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Anna e la fine della maturità: “Cosa vuoi fare dopo? Salvare il mondo”

Anna Mocchi, classe '98, ci ha raccontato tutta la sua maturità: dalla preoccupazione della notte prima degli esami fino alla conclusione delle prove scritte. E adesso? Viviamo con lei anche la chiusura degli scatoloni e i sogni per il futuro

I racconti della maturità

diffidate da quelli di Anton Čechov

Capitolo V

Oggi ho chiuso in uno scatolone cinque anni di liceo.
Oggi ho chiuso in uno scatolone un capitolo della mia vita.
In quello scatolone ci sono appunti, quaderni, diari, libri ma soprattutto ricordi e segni indelebili della mia esistenza.
Sono chiusi lì, un giorno li riaprirò e rianimerò tutto quello che ora è memoria.
La memoria di verifiche disperate, interrogazioni fallite, traguardi raggiunti. Sorrisi, pianti, figuracce, paure e soddisfazioni. La memoria di chi mi ha accompagnato lungo questo viaggio: lì dentro c’è chi mi ha trasmesso una passione e chi con me condivideva una passione inesistente.
Scarabocchi al posto di appunti, esercizi di matematica lasciati a metà, riflessioni personali su poesie passate, disegni incompiuti, pagine sporche di fatiche e fogli intrisi di felicità improvvise.

C’è chi finita la maturità brucia tutto, trasforma tutto in fumo. Ma io non voglio farlo.
Ho litigato e discusso per riuscire a frequentare il liceo artistico, ma alla fine la scuola l’ho scelta io e non me ne pento. Sono orgogliosa e da quella che per anni è stata la mia seconda casa sono uscita a testa alta. Sono arrivata per ultima e per ultima me ne sono andata. Agli orali hanno estratto la lettera “n” e di conseguenza ho dovuto sorbire tutte le maturità dei miei compagni. Ho gioito con loro aspettando la mia “maturità”.
Finalmente è arrivata. Anche se a malincuore prima o poi doveva succedere.
Con l’esame orale è terminata la mia vita da liceale. Ero agitata, sì. Avevo paura di non ricordarmi le cose. Presa dall’ansia e dall’adrenalina sono riuscita a trovare sinonimi fattibili per esprimere concetti dimenticati.
Ho chiuso in quello scatolone testimonianze, ma ciò che rimane veramente non è chiuso in soffitta. Ciò che rimane veramente non sono appunti incomprensibili o schemi sintetici. Ciò che rimane veramente è ciò che sono ora. Sono rimasta la solita Anna che dal settembre 2012 al giugno 2017 ha mantenuto sempre lo stesso taglio di capelli non so se sia un bene o un male ma, piccolezze a parte, so di essere cresciuta. Non ho sprecato il mio tempo. Tornassi indietro rifarei tutto. Anche gli sbagli. Alla fine dei conti anche quelli servono, no?

Avere un pezzo di carta non serve a nulla: è necessario dimostrare.

Al termine del colloquio orale mi hanno chiesto “Cosa vuoi fare dopo le vacanze?” E io con lo sguardo rivolto verso l’alto e la mano sul cuore ho risposto: “Salvare il mondo”.
Standing ovation. Lacrime e soddisfazioni. 92 minuti di applausi.
Giulia è scoppiata a ridere.
Riccardo si è messo una mano sugli occhi in segno di disperazione.
Andrea ha sorriso: sapeva già cosa avrei fatto dopo le vacanze.
Mia mamma ha pianto dalla gioia.
E beh Paola ha sbagliato ora, lei ha aspettato fuori.

Di sicuro di fronte a quella risposta la reazione di chi è venuto ad ascoltare il mio orale sarebbe stata quella, ma la mia risposta non è stata quella. Mi dispiace.
Quando mi è stato chiesto cosa avessi voluto fare dopo le vacanze ho semplicemente risposto “L’università” e chissà magari il mondo lo salvo ugualmente.

In quel caldo giorno d’estate alle ore 12 sono diventata “matura”, o almeno ora ho un foglio che lo dice e un comportamento che spero lo dimostri. Un capitolo della mia vita si è chiuso. Ma tutto ciò che ho nascosto in soffitta è ciò su cui ora cammino. Nulla è stato dimenticato, tutto ciò che ho fatto mi ha formato.
In quel caldo giorno d’ estate l’ala protettrice sotto la quale prima mi riparavo mi ha lasciato andare.
E adesso?

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