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La rabbia dei genitori di Bara, morto a 20 anni nel burrone: “Ucciso perché di colore” foto

Il padre: "Spero che i responsabili paghino per ciò che hanno fatto". Le telecamere del paese hanno ripreso il ragazzo mentre fuggiva da tre persone

La PlayStation è ancora sul tavolino del salotto di casa. Quando giocava al videogioco immaginava di essere come il suo idolo, Gonzalo Higuain. Ma il sogno di diventare un calciatore si è interrotto nel modo più assurdo per Mamadou Lamine Thiam (per gli amici Bara), lo studente senegalese di Almè ritrovato morto in un burrone a Ubiale Clanezzo nella serata di domenica 23 luglio.

Del giovane si erano perse le tracce la notte precedente, quando era fuggito da una festa in paese dopo un litigio con un ragazzo e un inseguimento da parte di alcuni uomini in servizio come addetti alla sicurezza.

Il sostituto procuratore della Repubblica di Bergamo, Fabio Pelosi, ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio preterintezionale uno di loro, un 50enne di Ubiale (LEGGI QUI). Dalle immagini delle telecamere del paese si vede il ragazzo inseguito da tre soggetti, tra cui l’indagato, fino alla zona del cimitero dove si è consumato il dramma.

Tre giorni dopo nell’appartamento al quarto piano di una palazzina lungo la Statale 470 in cui viveva la giovane vittima, insieme alla mamma 53enne Awa Yombe Dieye e al papà Sidy, 57 anni, ci sono la sorella 32enne Bamby e quattro cugini arrivati dalla Toscana. Mancano l’altra sorella 29enne Mamediarab e il fratello 14enne Bayemor, in vacanza in Senegal.

La famiglia Thiam vive ad Almè da una quindicina d’anni ed è perfettamente integrata. Il padre lavora come operaio, la madre come aiuto cuoca.

“Bara era un ragazzo tranquillo, come tanti della sua età – racconta il papà, con gli occhi gonfi – . Aveva abbandonato la scuola ma voleva comunque ottenere un diploma e si era iscritto a un corso on line per diventare elettricista. Sognava di diventare un calciatore professionista, come suo cugino Camarà che gioca in Francia, nel Monaco. Lui si era dovuto accontentare dell’Almè e poi del Paladina, sempre come attaccante. Era alto, ma ai provini per le squadre più prestigiose veniva scartato perchè era magrissimo. Infatti mi chiedo se tutta quella violenza per fermarlo sabato sera fosse necessaria…”.

Ecco, cosa è successo alla festa di Ubiale? “È andato là in auto con alcuni amici – prosegue – . Loro mi han detto che aveva consumato qualche birra, ma non beveva molto. Ha litigato con un giovane cameriere, ma non sappiamo il motivo , perchè non era un violento. Fatto sta che gli ha rifilato una testata, procurandogli tre punti di sutura sopra l’occhio. E lì è iniziato il dramma”.

Cosa le hanno raccontato su quei tragici momenti? “Sempre stando al racconto dei compagni, è arrivato prima uno che si occupava della sicurezza della festa, poi altri due. Hanno iniziato a picchiarlo per farlo allontanare. Lui, impaurito, se n’è andato. Ma questi lo hanno inseguito, e insieme a loro anche altre persone. Non capiamo il motivo di tanta rabbia. Se mio figlio fosse stato davvero così irrequieto quella sera, sono il primo a dire che andava fermato. Ma non in quel modo, non da persone che si improvvisano giustizieri. Dovevano chiamare i carabinieri al massimo”.

Fino a quella strada e a quel burrone dove non si sa ancora bene cosa sia successo… “È impossibile che mio figlio si sia buttato volontariamente, per me è stato spinto da qualcuno. E in ogni caso, qualcuno deve aver visto. È incredibile che nessuno abbia dato l’allarme. Quella notte noi pensavamo che si fosse fermato a dormire da amici. Domenica pomeriggio sono stati loro, che invece credevano fosse tornato a casa, a dirci cosa era successo. Allora ci siamo preoccupati e abbiamo chiamato i carabinieri”.

Quando avete saputo del ritrovamento del cadavere? “Poche ore dopo, intorno alle 19. I militari sono venuti a casa nostra. Ora siamo distrutti. Non si può morire così a vent’anni. Sono convinto che me l’hanno ammazzato. E l’hanno fatto solo perchè era di colore. Adesso confido nella giustizia e spero che i responsabili paghino per ciò che hanno fatto”.

Nel frattempo gli amici di Bara, dopo aver deposto alcuni fiori sul luogo della tragedia, hanno organizzato per martedì sera in piazza Lemine ad Almè un banchetto di raccolta fondi per far sì che i suoi genitori possano riportarlo in Senegal dopo l’autopsia in programma venerdì all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo.

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