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Si sono sposati l’ex secondina e il detenuto che aveva aiutato a fuggire

Lui muscoloso e tatuato, lei appassionata di boxe; lui in carcere per stupro; lei guardia carceraria. La secondina si innamora del detenuto. Una notte gli apre la cella e, insieme, fuggono dal penitenziario. Passano la frontiera. Meno di due mesi di fuga. Vengono arrestati, estradati, processati e condannati. Ma poi si sposano.

Lui muscoloso e tatuato, lei appassionata di boxe; lui in carcere per stupro; lei guardia carceraria. La secondina si innamora del detenuto. Una notte gli apre la cella e, insieme, fuggono dal penitenziario. Passano la frontiera. Meno di due mesi di fuga. Vengono arrestati, estradati, processati e condannati. Ma poi si sposano, come nei migliori finali di ogni film di amore che si rispetti. Questa però non è la trama di un film (almeno per ora).

Angela Magdici, ex secondina della prigione di Dietikon (Svizzera) e Hassan Kiko, detenuto siriano di 28 anni in regime di carcerazione di sicurezza, che lo scorso anno è riuscito ad evadere dal carcere zurighese con l’aiuto di lei, ieri si sono sposati nel penitenziario di Lenzburg (Svizzera). Testimoni, al matrimonio, i rispettivi avvocati difensori: Urs Huber per Angela Magdici e Valentin Landmann per Hassan Kiko.

Hassan, siriano richiedente asilo, era arrivato in Svizzera nel 2010 e aveva iniziato a cercare lavoro come parrucchiere. Nel novembre 2014 viene arrestato con l’accusa di aver violentato una ragazzina di 15 anni. Angela Magdic, sposata con un 25enne, invece lavorava nel penitenziario dal 2013 come guardia carceraria. La donna aveva conosciuto Kiko nella prigione svizzera dove l’uomo scontava una pena di quattro anni, per stupro.

I due “piccioncini” sono finiti su tutti i giornali per essere fuggiti insieme, nella notte tra l’8 ed il 9 febbraio 2016, dal carcere svizzero. Erano riusciti a far perdere le tracce, dirigendosi in macchina in Italia. Attraversato il Ticino, a bordo dell’auto appartenente ad Angela, hanno superato la frontiera e, prima di arrivare nella bergamasca, hanno fatto tappa a Como.

Dopo una fuga d’amore durata sei settimane -più fuitina che fuga- i due sono stati arrestati dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale di Milano nelle prime ore del 25 marzo, in un appartamento al settimo piano di un palazzo, abitato da stranieri, di via Duca d’Aosta 37, a Romano di Lombardia.

Nell’appartamento non sono state trovate armi, bensì lettere che testimoniavano la loro relazione sentimentale. Ma anche un progetto: quello di lasciare al più presto l’Italia per recarsi in Medio Oriente. “Questo non è un caso di terrorismo – aveva precisato il portavoce dei carabinieri -, ma piuttosto una vicenda sentimentale”.

L’ex guardia carceraria è stata estradata in Svizzera a metà aprile e rimessa in libertà dopo due settimane. Il siriano è stato estradato un mese più tardi ed è ritornato in prigione.

L’ex secondina è diventata ora la signora Kiko a tutti gli effetti”, ha dichiarato ai media il legale del 28enne siriano e come riferito dal Blick (quotidiano svizzero), dopo una cinquantina minuti, ha lasciato il carcere. Il neo marito, invece, dovrà restarci per i prossimi 4 anni. Lo scorso dicembre il tribunale svizzero, di seconda istanza, ha condannato Hassan Kiko a quattro anni di prigione per lo stupro di una ragazza di 15 anni. Inoltre, a maggio, il Tribunale distrettuale di Dietikon gli ha inflitto una pena di sei mesi da scontare per istigazione all’aiuto all’evasione di detenuti, a causa delle ripetute richieste in tal senso rivolte all’allora secondina, che è stata a sua volta condannata in gennaio dal medesimo tribunale a 15 mesi di prigione con la condizionale.

“È vero amore”, ha confidato al quotidiano zurighese l’avvocato di Kiko, Valentin Landmann, che ha poi aggiunto: “Angela ha un vantaggio rispetto a molte altre donne: per 4 anni saprà esattamente dov’è il marito!”

 

L’immagine è tratta dal quotidiano svizzero Blick

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