti questi giovani sono straordinari!”

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