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La moglie di Bossetti di nuovo umiliata in aula: “Li guarda lei i film porno” foto

Anche a Brescia la vita privata della donna è stata messa in piazza, dopo la sua stessa ammissione in primo grado sui filmati hard e il racconto del pm sulle scappatelle con gli amanti

Sono da poco passate le 17.20 di lunedì 10 luglio e Marita Comi, seduta tra i banchi dell’aula del tribunale di Brescia in cui si sta celebrando la seconda udienza del processo d’Appello a suo marito Massimo Bossetti (LEGGI QUI LA PRIMA PARTE, LEGGI QUI LA SECONDA), avvilita abbassa lo sguardo per evitare di incrociare quelli dei presenti. Paolo Camporini, uno degli avvocati difensori del carpentiere di Mapello, ha appena affermato al giudice Enrico Fischetti e al numeroso pubblico che la donna “guarda filmati pornografici”.

Il legale tira in ballo la Comi per replicare all’accusa di Andrea Pezzotta, avvocato della famiglia Gambirasio, che aveva additato Bossetti come un “deviato sessuale”, anche perchè dalle indagini è emerso che sul computer di casa siano state cercate in internet immagini contenenti le parole “ragazzine con vagine rasate” e “ragazze vergini rosse”.

L’ultima ricerca in particolare sarebbe avvenuta alle 9.55 del 29 maggio, diciotto giorni prima dell’arresto, quando gli inquirenti hanno accertato che Bossetti si trovava a casa e non in cantiere come invece aveva raccontato. Anche qui la parola chiave usata è stata “ragazzine”.

I figli erano a scuola, la moglie dal parrucchiere: “In realtà era in quel negozio alle 11.19, che non si trova molto lontano da casa – puntualizza Camporini – , dunque non si può escludere che sia stata Marita a digitare quella parola. Del resto, l’ha ammesso lei stessa che queste cose le faceva”. In aula cala il gelo. La vita privata della donna è messa, di nuovo, in piazza.

Non è infatti la prima volta che la quarantenne, ora a casa da sola con tre figli da crescere (di cui uno coetaneo di Yara) è costretta a subire questo tipo di umiliazione. Nella sua deposizione al processo di primo grado a Bergamo aveva ammesso, forse per cercare – invano – di alleggerire la posizione dell’uomo che aveva sposato 18 anni fa, di guardare video pornografici sul pc di casa.

Anche il pubblico ministero Letizia Ruggeri non si era sottratta dall’esporre un particolare scabroso legato alla sfera personale di Marita, raccontando nel corso di un’udienza che la donna ha avuto due amanti, uno dei quali era il tecnico dei computer di casa Bossetti. La Comi avrebbe contattato l’uomo, tramite sms, anche il giorno in cui venne convocata in questura per il prelievo del dna. Il pm aveva riferito inoltre del ritrovamento di nove ricevute di un motel di Stezzano in cui la moglie dell’imputato sarebbe stata con i suoi amanti.

Proprio la difficile situazione matrimoniale secondo l’accusa, avrebbe potuto rappresentare un possibile movente del delitto di Yara. Secondo le indagini, Bossetti e la moglie, che avevano spesso contatti telefonici, nella settimana a cavallo dell’omicidio non si scambiarono né telefonate, né messaggi. Un particolare comunque mai preso in considerazione dai giudici.

Ma nell’ampia e complessa indagine che ha portato all’arresto del carpentiere, è emerso un altro spaccato piuttosto imbarazzante di questa famiglia, quello sulla paternità dell’imputato (e della sorella Laura Letizia) nati da una relazione extraconiugalie della mamma Ester Arzuffi con Giuseppe Guerinoni: un dettaglio mai confermato dalla diretta interessata, che ha sempre parlato di “cure del ginecologo alla base della gravidanza”.

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