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Vessata da continue richieste di soldi, consegna 40mila euro: arrestati madre e figlio

I militari dell'Arma, dopo aver teso una trappola, martedì sera hanno incastrato i colpevoli: N.P., donna 39enne residente in un campo nomadi del Bergamasco, e il figlio S.M.G., 18 anni, nato a Dolo. Un'altra denuncia è scattata per il secondo figlio, di 17enne.

Ogni giorno, dall’aprile scorso, una dottoressa 47enne riceveva continue richieste di denaro, minacce, telefonate e mail minatorie. In oltre 5 mesi aveva consegnato in totale 40mila euro, po alla fine ha trovato il coraggio di denunciare l’accaduto ai carabinieri.

I militari dell’Arma, dopo aver teso una trappola, martedì sera hanno incastrato i colpevoli: N.P., donna 39enne residente in un campo nomadi del Bergamasco, e il figlio S.M.G., 18 anni, nato a Dolo. Un’altra denuncia è scattata per il secondo figlio, di 17enne. Ma le persone che hanno concorso a costruire la rete di soprusi e pressioni attorno alla vittima potrebbero essere di più.

Vittima delle continue estorsioni è una dottoressa 47enne del Miranese, in veneto, che svolge il ruolo di medico di base. Gli arresti però sono stati eseguiti a Busa di Vigonza, in provincia di Padova, dove nella sera di lunedì 9 ottobre si è registrato l’ultimo passaggio di contante. Tutto è iniziato in aprile, quando N.P. si è presentata nello studio della dottoressa chiedendo di poter avere lei come medico di base. Già in precedenza i componenti del nucleo di nomadi avevano fatto visita alla donna, chiedendo per lo più aiuto economico. La professionista avrebbe iniziato a consegnare dei soldi, fino ad un litigio avvenuto nel suo studio: alla richiesta dell’arrestata di poter avere la dottoressa come medico di base viene opposto un netto rifiuto, con tanto di corpo a corpo. Qualche spintone e nulla di più.

Dopo qualche settimana, però, giunge dalla donna una richiesta di risarcimento: la truffatrice dice di aver perso il bambino che aveva in grembo a causa di quanto era accaduto pochi giorni prima e coinvolge anche un fantomatico avvocato di Firenze, che naturalmente nel corso di numerose telefonate conferma la legittimità delle richieste. In realtà è tutto un piano ordito dalla banda. La poveretta è costretta a pagare decine di migliaia di euro, viene vessata con messaggi e telefonate continue. Decide di dismettere il suo numero, poi cominciano ad arrivare le mail. Le intimidazioni si fanno più pesanti, scattano anche minacce di morte. Le consegne di contanti avvengono a Busa di Vigonza, Santa Maria di Sala, Ponte di Brenta, Stra. Le indicazioni giungono via posta elettronica: “Lasciaci i soldi in una busta, noi li raccogliamo”. A volte si presenta un emissario, su cui stanno indagando i carabinieri.

Finalmente la dottoressa, esausta, si rivolge alle forze dell’ordine. I carabinieri organizzano un servizio di pedinamento e osservazione e l’ennesima consegna avviene sotto i loro occhi. La donna lascia 1.900 euro in una cabina telefonica vicina a un parchetto di Busa di Vigonza, come da istruzioni. Da una Renault Clio (già notata in precedenza per i movimenti sospetti) scende l’arrestata, che è una donna diversa rispetto a quella con cui c’era stato il diverbio nei mesi scorsi. Quest’ultima, che ha alle spalle precedenti per truffa, si impossessa della busta, ma dopo pochi istanti si ritrova con le manette ai polsi. A bordo dell’auto vengono bloccati anche i due figli della donna, il 18enne e il 17enne. L’accusa per loro è di estorsione, ma sarà l’autorità giudiziaria a qualificare i fatti in base alle risultanze delle indagini.

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