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Migranti, l’ipotesi del rimpatrio in strutture Caritas dell’Africa: Bergamo sperimenta foto

Don Claudio Visconti, direttore della Caritas di Bergamo e responsabile dell’accoglienza diocesana, spiega una proposta già sperimentata: creare per i migranti senza lo status di richiedente asilo un percorso di ritorno nei loro Paesi d'origine, grazie alle Caritas e ai missionari presenti in Africa

“Non si può lasciare che l’80% dei migranti accolti finisca in mezzo a una strada dopo aver ricevuto il diniego. Ci sono almeno due nodi da risolvere e a suo parere attraverso il permesso umanitario e il rimpatrio volontario”. A parlarci di immigrazione e accoglienza è don Claudio Visconti, direttore della Caritas di Bergamo e responsabile dell’accoglienza diocesana.

Un uomo che segue da molto tempo “poveri di ogni tipo” come da sua stessa ammissione, che negli ultimi tempi ha iniziato a seguire anche l’emergenza migranti, definita da don Claudio “un segno donatoci da Dio che nel frattempo è divenuto sempre più grande”.

Il primo problema che don Claudio sottolinea è quello dell’imbuto umanitario presente sulle coste italiane all’arrivo dei migranti: “Questo imbuto è sempre stato prevedibile. Non c’è bisogno di attendere i tre anni per la decisione della commissione per sapere che gran parte di loro non otterranno mai lo status di rifugiato politico. Basterebbero sei mesi per capirlo. La modalità attuale dell’accoglienza statale è quello data a malati gravi o disabili come si può vedere dai bandi emessi dal Ministero dell’Interno. Per esser utili, in essi occorrerebbe aggiungere percorsi che valorizzano i diritti dei ragazzi oltre a ciò che ad oggi si propone”.

Sono ragazzi giovani, di venti o trent’anni, quelli che giungono alle strutture Caritas, e per accoglierli è nata l’idea di creare un percorso in grado di permettere anche a chi, chiaramente meritevole, non avrà mai la possibilità di raggiungere lo status di profugo di crearsi un futuro: “Non si possono obbligare ragazzi che non hanno alcuna speranza in questo Paese a seguire dei percorsi di formazione o di educazione. Occorrerebbe creare per tutti coloro che non potranno mai raggiungere lo status di rifugiato e si dimostrano preparati e laboriosi un permesso umanitario che li legalizzi, così che si possa creare un futuro a chi altrimenti finirebbe per strada, l’epilogo peggiore che possa esistere”.

Nel disegno di don Visconti sono compresi anche corsi di lingua italiana e corsi di formazione per preparare i ragazzi al mondo del lavoro e integrarli in esso: “Ogni anno gli imprenditori in Italia cercano in media 150.000 persone utilizzabili per la manodopera. Questo è il numero medio di migranti, non possiamo permetterci di cacciare persone già pronte per esser assunte se non fosse per il loro status di clandestino.”

Altra proposta innovativa di don Claudio è quella del rimpatrio volontario, modalità ancora una volta creata per dare un futuro nel proprio Paese a chi qui non ne può avere.
Don Visconti è chiaro: “Occorrono strutture riconosciute che possano garantire il rimpatrio volontario. La Caritas ha già di per sé una rete in Africa, perché è collegate a tutte le Caritas delle diocesi africane. A queste si aggiungono i nostri missionari con le loro congregazioni che garantirebbero il rientro ed un percorso formativo e di lavoro nel Paese di origine degli immigrati ai quali non viene riconosciuto lo status di profugo e richiedente asilo”.

Non è solamente un’idea, ma una proposta già applicata dalla Caritas di Bergamo negli ultimi due anni con circa 95 migranti. La proposta è quella di offrire a proprie spese un contributo economico tale da poter avviare nel Paese di origine delle attività così che potersi ricostruire una vita: “In molti di questi casi le persone rimpatriate erano richiedenti asilo non riconosciuti, in altri erano persone già presenti nel Paese. Con questo atto di responsabilità coloro che sarebbero costretti a fare una vita da clandestini hanno la possibilità di rifarsene un’altra con poco. Questa potrebbe esser la vera soluzione, non il rimpatrio disordinato di tutti”.

In conclusione le parole di don Claudio Visconti lasciano un velo di speranza sulla soluzione del problema e su una possibile integrazione : “Accogliere i migranti è un grande investimento economico, sociale ed affettivo. Se si sceglierà di applicare un programma che non sia solo un’accoglienza momentanea, tutte le comunità avranno un ritorno molto importante”.

Commenti

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  1. Scritto da fabiogregorelli

    Trovo che sia una buona idea quella proposta da Don Claudio Visconti.