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La N&W Global Vending chiude la Sgl di Castelnuovo Calcea

Cessazione a fine settembre delle attività produttive nello stabilimento astigiano, acquisito nel 2007 dalla N&W Global Vending

Cessazione a fine settembre delle attività produttive nello stabilimento astigiano, acquisito nel 2007 dalla N&W Global Vending, che produce macchine per il caffè espresso porzionato.

Firmato l’accordo di licenziamento collettivo: 20 impiegati manterranno il posto di lavoro, per gli altri 91 una “buonauscita”, “La dote assunzione” e la possibilità di essere ricollocati a Bergamo.

Manterranno il loro posto di lavoro 20 dipendenti della Sgl di Castelnuovo Calcea, gli impiegati dell’ufficio progettazione, gli altri 91 lavoratori hanno scelto la cosiddetta “buonauscita”, “La dote assunzione” e la possibilità di essere ricollocati a Bergamo.
E’ questo in estrema sintesi l’accordo raggiunto dai 111 dipendenti della Sgl di Castelnuovo Calcea, azienda astigiana acquisita nel 2007 dalla N&W Global Vending, che hanno accettato l’accordo per il licenziamento collettivo.

La SGL Italia è operativa dal 1976 nel campo della progettazione, produzione e vendita di piccole macchine per il caffè espresso porzionato con ricavi, per il 2016, che hanno toccato i 15 milioni di euro. Con la crisi del mercato la Sgl è passata dalle 200 mila macchinette da caffè prodotte nei momenti migliori alle 70 mila macchinette dell’ultimo periodo. Dal 2010 sono state attivate due procedure di mobilità che hanno portato all’uscita volontaria 60 dipendenti.

Alla Stampa il segretario dei metalmeccanici Cisl Salvatore Pafundi ha spiegato i dettagli dell’accordo: “La proprietà ha accettato di salvare il posto di lavoro a 8 dipendenti in più rispetto a quanto ci avevano riferito a luglio”, e la richiesta dei sindacati di “un contributo di 30 mila euro che pagherà entro 45 giorni dalla chiusura dei reparti. E c’è la possibilità di essere assunti nella sede di Bergamo con un contributo affitto per chi si trasferirà”.

A luglio, in un comunicato stampa, l‘annuncio di N&W Global Vending della cessazione delle attività per “la grave situazione di crisi che il sito produttivo di Castelnuovo Calcea attraversa ormai da alcuni anni, determinata dal drastico calo dei volumi di vendita e dal correlato decremento del fatturato che l’azienda non è riuscita a contrastare nonostante le numerose azioni implementate a sostegno dell’attività”, e le garanzie su occupazione e produzione: “I dipendenti non interessati dalla procedura, prevalentemente impiegati nelle funzioni commerciali e Ricerca e Sviluppo, continueranno invece a esercitare le proprie mansioni come dipendenti di SGL. A garanzia della continuità delle attività dell’azienda, la fornitura delle macchine da caffè SGL sarà comunque garantita anche attraverso la produzione presso altri stabilimenti del gruppo N&W Global Vending, di cui SGL fa parte”. L’attività lavorativa su turni, per i 91 dipendenti della produzione, continuerà sino a fine mese poi scatterà il licenziamento collettivo. Ci sarà la cessata produzione di alcune linee, mentre altre saranno dislocate presso gli altri stabilimenti del gruppo tra Emilia e Lombardia, e la sede operativa in Romania. Della Sgl rimarrà, praticamente, solo il marchio.

La novità, rispetto ad altri accordi aziendali, riguarda un particolare ammortizzatore sociale: “La Dote Assunzione”. “Ogni lavoratore -ha spiegato il sindacalista- che sceglie la “buona uscita” di 30 mila euro può decidere di incassarne solo 15 mila. L’altra metà verrà accantonata come un bonus assunzione da destinare all’azienda che deciderà di assumerlo a tempo indeterminato. E’ facoltativo, chi sceglie di incassare subito tutto il denaro lo potrà fare senza problemi”. A tutti i lavoratori che, nonostante la scelta della “dote assunzione”, non venissero assunti a tempo indeterminato o dovessero essere disattesi i termini dell’accordo con il nuovo datore di lavoro, verranno restituiti i 15 mila euro accotonati.

Nella diffusione delle macchinette da caffè con capsule ed i costi di produzione sono da ricercare le cause della crisi. Dopo il primo incontro con la proprietà a luglio Pafundi aveva detto, sempre alla Stampa di Asti “ce lo hanno detto chiaro e tondo nel paese dell’Est Europa un lavoratore costa 6 euro l’ora. Qui 30”.

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