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Ultimi scontri tra accusa e difesa, Bossetti in aula bacia moglie e mamma foto

Perizia sul Dna al centro della penultima udienza del processo d’Appello per il delitto di Yara

Un bacio alla moglie e uno alla madre. A tre giorni dal verdetto della Corte che deciderà se confermargli l’ergastolo, Massimo Giuseppe Bossetti lascia l’aula del tribunale di Brescia salutando i propri cari.

La penultima udienza del processo d’Appello per il delitto di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e trovata cadavere tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola, ha regalato gli scontri finali con le repliche di accusa e difesa.

A partire dalla frecciata del sostituto procuratore generale di Brescia Marco Martani al pool difensivo dell’imputato: “In 30 anni di professione non ho mai ricevuto tanti attacchi personali come quelli che ho dovuto ascoltare da questa difesa – ha esordito – , con affermazioni lesive del mio lavoro e anche di quello del Ris. Non ho ricevuto ordini da nessuno per questa vicenda. Sono un magistrato e se non fossi stato convinto della colpevolezza di Bossetti avrei concluso diversamente”. Martani ha chiuso chiedendo alla Corte la conferma dell’ergastolo.

Sulla stessa linea anche Andrea Pezzotta, uno dei legali della famiglia di Yara, insieme a Enrico Pelillo. L’avvocato è tornato a parlare della foto del campo di Chignolo in cui è stato rinvenuto il cadavere, mostrata dalla difesa nell’ultima udienza: “Io nei processi non mi altero mai, ma qui mi sono arrabbiato quando si è cercato di ingannare i giudici – ha spiegato – , con quella barretta bianca inserita per farvi credere che quella fosse di una lunghezza equiparabile a quella di una persona, mentre era di 3-4 metri”.

Pezzotta è tornato anche sul tentativo difensivo di attribuire le ricerche pedopornografiche alla moglie dell’imputato Marita Comi e a uno dei figli: “Lasciamo stare i familiari e ognuno si prenda le proprie responsabilità”.

Anche il collega Pelillo non ha risparmiato critiche ai legali di Bossetti: “La loro è stata un’arringa suggestiva, che però ha debordato spesso nella falsità”.

“Tra l’altro – ha proseguito Pelillo – ancora non si è capito che genere di perizia sul Dna chieda la difesa per riaprire il processo, anche perchè il materiale genetico ritrovato sugli indumenti di Yara è già stato utilizzato tutto”.

Ma i difensori del carpentiere di Mapello hanno insistito fino all’ultimo con la richiesta di riapertura del processo e con una perizia sul Dna.

“Una prova ritenuta granitica dall’accusa, ma che in realtà fa acqua da tutte le parti – ha spiegato Paolo Camporini – . Bossetti è disposto a metterci il suo sangue, ma dateci questi accertamenti in contraddittorio per comparare il Dna dell’imputato con la traccia genetica trovata sul cadavere della vittima”.

Un richiesta gridata a gran voce anche dal collega Claudio Salvagni, che prima di iniziare la propria arringa, ha parlato delle immagini della salma di Yara diffuse su un blog (LEGGI QUI): “Sono venuto a sapere ieri della pubblicazione delle foto – ha affermato – e per prima cosa ho chiamato Andrea Pezzotta, uno degli avvocati della famiglia Gambirasio per spiegare a lui, e ora a tutti voi, che si tratta di un episodio molto grave e che stigmatizziamo fermamente”.

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