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Delitto Yara, la sentenza del processo Bossetti slitta a tarda serata

È una camera di consiglio piuttosto lunga quella che si è riunita per la sentenza d'appello

È una camera di consiglio piuttosto lunga quella che si è riunita per la sentenza d’appello a carico di Massimo Bossetti, il carpentiere di Mapello condannato in primo grado all’ergastolo per il delitto di Yara Gambirasio.

Secondo l’ultima comunicazione del giudice Enrico Fischetti, la sentenza non sarà emessa prima delle 22 di lunedì 17 luglio. Conferma della condanna, riapertura del caso con la perizia del Dna, o assoluzione dell’imputato? Sono queste le tre opzioni che i due giudici togati e gli otto popolari stanno discutendo.

In mattinata Bossetti aveva reso dichiarazioni spontanee per convincere la Corte d’appello di Brescia che non è stato lui a uccidere la tredicenne di Brembate sopra: “Signori giudici, mi appello alla vostra coscienza – le sue parole – e vi chiedo di avere coraggio nel cercare quel mostro che ha ammazzato la povera Yara: non sono io perché sono stato incarcerato ingiustamente e senza prove certe”.

Il carpentiere di Mapello ha parlato per una quarantina di minuti, determinato e alzando più volte la voce per gridare la propria innocenza, leggendo cinque pagine che aveva scritto dalla sua cella nei giorni scorsi.

“Non sono mai stato un violento, ho sempre creduto nei valori del rispetto altrui e della famiglia – ha affermato – . Ora mi mancano tanto i miei cari. Penso alla povera Yara, l’unica vittima di questa vicenda. Avrebbe potuto essere mia figlia e chi ha spezzato i suoi sogni è un animale. Non oso immaginare il dolore dei suoi genitori, i signori Gambirasio”.

 

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