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“Voglio giustizia per Yara”, l’urlo di Bossetti prima della sentenza

In serata la sentenza di secondo grado per il delitto della tredicenne di Brembate sopra. Bossetti: "Avete commesso un errore con me"

“Signori giudici, mi appello alla vostra coscienza e vi chiedo di avere coraggio nel cercare quel mostro che ha ammazzato la povera Yara: non sono io perché sono stato incarcerato ingiustamente e senza prove certe”. È l’ultimo accorato appello di Massimo Bossetti per convincere la Corte d’appello di Brescia che non è stato lui a uccidere la tredicenne di Brembate sopra.

All’inizio dell’ultima udienza del secondo grado il carpentiere di Mapello ha parlato per una quarantina di minuti, determinato e alzando più volte la voce per gridare la propria innocenza, leggendo cinque pagine che aveva scritto dalla sua cella nei giorni scorsi.

“Non sono mai stato un violento, ho sempre creduto nei valori del rispetto altrui e della famiglia – ha affermato – . Ora mi mancano tanto i miei cari. Penso alla povera Yara, l’unica vittima di questa vicenda. Avrebbe potuto essere mia figlia e chi ha spezzato i suoi sogni è un animale. Non oso immaginare il dolore dei suoi genitori, i signori Gambirasio”.

“Mi hanno interrogato per ore e giorni dopo l’arresto e in carcere mi hanno denigrato nei modi peggiori – ha raccontato – . Sarebbe stato più comodo anche per me confessare, sarei stato dentro forse dieci anni. Ma non lo farò mai perché non sono stato io. Voglio che i miei figli possano guardarmi e dire che sono una brava persona.

“Yara è stata uccisa da persone sadiche, da dei maiali schifosi. E chi commette un gesto simile è segnato per sempre. Io non ho mai cambiato il mio atteggiamento in questi anni, nella vita come sul lavoro”.

Dopo le dichiarazioni spontanee dell’imputato è iniziata la camera di consiglio in cui i giudici, due togati e otto popolari, discuteranno la sentenza: conferma della condanna o riapertura del caso. Il verdetto è atteso in serata.

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