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“La mia famiglia sfrattata, gettata in strada dai poliziotti: caro Questore intervenga”

Una lunghissima lettera, documentata, inviata al Questore di Bergamo e giunta in redazione racconta una Bergamo nascosta per pudore.

Una lunghissima lettera, documentata, inviata al Questore di Bergamo e giunta in redazione racconta una Bergamo nascosta per pudore. La difficoltà di una famiglia in cui uno dei genitori perde il lavoro. La fatica e la voglia di ripartire in Germania cercando un’occupazione nel settore edile. Ma i tempi del riscatto sono più lenti di una Giustizia che interviene imperterrita e senza un minimo di pietà sfrattando una donna e due figli minorenni, uno dei quali appena operato.

Lo sfratto è stato eseguito la sera di lunedì 18 settembre. Ai due ragazzi non è stato permesso di prendere nemmeno i libri di scuola e il gatto.

Pubblichiamo parte della lettera che è indirizzata al Questore di Bergamo, ma interpella tutti noi.

“Mi chiamo Enzo Victorio Bellia e sono un cittadino italiano residente a Bergamo in Piazzale della Scienza, 3, nel Quartiere Colognola. Abito a Bergamo dal gennaio 2005 proveniente da Padova, ossia, da quando sono stato chiamato a dirigere l’Uffcio Tecnico della Colosio Spa di Seriate.

Impresa di Costruzioni con una lunga storia che è finita nell’aprile del 2013, allorché per evitare il fallimento richiesto da più fornitori, ha chiesto e successivamente ottenuto di essere ammessa al concordato preventivo liquidatorio.

Dall’Agosto 2013 sono stato messo in Cassa Integrazione e successivamente dal Marzo 2015 sono stato inserito nelle Liste di Mobilità della Provincia di Bergamo.

Il prossimo anno compirò 63 anni, ma dal mese di settembre di quest’anno ho dovuto spostare la mobilità residua in Germania in quanto in Italia non ho più avuto la possibilità di essere assunto in un’impresa considerata la crisi che ha colpito il settore delle Costruzioni ed in particolare quello della Provincia di Bergamo, storicamente nota per essere una terra di muratori e quindi di imprese edili.

In forza del contratto di lavoro che avevo sottoscritto con la Colosio disponevo per me e per la mia famiglia di un appartamento, arredato e corredato, concessomi in forma gratuita.
Dal 2011 mi sono trasferito dall’appartamento di Via Muzio che occupavo sin dal mio arrivo a Bergamo, nell’appartamento di Piazzale della Scienza, di proprietà del signor F.
Il contratto era ovviamente stato sottoscritto tra la Colosio ed il signore F. a beneficio mio e della mia famiglia.

Quando si è saputo della crisi della Colosio, nel settembre del 2013 il proprietario mi ha chiamato e mi ha chiesto se ero disponibile a continuare ad abitare nel suo appartamento con un nuovo contratto. Io ho dato la mia disponibilità ma il contratto poteva essere sottoscritto solo dopo il mio licenziamento che è avvenuto nel mese di febbraio 2015 per ragioni economiche.
Il signor F. più volte è venuto a casa mia con la moglie ed in un’occasione mi ha anche spiegato i costi che dovevo sostenere oltre l’affitto. Siamo rimasti d’accordo che non appena fosse terminato il periodo di Cassa Integrazione avremmo sottoscritto il nuovo contratto d’affitto.

Teminato il periodo di Cassa Integrazione ho contattato il signor F. per procedere alla sottoscrizione dell’atto. Ma il signor F. mi ha risposto che non poteva in quanto c’era un contenzioso in atto con la Colosio perché il contratto vero non era quello che io avevo in mano ma un contratto diverso. Siamo rimasti d’accordo che non appena avesse risolto il problema con la Colosio mi avrebbe chiamato ed avremmo proceduto. In effetti, sono stato richiamato nel mese di marzo di quest’anno dalla consorte alla quale ho confermato la volontà restare nell’appartamento. Mi ha chiesto di sentire con il suo avvocato che l’aveva assistita nel contenzioso con la Colosio.

Ma stranamente l’avvocato mi ha risposto per email che la moglie del proprietario non mi aveva mai invitato a sentire il suo avvocato. Ho richiamato la signora F. che mi ha spiegato come fosse complicato il suo avvocato.
A metà giugno sono partito per la Germania per frequentare un corso di tedesco per immigrati che vogliono integrarsii in preparazione dello spostamento della mobilità in questo paese. Dopo aver terminato il primo ciclo dello studio della lingua sono rientrato a Bergamo per una settimana nel mese di Settembre perché mio figlio giorno 11 è stato operato alle gambe per una leggera malformazione.
Domenica 17 settembre sono ripartito per la Germania dove lunedì 18 ho iniziato un ulteriore corso di livello superiore.

