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Famiglia di migranti a sorpresa ad Arcene: il sindaco protesta, ma assicura accoglienza dignitosa

Giuseppe Foresti, sindaco di Arcene, in una lettera datata 2 luglio, recapitata nella cassetta delle lettere di tutte le case e pubblicata sul sito internet del comune, spiega a tutti gli arcenesi la trafila che ha portato una famiglia di iracheni in un appartamento del paese.

Il sindaco di un paese della Bergamasca prende carta e penna e spiega ai suoi concittadini il motivo per cui, sul territorio, si trova una famiglia di richiedenti asilo.

Giuseppe Foresti, sindaco di Arcene, in una lettera datata 2 luglio, recapitata nella cassetta delle lettere di tutte le case e pubblicata sul sito internet del comune, spiega a tutti gli arcenesi la trafila che ha portato una famiglia di iracheni in un appartamento del paese.

Prima ancora che si possa pensare “il solito sindaco della Lega”, Giuseppe Foresti capolista della lista civica “Insieme per Arcene”, nel 2004 è stato riconfermato sindaco di Arcene con il 70% dei voti superando proprio lo sfidante della Lega Vladimiro Poletti, fermatosi a 813 voti e al 30%.

Luoghi comuni a parte, il tema dei richiedenti asilo è delicato nonché di stretta, strettissima attualità. Anche se si tratta di un famiglia, di una sola famiglia di iracheni: padre, madre e i quattro figli di cui due minori. Perché non sempre la situazione è di facile risoluzione, perché la disponibilità all’accoglienza si può scontrare con difficoltà economiche, usi e costumi differenti. Tema di stretta, strettissima attualità anche perché non c’è giorno in cui il telegiornale non parli di uno sbarco sulle nostre coste. E non importa se si tratta di una sola famiglia perché coinvolge tutti, compresi, appunto, gli abitanti di un piccolo centro abitato come Arcene.

“Vi comunico – scrive Giuseppe Foresti – che recentemente sono stato informato dalla referente del Centro di raccolta per richiedenti asilo di Madone che una famiglia di iracheni è stata trasferita nel nostro paese e da quattro mesi alloggia in un appartamento scelto dalla società incaricata dalla Prefettura di sistemare e assistere persone straniere destinate alla provincia di Bergamo”.

Spostandoci a Madone, sempre in tema di immigrazione, è del novembre scorso l’interrogazione presentata dal gruppo di minoranza “Lega Nord Madone” inerente l’arrivo di richiedenti asilo nel territorio. Dopo una serie di mozioni e interrogazioni, al sindaco è stato chiesto di far sgomberare tempestivamente gli appartamenti di via Papa Giovanni XXIII, quelli in cui sono ospitati i richiedenti asilo. Del gennaio scorso, invece, la modifica del regolamento della Tari. Con le vecchie regole, la struttura che accoglie i migranti a Madone avrebbe pagato la tassa rifiuti come se l’edificio fosse stato abitato solo da 36 persone, quando invece, tra migranti e operatori il numero è di circa 80.

“Nessuno, né la Prefettura né la società incaricata – continua il primo cittadino di Arcene -, si è premurato di avvisare l’Amministrazione Comunale così come prevedono le disposizioni adottate a livello provinciale per le situazioni di questo tipo. Immediatamente ho predisposto una lettera di rimostranze indirizzata al Prefetto chiedendo un sollecito incontro di chiarimento e contestualmente ho convocato il responsabile della società presso il mio ufficio. In data 20/06/2017 sono stato ricevuto dal funzionario della Prefettura incaricato di seguire la collocazione degli stranieri il quale ha affermato che la vistosa e grave dimenticanza è avvenuta mentre era in corso l’avvicendamento fra il Prefetto trasferito e quello subentrante”.

Un passaggio di consegne segnato dal nuovo prefetto di Bergamo Elisabetta Margiacchi che ha preso il posto di Tiziana Costantino, trasferita a Cagliari dopo solo otto mesi a Bergamo. Il nuovo prefetto si è presentato alla città con precisi obiettivi: “Criminalità da controllare, Atalanta da tifare in quanto realtà che unisce la gente” e -vedi il caso- l’immigrazione “da regolamentare”.

arcene municipio

“Al responsabile della società – spiega Foresti – sono state invece rivolte domande intorno alla mancata segnalazione della presenza, per capire come si era proceduto alla selezione dell’appartamento e quali erano le garanzie circa le modalità di assistenza adottate a partire dalla presenza di un referente e di figure professionali quali l’assistente sociale con cui interloquire da parte del sindaco, dell’assessore e dei responsabili degli uffici comunali chiamati eventualmente ad intervenire”. Responsabile per i richiedenti asilo a Madone è la LIA, azienda che si occupa dell’accoglienza ai migranti.

Dopo i dovuti chiarimenti in tema di accoglienza, la lettera si chiude con un presa d’atto: “L’immigrazione è un fenomeno secolare, ora più che mai attuale e va affrontato con intelligenza ed umanità. Ci rendiamo conto che l’accoglienza di richiedenti asilo non è di facile attuazione. Ci sono molte questioni di difficile comprensione a livello internazionale, europeo e italiano e fatiche anche a livello locale. È diffuso un senso di impotenza di fronte a una questione tanto complessa. Non abbiamo certamente la pretesa di risolvere il problema, ma non possiamo nemmeno restare indifferenti o insensibili. L’Amministrazione comunale – conclude il sindaco (per nulla rassegnato e remissivo) -, nonostante la scorrettezza iniziale di cui ha chiesto conto a chi di dovere, si impegna a garantire una dignitosa permanenza a tutti i componenti della famiglia (padre, madre e i quattro figli d cui due minori) durante la temporanea presenza nella nostra comunità, incominciando dalla scuola per i minori e dalla scuola di lingua italiana per tutti”.

Rimane da capire cosa – ma sopratutto quanto – intenda il primo cittadino con il termine temporanea.

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