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Le stagioni, il ciclo del tempo secondo Giovanni Bonaldi

La mostra di Giovanni Bonaldi allestita al Creberg fino al prossimo 1 settembre è un omaggio agli ingredienti e ai colori della natura, nel segno della leggerezza stilistica e dell'intensità simbolica di numeri e parole.

La mostra di Giovanni Bonaldi allestita al Creberg fino al prossimo 1 settembre è un omaggio agli ingredienti e ai colori della natura, nel segno della leggerezza stilistica e dell’intensità simbolica di numeri e parole.

La serie di pannelli allestita nel salone principale di Palazzo Creberg s’intitola “Stagioni” e, al di là del tema già molto sfruttato, consegna una visione tutta personale e non scontata del ciclo del tempo.

Protagonista la carta, la cellulosa e le fibre naturali nelle loro raffinate varianti, a comporre lirici tableaux a più strati che suggeriscono l’impressione di pagine di diario annotate con spunti di erudizione e slanci di poesia.

Originario di Serina, dove ha riattato la casa natale a studio e rifugio della sua creatività, Bonaldi negli ultimi anni si è accostato alla cultura ebraica che ha approfondito e assimilato fino a farne parte viva e integrante della propria identità. Di questa veste spirituale ha rivestito la sua arte, che non prescinde dall’orizzonte ideale e culturale della tradizione giudaica.

“Un uomo intelligente, modesto, ascetico, di grande cultura e grande lavoratore” lo ha definito il segretario generale della Fondazione Credito Bergamasco Angelo Piazzoli che ha sottolineato la dedizione e la serietà con cui l’autore ha preso in carico il lavoro affidatogli in vista di Art2Night (serata-evento dello scorso 7 luglio). “L’artista si è chiuso in studio per sei mesi e ha curato ogni minimo dettaglio delle opere come dell’allestimento, intervenendo sui pannelli fino all’ultimo momento”.

“Giovanni Bonaldi ha realizzato queste opere con grande ardore” ha sottolineato la curatrice Paola Silvia Ubialiaffidando sempre il pensiero al disegno, al progetto, con grande generosità di impegno, come dimostrano i molti schizzi e cartoni di varia misura che in parte abbiamo deciso di esporre”.

Il ciclo si sviluppa a partire da un’opera in forma di “valigia”, dal titolo “Poche cose per sognare”, una sorta di contenitore di sogni e memorie rivestito di tracce di vita vissuta, biglietti aerei, lettere, cartoline, affiche di mostre, con all’interno un grande libro che ricorda antichi atlanti o volumi di sacri testi di fede.

Seguono, come pagine di arcani taccuini di viaggio, i pannelli (250 cm x 250 cm) dedicati alle stagioni: l’Autunno, con la natura che tutto travolge e rigenera nella polvere e nel fango, l’Inverno, in un paesaggio quasi siderale fasciato di neve e di silenzio dove occhieggia, in disparte, un coniglio ripreso da Durer, la Primavera, in un’esplosione di forme e di tinte tra sciami di api e surreali girasoli blu, l’Estate che si proietta in un altrove siderale e metafisico.

Al centro, un pannello-totem che gioca con la profondità dei blu e dei neri e le evidenze algide dei bianchi, per suggerire sul retro il mistero di un cosmo vibrante di polveri astrali.

Ai piani alti trittici, dittici e singole carte che fissano impressioni fugaci di paesaggio, di letture, di atmosfere interiori, tra garze, teche e sottili rilievi cromatici. Lo sguardo dell’artista ruota con raffinatezza e pudore intorno ai temi forti dell’esistenza: la potenza degli elementi naturali, il richiamo delle pulsioni vitali, i confini della conoscenza, gli orizzonti dello spirito, gli enigmi della fede.

Un racconto trattenuto, quasi in punta di pennello, quello di Giovanni Bonaldi, dove “narrazione e citazione sono da considerarsi in funzione simbolica ed emotiva” – come scrive Paola Ubiali – e le pagine dell’arte sembrano “scaturite da un immaginario quaderno della creazione”.

La mostra, corredata di catalogo omaggio, è visitabile in Largo Porta Nuova 2, nei seguenti orari: da lunedì a venerdì dalle 8.20 alle 13.20, dalle 14.50 alle 15.50.

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