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Verso il G7: Bergamo luogo ideale per l’agricoltura multifunzionale

In vista del prossimo G7 dell'agricoltura, che proietterà per alcuni giorni il settore primario bergamasco in uno scenario di visibilità globale, Confai Academy sta portando a termine la prima fase di uno studio sulla multifunzionalità agraria nelle aree rurali orobiche.

In vista del prossimo G7 dell’agricoltura, che proietterà per alcuni giorni il settore primario bergamasco in uno scenario di visibilità globale, Confai Academy sta portando a termine la prima fase di uno studio sulla multifunzionalità agraria nelle aree rurali orobiche, realizzato in collaborazione con Confai Bergamo e la Confederazione Agricoltori e Agromeccanici Italiani (CAI).

“L’agricoltura multifunzionale, che da quasi due decenni rappresenta un punto di riferimento fondamentale per le politiche europee di sviluppo rurale, ha trovato da tempo nella Bergamasca un luogo ideale per dispiegare al meglio le proprie potenzialità”, osserva Leonardo Bolis,  presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia, aderenti a CAI. “In questo panorama – afferma Bolis – la forza delle imprese multifunzionali sta nella capacità di perseguire come prioritario l’obiettivo della diversificazione delle attività aziendali e delle fonti di reddito”.

Con l’espressione ‘agricoltura multifunzionale’, lo ricordiamo, si indicano le attività agricole che non si limitano alla semplice produzione di materie prime, ma che puntano ad integrare in una più ampia strategia di mercato una serie di funzioni e servizi aggiuntivi a beneficio dell’intera società, dalle agroenergie all’ottimizzazione delle risorse paesaggistiche.

“A fronte di una generale staticità delle tradizionali produzioni vegetali e animali – fa notare il presidente di Confai Academy, Marco Speziali – in provincia di Bergamo a dare segnali di crescita è proprio l’agricoltura multifunzionale, ovvero quel variegato mondo di attività svolte in ambito rurale che costituiscono la base della cosiddetta agricoltura di servizio”.

In provincia di Bergamo l’agricoltura multifunzionale si è conquistata da alcuni anni uno spazio di assoluto rilievo: si stima infatti in oltre il 10% del totale delle aziende agricole il numero delle imprese bergamasche che hanno fatto dell’agricoltura di servizio il proprio core business. In termini assoluti, si tratta di oltre 500 aziende dedite, in tutto o in parte, ad attività che vanno ben al di là della semplice produzione di commodities e che trovano nel rapporto con il consumatore, intermedio o finale, il cardine della propria strategia imprenditoriale.

“Una delle ragioni del primato bergamasco in questo ambito – sottolinea Enzo Cattaneo, segretario generale di Confai Academy e direttore di Confai Bergamo –  può essere attribuita alla conformazione naturale del territorio orobico che, con la sua variegata presenza di aree pianeggianti, montane e collinari di particolare pregio naturalistico, è quasi naturalmente in grado di generare prodotti e servizi di qualità per un pubblico esigente ed evoluto. Un ruolo particolarmente attivo è inoltre svolto dall’agricoltura peri-urbana, vale a dire l’agricoltura praticata sul territorio del nostro capoluogo e dei comuni confinanti, in cui comparti quali il florovivaismo, l’orticoltura, la didattica in fattoria e l’agriturismo riescono ad affermare le proprie prerogative di motori dell’agricoltura locale, nonostante l’elevato tasso di urbanizzazione di queste aree”.

In termini economici il successo della filiera corta e delle attività connesse ha acquisito ormai una chiara visibilità nel quadro del prodotto interno lordo dell’agricoltura bergamasca. Secondo le previsioni dell’Osservatorio economico di Confai Academy, nel corso del 2017 la somma delle tradizionali produzioni vegetali e animali bergamasche dovrebbe rimanere ferma al valore 2016, pari a poco più di 490 milioni di euro, mentre il volume d’affari delle attività secondarie dovrebbe aumentare di circa il 3%, pari a oltre 2,3 milioni di euro di incremento, per un valore totale del comparto multifunzionale bergamasco di circa 79,5  milioni di euro.

“In questo computo – conclude Cattaneo – non è peraltro inclusa l’agricoltura terziaria propriamente detta, ovvero i servizi di coltivazione in conto terzi che sono alla base di un volume d’affari stimato in circa 90 milioni di euro, sostenuto da imprese particolarmente vocate alla tecnologia e all’innovazione in agricoltura”.

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