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Professori proclamano lo sciopero degli esami, studenti bergamaschi in allarme

Degli oltre 5.400 professori e ricercatori che hanno firmato la lettera di adesione, circa una ventina appartiene all'ateneo cittadino

La richiesta non è nuova: farsi riconoscere gli scatti stipendiali bloccati dal 2011. Le modalità della protesta, invece, lo sono: niente esami per la sessione d’autunno. Professori e ricercatori universitari hanno deciso di proclamare e aderire allo sciopero degli esami di profitto per la sessione autunnale 2016/2017, previsto tra il 28 agosto e il 31 ottobre. Lo sciopero, indetto a livello nazionale, ha messo in allarme gli studenti, compresi quelli che frequentano l’Università degli Studi di Bergamo. Nella lettera di proclamazione dello sciopero degli esami di profitto, firmata da oltre 5.400 professori e ricercatori universitari e di enti di ricerca, circa una ventina appartengono all’ateneo cittadino (leggi qui l’elenco).

“Abbiamo ricevuto diversi messaggi da studenti preoccupati per il possibile salto dell’appello della sessione autunnale – fa sapere Andrea Saccogna, presidente della consulta degli studenti universitari di Bergamo -. Nella lettera che annuncia lo sciopero si dice che nel caso in cui sia previsto solo un appello nella sessione autunnale questo sarà comunque garantito in una data successiva. Essendo comunque per ora relativamente pochi i docenti Unibg coinvolti, gli studenti più preoccupati al momento sono quelli che devono dare in quella sessione gli ultimi esami prima della laurea”.

Con l’astensione i professori sperano di ottenere l’approvazione di una nuova legge che porti allo sblocco delle classi e degli scatti stipendiali per loro e per i ricercatori universitari, fermi dal 1° gennaio del 2015. Chiedono inoltre che il quadriennio 2011-2014 venga riconosciuto ai fini giuridici.

I docenti dovrebbero astenersi dallo svolgimento del primo degli appelli della sessione autunnale, che verranno spostati all’appello successivo: “Verrà assicurata in ogni caso la tenuta di almeno un appello degli esami di profitto nell’ambito del periodo 28 agosto – 31 ottobre – si legge nella missiva -. Nelle sedi in cui i calendari degli esami prevedano un solo appello per gli esami in tale periodo, e questo cada nel periodo anzidetto, ci asterremo dal tenere tale appello, per la durata massima di 24 ore corrispondenti alla giornata fissata, ma chiederemo alle strutture degli atenei di competenza di fissare un appello straordinario dopo il quattordicesimo giorno dalla data del giorno dello sciopero”.

Lo sciopero non toccherà le altre attività istituzionali come le ordinarie lezioni o le sessione di laurea. “Riteniamo che tali modalità conflittuali e di parziale astensione dalle prestazioni istituzionali siano nel contempo – concludono i docenti – rispettose del diritto di sciopero garantito costituzionalmente e del diritto degli utenti di avere servizi ridotti ma non annullati”.

Tra i firmatari bergamaschi c’è Persio Tincani, professore associato di Filosofia del Diritto all’Università degli Studi di Bergamo: “Sono sette anni che non riceviamo gli scatti – spiega il docente -. E ora che ci sono stati finalmente dati, non si parla minimamente di arretrati. Diversamente da quanto normalmente avviene, i nostri scatti sono triennali e non biennali. La nostra decisione è dunque quella di scioperare. Non contro l’ateneo e neanche contro gli studenti”.

“Stiamo parlando di una vicenda che si trascina da anni e che va risolta a livello ministeriale – commenta il rettore dell’Università degli Studi di Bergamo, Remo Morzenti -. In Senato Accademico abbiamo anche portato avanti una mozione per sostenere gli scatti stipendiali, un tema certamente importante ma che non ha nulla a che vedere con il blocco delle attività istituzionali”.

Al momento all’Università non sono giunte comunicazioni ufficiali: “Qualora qualcuno dovesse scioperare si assumerà le sue responsabilità – afferma Morzenti -. Ma gli studenti devono restare tranquilli. Firmare non significa per forza scioperare. Conosco i docenti, e confido nel fatto che faranno tutto il possibile per non creare disagi. I numeri che riguardano Bergamo non mi sembrano preoccupanti e l’ateneo non farà nulla per ostacolare il normale svolgimento dell’attività didattica”. Una situazione, dunque, in divenire.

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