Nel pomeriggio di lunedi 18 ho ricevuto una telefonato di mia moglie che disperata piangeva insieme ai miei figli perché era arrivata una Ufficiale Giudiziaria che in forza di una sentenza la obbligava a lasciare immediatalente l’appartamento senza portare via nulla.
Sono riuscito a parlare al telefono con l’Ufficiale Giudiziaria che mi ha spiegato come gli atti fossero stati depositati in posta. Ma io non avevo ricevuto alcun avviso in quanto dalla metà di giugno ero in Germania e poi sino alla fine di dicembre 2016 avevo la residenza a Ponte San Pietro pur abitando da sempre effettivamente presso l’abitazione di Piazzale della Scienza,3.

Può darsi che gli atti siano stati trasmessi a Ponte ma il mio nome non compare più sulla cassetta della posta. Sta di fatto che l’Ufficiale Giudiziario ha chiamato le forze dell’Ordine. Di li a poco é arrivata una pattuglia della Polizia che é entrata nel nostro appartamento ed ha impedito a mia moglie di chiamare l’avvocato. Anzi, con un inganno l’ha fatta uscire sul pianerottolo e non l’hanno più fatta rientrare obbligando nel contempo i miei bambini ad uscire per raggiungerla mentre gridavano piangendo. Hanno chiuso la porta di ingresso e cambiato la serratura. Il tutto in pochi minuti.

Oltre all’Ufficiale Giudiziario erano presenti i proprietari ed il loro avvocato. Quando mia moglie ha cercato di spiegare come erano andate le cose il proprietario ha detto che che potevamo restare ancora 15 giorni ma un poliziotto l’ha portato via dicendo che a parlare doveva essere l’avvocato visto che era stato lui l’incaricato. Non solo ma quando i Poliziotti si sono accorti che in casa era rimasta la gattina hanno bloccato la porta dell’ascensore con un piede per impedire a mia moglie di scendere in quanto doveva prendersi la gattina: “Signora Lei non conosce le leggi italiana che impedisce alle persone di abbandonare gli animali” ha aggiunto lo zelante Poliziotto.
Lo stesso che stava violando la legge perché ha oggligato mia moglie ed i bambini a lasciare subito l’appartamento come se fossero degli animali.

Tanto perché Lei sappia in quale contesto si sono mossi i Suoi due Agenti, i miei figli hanno 10 anni la femmina e 12 anni il maschio. Il bambino ha entrambe le gambe ingessate e si muove con la carrozzella perché é stato operato lunedì 11 settembre. Mia moglie è congolese ma cittadina i italiana a tutti gli effetti. I miei figli non possono andare a scuola perché non hanno gli zaini con i libri e perché hanno dovuto lasciare tutto dentro casa.

Mi dica Lei signor Questore, se quello tenuto dalle persone che hanno cacciato dalla propria casa mia moglie ed i miei bambini è stato un comportamento civile o piuttosto da bestie violente fuor di testa, compresi i Suoi due Poliziotti che addirittura si sono espressi in maniera razzista nei confronti di mia moglie solo perché ha la pelle di colore nero?

Fortuna che io quel pomeriggio non ero presente perché altrimenti sarebbe successa una tragedia. Specie in questo periodo in cui non sono affatto tranquillo dopo anni di cassa integrazione e mobilità inutile in Italia, tanto da dovermi spostare in Germania per studiare la lingua e sperare di poter lavorare in un Paese certamente migliore e più civile sotto tanti punti di vista dell’Italia.

In casi come questi, Signor Questore, bisogna mandare gente preparata. Noi non siamo delinquenti ma persone perbene attualmente in difficoltà economiche come potrebbero essere i Suoi poliziotti se venissero licenziati. Io ho stima anche di quella parte della Polizia che é al servizio dei cittadini italiani e non solo come sta dimostrando nel caso dei migranti che arrivano sulle coste della Sicilia e poi da buon figlio di meridionale ho tanti amici e parenti, tutte persone perbene arruolate nella Polizia e qualcuno opera anche nella Sua Questura.

Per questa ragione mi rovolgo a Lei come Questore e come padre.

Se non avessi stima della Polizia verrei in Italia e mi farei giustizia da solo nei confronti di tutti coloro che hanno calpestato la dignità di una donna e violato l’innocenza di due bambini. Proprio perché sono convinto che le mele marce sono solo una sparuta minoranza all’interno del Corpo della Polizia, sporgerò denuncia alla Magistratura non appena avrò il quadro completo della situazione. Compresi i referti medici sui miei figli.

Mia moglie sebbene straniera – anzi proprio perchè è una straniera con passaporto italiano – è una persona perbene ed avrebbe meritato un trattameno diverso come si addice alle persone perbene da parte di chi porta la divisa e viene pagato con le tasse provenienti anche dal lavoro che svolge mia moglie.

Desidero che Lei intervenga in prima persona e risolva il problema della mia famiglia rimasta senza casa, gettata in strada e che per di più non può’ accedere alla sua legittima casa perché ne è stata cacciata fuori in maniera violenta anche per l’irresponsabile comportamento dei Suoi Agenti.

Resto in attesa di un Suo intervento..

ingegner Enzo Victorio Bellia

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