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Migranti, comunque la si pensi i nostri governanti sono delle banderuole

La desolante sensazione è che siamo governati da persone che non pensino con la propria testa, ma che si adattino, come plastilina, al vento che tira, cambiando idea come si cambia la cravatta.

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Uno può pensarla come vuole, ma in qualche modo la deve pensare.

Si può essere cordiali col prossimo, ritenendolo una benedizione, oppure chiudersi a riccio, evitando qualsiasi contatto con la gente, per paura o per disgusto. Si può ritenere l’immigrazione, selvaggia o civile che sia, un’autentica opportunità per il nostro Paese e predisporre ogni possibile forma di accoglienza, come vederne solo gli aspetti catastrofici, e reclamare a gran voce blocchi navali e frontiere sbarrate.

Lo ripeto, si tratta di una questione che divide le coscienze e gli intelletti e, pertanto, è del tutto legittimo che, su di un tema che, in un modo o nell’altro, condizionerà significativamente il nostro futuro e quello dei nostri figli, ci si divida e la si pensi in modo molto diverso e perfino antipodico.

Però, lo ribadisco, in qualche maniera bisogna pur pensarla: non si può proclamare che la terra ruota intorno al sole e, al contempo, dichiarare la propria incrollabile fede nel sistema tolemaico.

Se questa semplice regola è fondamentale nel regolare i rapporti tra persone comuni, essa diviene irrinunciabile qualora si tratti di chi abbia responsabilità di governo: governare significa dare ad uno Stato una direzione, indirizzarne la politica, interna ed estera, verso questa o quella visione. Non si può pensare che un governo sia liberista e protezionista allo stesso tempo, non si è contemporaneamente liberali e socialisti, di destra e di sinistra, avari o prodighi, pena il caos supremo, ossia la fine dello Stato.

Invece, in materia di profughi, clandestini, richiedenti asilo ed immigrati in genere, i governanti che si sono succeduti negli ultimi anni hanno dimostrato una peculiare tendenza a fare confusione: una confusione in bilico tra colpa e dolo, in un misto di pressapochismo italico, loschi interessi economici ed umanitarismo a tutto tondo. Dapprima, la confusione ha riguardato lo status degli immigrati: nessuno ha mai affrontato scientificamente il tema davanti alla Nazione, spiegando le differenze, giuridiche e fenomeniche, tra un rifugiato, un richiedente asilo ed un clandestino, mescolando le carte e le idee della gente.

La seconda confusione ha, invece, riguardato le modalità di salvataggio degli immigrati: dal Canale di Sicilia, le navi, tanto governative che delle ONG, si sono via via avvicinate alle coste africane, fino a prelevare le persone dentro le acque territoriali libiche, ma, nel linguaggio un tantino teatrale dei telegiornali, è sempre sembrato che questi salvataggi avvenissero in mezzo al mare, quando non al largo di Lampedusa. Questo ha dato la stura a non pochi sospetti circa gli interessi economici legati a tutta la faccenda.

La terza confusione riguarda, invece, il destino di questi immigrati: ufficialmente, questi poveretti devono restare in Italia finché non si accerti il loro diritto o non diritto al riconoscimento della condizione di profugo, ma, in realtà, essi vengono radunati a tempo indeterminato in grandi campi di raccolta, tra condizioni igieniche aberranti e delinquenza dilagante, oppure, più semplicemente, abbandonati nelle strade e nelle piazze.

L’alternativa è inserirli ex abrupto nelle varie comunità, creando malumori e sconcerto tra gli abitanti, che, spesso, si sentono minacciati dalla presenza di tanti giovanotti nullafacenti, nel fiore degli anni. Ma, fin qui, saremmo sempre nell’ambito delle soluzioni all’italiana: in quel misto di furberia arraffona e di faciloneria cialtrona che tanto ci fanno apprezzare dai nostri cugini del nord Europa.

Il punto è che, ultimamente, a questa bella situazione si è aggiunto il definitivo bipolarismo del governo: una sorta di schizofrenia politica, che denuncia una preoccupante assenza di idee, di pensieri, di progetti. Perché, improvvisamente, quando i nostri partner europei ci hanno comunicato a chiare lettere che gli immigrati economici non hanno alcun diritto di entrare in Europa, che le frontiere tra l’Italia ed il resto del continente sono sbarrate e che, in pratica, l’emergenza immigrazione se la deve smazzare l’Italia, i nostri illuminati governanti hanno fatto dietrofront praticamente su tutto.

Ovvero hanno proclamato, come se nulla fosse, che esiste un grave problema immigrazione, che si devono interrompere i flussi migratori e che bisogna allinearsi alla posizione degli altri governi dell’UE. Il che, a un dipresso, vuol dire che tutte le obiezioni che venivano mosse al loro operato, dall’impossibilità di accogliere indefinitamente immigrati alla posizione delle ONG, dalla necessità di respingere i migranti economici alla gestione degli immigrati sul territorio, non erano deliri di mistica fascista, allucinazioni o sporca propaganda politica, ma obiezioni sensate, condivise dai principali idoli dei nostri governanti, come Macron o Frau Merkel, per tacere di Austria e Svizzera, che stanno predisponendo più solidi catenacci alle frontiere.

Insomma, aldilà di ogni altra considerazione, la desolante sensazione è che siamo governati da persone che non pensino con la propria testa, ma che si adattino, come plastilina, al vento che tira, cambiando idea come si cambia la cravatta. E questo è un segnale piuttosto grave, per un popolo che sta disperatamente cercando dei punti di riferimento, e che rischia di voltare definitivamente le spalle a questa politica senza personalità e senza idee.

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