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Colorate, censurate, curiose… in un libro le copertine dei dischi che han vestito la musica video

Paolo Mazzucchelli, che da 30 anni si occupa di programmazione culturale in campo musicale, trasforma il suo spettacolo dedicato alle copertine dei dischi in un volume capace di fornire una chiave di lettura inusuale ma fondamentale per godere fino in fondo della bellezza di un disco.

La storia della musica ma non solo, anche la società, l’arte, le censure,  le inquietudini… raccontate attraverso le copertine dei dischi in vinile. Grandi, colorate, sagomate, originalissime a volte, curiose… Questa particolare prospettiva è stata adottata da Paolo Mazzucchelli, un appassionato bergamasco che da circa una decina d’anni porta in giro per l’Italia uno spettacolo fatto di storia, curiosità e aneddoti e che da più di trenta si occupa di programmazione culturale in campo musicale.

i vestiti della musica

Dagli incontri con il pubblico a un libro il passo è stato non breve ma inevitabile. Così dai primi di agosto, per i tipi di Ernyaldisko e con la prefazione dell’ex general manager di Emi e Sony Italia Massimo Bonelli (acquistabile su ernyaldisko.com e a margine degli spettacoli) ecco il volume,  dal titolo che ben incarna l’idea che ha generato il tutto: “I vestiti della musica – Viaggio fra le meraviglie delle copertine dei dischi”.

Dopo aver vagato per centri culturali, biblioteche e scuole, Paolo Mazzucchelli arriva dunque anche in libreria: Il mio viaggio parte dagli anni ’40 e si ferma ad anni ’90 inoltrati – spiegal’autore – Da semplici e anonime buste di carta per proteggere il disco, le copertine si sono presto trasformate in potenti strumenti di marketing e di comunicazione, oltre che vere e proprie opere d’arte”.

Oggetti da collezione, icone di un’epoca: le copertine diventano indissolubilmente parte di un disco.

Nel volume Paolo Mazzucchelli ha aggiunto anche qualche inedito che nelle sue conferenze-spettacolo, in cui mostra al pubblico un centinaio di copertine dal vivo e in alcuni casi diapositive per focalizzarsi su dettagli o esplorare dischi particolarmente rari, non si era ancora visto: “Il libro approfondisce alcune tematiche e invita a godere della bellezza delle copertine – continua Mazzucchelli – In particolare la sezione ‘Sesso, droga e censura’ permette al lettore di capire come siano cambiate la società e il senso del pudore e come la censura stessa, che noi avvertiamo come fenomeno di giorni lontani, sia in realtà arrivata in modo non più plateale ma più subdolo fino agli anni ’90”.

Tra gli esempi più clamorosi la profonda censura che colpì la copertina di Sticky Fingers dei Rolling Stones, un paio di jeans maschili con tanto di zip e di lato B sul retro, che nella Spagna franchista si trasformò in un barattolo con delle dita femminili mentre in Russia il modello maschile fu sostituito da una donna per risultare meno scandalosa, con tanto di falce, martello e stella all’interno della fibbia della cintura.

roling stones

O ancora il ben più eclatante caso dei Mom’s Apple Pie che sulla copertina dell’omonimo album avevano piazzato, nella parte mancante di una torta di mele appena sfornata e servita da una mamma, una scandalosa sezione “ginecologica”: fu lo stesso Nick Caruso, autore dell’artwork, a censurare quella copertina sostituendo la fetta mancante con un muro di mattoni grigi attorniato da filo spinato e con un pennone sul quale era issata la bandiera americana strappata. Alle spalle della figura femminile (alla quale nell’edizione censurata scende pure una lacrima), dove originariamente non c’era nessuno, spuntano anche un poliziotto e un agente in borghese alla finestra: chiarissima la volontà di rappresentare gli effetti della censura.

“Il fenomeno delle copertine dei vinili si ridimensiona negli anni ’80 – aggiunge Mazzucchelli – La fondazione di Mtv segnò un punto di rottura, con le case discografiche che puntarono molto di più sui videoclip, e l’uscita del primo compact disc nel 1982 spinse ancora di più ad accantonare il vinile. Dal formato 30×30 le copertine diventano 12×12 e perdono il proprio ruolo: a parte una serie di punti di resistenza, rappresentati dalle fiere del vinile e da pochi negozi di dischi, la maggior parte delle ‘major’ si allineò, per comodità, a quella tendenza”.

Così si snodano in 125 pagine su carta lucida e copertina rigida, con immagini splendide e spiegazioni chiare, i capitoli dedicati via via alla nascita delle copertine, alla psichedelia, agli anni Settanta, al punk… con una chiusa dedicata a cosa ascoltare durante la lettura.

Dal jazz al rock, un viaggio in rewind che soddisfa sia il semplice curioso che il fanatico musicale, dando una chiave di lettura inusuale ma fondamentale per godere fino in fondo della bellezza di un disco.

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