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Alfieri, scandalo Affittopoli e assoluzione: “Fine di un incubo per la mia famiglia”

Una vicenda che, nonostante l’assoluzione con formula piena, ha però lasciato i suoi segni sulla famiglia Alfieri.

Gianni Alfieri è un volto conosciuto a Bergamo per il suo impegno a fianco dei trapiantati, e non solo. La moglie è una dipendente comunale con un ruolo all’interno dell’amministrazione nell’ambito dell’edilizia popolare.

Da un giorno all’altro, sei anni fa, Alfieri ha visto tutta la famiglia, moglie e due figlie, difese dall’avvocato Benedetto Maria Bonomo, inquisita insieme ad altri (16 persone in totale, di cui otto dipendenti del Comune di Bergamo) in un processo che ha fatto molto cloamore in città. L’accusa, al di là degli articoli e commi di legge, era di quelle che ti macchiano il buon nome. Ancora più grave, il fatto che tutti i suoi familiari – tranne lui – fossero coinvolti, il che poteva dare idea di una famiglia disunita, che si muovesse in maniera dissoluta, alle sue spalle.

Abuso d’ufficio, falso ideologico in atto pubblico: queste le imputazioni del magistrato Giancarlo Mancusi che aveva ricostruito un presunto sistema architettato per assegnare case popolari a parenti e amici e ottenere contributi pubblici per il sostegno all’affitto.

Ci son voluti ben anni per uscire da questo incubo. Sei per la precisione, quelli che sono trascorsi dall’apertura delle indagini fino alla sentenza della Corte di Appello di Brescia, che giovedì 6 luglio ha confermato l’assoluzione per sua moglie, Piccolo Antonietta, e per le sue figlie (una delle quali, a dire il vero, già prosciolta in primo grado per intervenuta prescrizione).

Una vicenda che, nonostante l’assoluzione con formula piena, ha però lasciato i suoi segni sulla famiglia Alfieri.

Gianni Alfieri, come ha passato questi anni?

“Male, molto male. Mi sono quasi volontariamente isolato da tutti i ruoli che in tanti anni di appartenenza politica mi ero costruito, rinunciando, poiché facilmente attaccabile, a tutta una serie di proposte e di candidature che mi erano state fatte”.

Ha rinunciato per scelta propria?

“Sì, ho rinunciato di mia iniziativa. Ritengo infatti che quando uno si voglia occupare della cosa pubblica debba essere non solo trasparente nella gestione delle cose, ma soprattutto senza alcuna macchia. Ed è chiaro che un processo pesante come questo, che vedeva inquisita tutta la mia famiglia, di macchie me ne dava molte”.

Ha mai sospettato del comportamento dei suoi familiari?

“Ovviamente io sapevo come il comportamento di mia moglie e delle mie figlie fosse sempre stato all’insegna della legalità, ma, come sempre succede quando l’onta mediatica di un avviso di garanzia ti raggiunge, qualunque parola di discolpa è quasi inutile fino alla sentenza, perché la malafede della gente che legge è sempre altissima”.

Come è stata la reazione della gente alla vicenda giudiziaria?

“A parte gli amici veri, negli altri rimane un dubbio talmente forte che quasi nulla ha effetto, devi solo aspettare pazientemente la sentenza”.

Perché questa sensazione? Di fatto lei aveva vinto in primo grado…

“Vero, infatti questo ha creato ancora più amarezza. Quando pensavo che l’incubo fosse finito, con una sentenza di 1° grado forte e ben motivata, il Procuratore di Bergamo ha deciso di proseguire, e nemmeno con tutti ma solo con alcuni, e questa cosa ha riaperto una ferita, ributtando me e tutta la mia famiglia nello sconforto più alto”.

Dopo questa sentenza, la sua fiducia nella giustizia è la stessa?

“Ho sempre creduto nella giustizia e continuo a credervi, ma non voglio mentire o nascondermi dietro frasi fatte, sono molto deluso. Credo nella giustizia, ma se la guardo veramente cosa osservo? Nel medesimo procedimento non tutti hanno ottenuto lo stesso risultato; per lo stesso fatto, alcuni, per una mera scelta di rito diversa, si sono visti condannati.
Alla fine sono riuscito a uscire da questo incubo, dopo anni di differenze e difficoltà, grazie alla vicinanza della mia famiglia ed al lavoro del mio avvocato”.

Il legale in questione è, come detto, Benedetto Maria Bonomo: avvocato, cosa ne pensa della sentenza?

“Credo che i giudici della Corte d’Appello abbiano semplicemente applicato la legge, sposando le linee delle difese, dando giustizia a quella che sembrava la interpretazione più ovvia, come anche volutamente sottolineato dal Procuratore Generale di Brescia. Tutti i miei assistiti hanno ottenuto l’assoluzione, e quindi professionalmente non posso che essere soddisfatto”.

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