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“Quella sera che consegnai a Paolo Villaggio la tessera del Cavaliere Giallo”

Dario Guerini, tra i fondatori del Cavaliere Giallo, associazione culturale di Bergamo interdisciplinare e trasversale per la promozione delle varie arti, racconta l'incontro con Paolo Villaggio, scomparso lunedì a 84 anni a cui nel 2005, da presidente, consegnò la tessera di socio onorario.

Dario Guerini, tra i fondatori del Cavaliere Giallo, associazione culturale di Bergamo interdisciplinare e trasversale per la promozione delle varie arti, racconta l’incontro con Paolo Villaggio, scomparso lunedì a 84 anni (leggi) a cui nel 2005, da presidente, consegnò la tessera di socio onorario (nella foto l’evento a Bergamo con Paolo Villaggio tra Alberto Nacci e lo stesso Guerini)

Era sabato 9 aprile del 2005 il giorno in cui noi del Cavaliere Giallo invitammo Paolo Villaggio al Caffè Letterario, complici gli indimenticabili Andrea Trovesi e Patrizia Bani, fondatori e gestori del locale.

Villaggio presentò un suo romanzo, di cui non ricordo il titolo, un bel libro, probabilmente autobiografico, a dimostrazione che sapeva fare letteratura anche al di fuori dello stereotipo fantozziano.

Ricordo la sua obesa presenza, di cui lui stesso parlava in modo ossessionante, e il suo dialogare fintamente burbero. Avevamo deciso di conferirgli la massima onorificenza della nostra associazione, quella di socio onorario, e così ci appartammo in un angolo salotto e gli proponemmo la nostra tessera speciale. I suoi congiuntivi erano perfetti e mai pronunciò le parole chiave del suo popolare armamentario linguistico e cinematografico. Insomma non ci apostrofò come “una cagata pazzesca” e ne fummo sollevati.

In questa atmosfera per nulla fantozziana, volle conoscere a fondo la nostra missione e le nostre iniziative, rispose seriamente ad una serie di domande sui suoi multiformi impegni artistici e sui futuri progetti. Alla fine si dichiarò onorato dell’onorificenza che lo affiancava ad altri profili illustri come Giorgio Gaslini, Laura Escalada Piazzolla (vedova di Astor Piazzolla), Maria Teresa Pomodoro, Bruno Bozzetto, Davide Ferrario, Sergio Staino, Albero Veca, Mario Botta, Giorgio Upiglio, Gillo Dorfles ed altri ancora.

Gli raccomandammo di tenere ben stretta la preziosa tessera nel portafogli e annuì con due occhi che forse mentivano spudoratamente.

Ricordo che nel presentare l’incontro ai nostri iscritti, dichiarai che definirlo comico era molto riduttivo, che forse era un filosofo satirico, un sociologo del costume, uno storico della burocrazia, uno scrittore di successo di narrativa industriale, un attore tragicomico, forse tutte queste cose insieme, forse era semplicemente un pazzo che sapeva raccontarci con lucida ironia l’Italia di tutti i giorni.

Sono passati 12 anni, non lo avremmo più rivisto. Lo invitammo più volte, senza illuderci di poterlo riavere con noi. Era ammalato, diceva. Ora è sparito per sempre, la malattia ha prevalso. Anche i grandi prima o poi se ne vanno. Ma il ragionier Fantozzi è immortale

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